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Chi guida la politica estera del governo? Meloni tra Europa e sovranismo

- di: Redazione
 
Chi guida la politica estera del governo? Meloni tra Europa e sovranismo

La politica estera del governo italiano continua a essere al centro di un acceso dibattito, tra posizioni divergenti all'interno della maggioranza e la necessità di mantenere una linea chiara a livello internazionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha più volte ribadito che la politica estera è competenza sua e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dichiarando: "La linea la dà la premier e il ministro degli Esteri. Siamo favorevoli alla proposta di von der Leyen".

Chi guida la politica estera del governo? Meloni tra Europa e sovranismo

Eppure, le dichiarazioni di Matteo Salvini non sembrano sempre allineate con questa visione. Il leader della Lega, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ha più volte espresso posizioni critiche nei confronti dell'Unione Europea, opponendosi apertamente al piano di riarmo promosso da Ursula von der Leyen. Le sue affermazioni su Emmanuel Macron, definito "matto", e la sua proposta di una mobilitazione "per la pace" attraverso gazebo in tutta Italia, hanno alimentato il dibattito su chi, di fatto, imposti la linea della politica estera italiana.

Le elezioni europee del 2024 e la posizione di Meloni
Le elezioni europee di giugno 2024 hanno rappresentato un banco di prova importante per il governo italiano. Fratelli d'Italia ha consolidato il suo primato con il 28,8% dei voti, confermando Meloni come la leader di centrodestra più forte in Italia e una delle principali figure nel panorama politico europeo.

Durante la campagna elettorale, Meloni ha cercato di rafforzare la sua posizione sia in Italia che a Bruxelles, presentandosi come un'alleata affidabile per l'Unione Europea ma anche come una politica determinata a riformarla dall'interno. I suoi temi principali sono stati:

Sovranità nazionale e riforma dell’UE: ha criticato l’eccessiva burocratizzazione di Bruxelles, chiedendo un’Europa "meno dirigista" e più rispettosa dell’autonomia degli Stati membri.

Politica migratoria: ha chiesto un maggiore coinvolgimento dell’UE nel controllo delle frontiere esterne e un nuovo approccio basato su accordi con i Paesi di origine dei migranti.

Politiche economiche: ha promosso una maggiore flessibilità nelle regole di bilancio europee per favorire la crescita economica dell'Italia.

Meloni ha cercato di posizionarsi come un punto di equilibrio tra i conservatori europei e il Partito Popolare Europeo, rifiutando un’alleanza con l’estrema destra di Marine Le Pen e Alternative für Deutschland, ma cercando di aumentare il peso del suo gruppo, i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), nei nuovi equilibri di Bruxelles.

Meloni e la collaborazione con von der Leyen
Il rapporto tra Meloni e Ursula von der Leyen è stato caratterizzato da una collaborazione pragmatica, ma anche da profonde divergenze su alcuni temi chiave. Se da un lato Meloni ha sostenuto la necessità di un'Europa forte nella difesa e nella sicurezza, dall'altro ha spesso criticato l’impostazione della Commissione su questioni come il Green Deal e la governance economica.

Sul fronte del riarmo europeo, Meloni ha appoggiato la strategia di rafforzamento della difesa comune, ma ha insistito affinché l'Italia avesse un ruolo centrale nella produzione di armamenti e nella definizione delle strategie militari dell’UE. Questo posizionamento l’ha portata a scontrarsi con alcuni partner europei, come Francia e Germania, che spingevano per una maggiore integrazione delle industrie della difesa.

Anche sul dossier migranti, il confronto con Bruxelles è stato acceso. Meloni ha cercato di ottenere maggiore supporto europeo per il controllo delle frontiere esterne, criticando il meccanismo di redistribuzione dei migranti all'interno dell’UE, giudicato inefficace. Questo l’ha portata a stringere accordi bilaterali con Paesi del Nord Africa, come la Tunisia e la Libia, in parte sulla scia della politica già avviata dall’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, ma con un approccio più orientato alla sicurezza.

Sfide interne e prospettive future
Oltre alle tensioni con Bruxelles, Meloni deve affrontare le sfide interne alla sua stessa maggioranza. Se da un lato Tajani mantiene una linea europeista e atlantista, dall'altro Salvini continua a spingere per un atteggiamento più critico nei confronti dell’UE, spesso in sintonia con la premier ungherese Viktor Orbán.

Il leader della Lega ha più volte attaccato le istituzioni europee, soprattutto sul tema delle sanzioni alla Russia e sulle politiche ambientali imposte dal Green Deal. Anche nel dibattito sul futuro della NATO e sull'invio di armi all'Ucraina, Salvini ha tenuto una posizione più sfumata rispetto a quella di Meloni, che invece ha sempre garantito pieno supporto a Kiev.

Nel prossimo futuro, la vera sfida per Meloni sarà quella di mantenere l’unità della sua coalizione, gestendo le divergenze interne e consolidando il suo ruolo in Europa. Il suo obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il peso dell'Italia nei tavoli decisionali dell’UE, ma dovrà farlo senza alienarsi né l’elettorato sovranista, né i partner europei.

La domanda resta aperta: Meloni riuscirà a imporsi come leader di riferimento nel nuovo assetto politico europeo o sarà costretta a fare compromessi che potrebbero indebolire la sua posizione? Il futuro della politica estera italiana dipenderà dalla sua capacità di bilanciare queste spinte contrastanti, dentro e fuori i confini nazionali.

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