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Salvini vede Giorgetti: “La rottamazione quinquies la portiamo a casa”

- di: Marta Giannoni
 
Salvini vede Giorgetti: “La rottamazione quinquies la portiamo a casa”
Il leader della Lega (foto) incontra il ministro Economia e Finanze e rilancia la pace fiscale come bandiera della manovra. Con spread ai minimi e Borsa ai massimi, chiede al governo di puntare sulla rottamazione quinquies.

Salvini e Giorgetti, intesa sulla pace fiscale

Matteo Salvini non lascia margini di dubbio: la rottamazione delle cartelle esattoriali sarà la bandiera della prossima legge di bilancio. “Ne ho parlato con Giorgetti, la rottamazione la portiamo a casa”, ha dichiarato il leader della Lega durante un sopralluogo al cantiere della metro C di Roma il 19 agosto 2025.

Il riferimento diretto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, col quale Salvini rivendica un’intesa politica, rende evidente che la Lega vuole trasformare la pace fiscale in un impegno di governo e non in una battaglia solitaria di partito.

La proposta della rottamazione quinquies

Il piano, che viene definito “rottamazione quinquies”, prevede un pagamento dilazionato in 120 rate, senza sanzioni né interessi. Si tratterebbe di una sorta di rateizzazione decennale per i contribuenti in difficoltà, con l’obiettivo dichiarato di liberare milioni di cittadini e imprese da quello che Salvini descrive come “un sequestro fiscale”.

L’ipotesi attualmente in discussione escluderebbe i grandi evasori seriali e restringerebbe il beneficio a una fascia di reddito medio, per limitare l’impatto sui conti pubblici, stimato tra i 3 e i 4 miliardi di euro.

Un contesto economico favorevole

Salvini lega il tempismo dell’operazione agli indicatori finanziari: lo spread ai minimi da due anni e la Borsa italiana ai massimi storici. “È il momento giusto per osare”, ha ribadito il vicepremier, convinto che la solidità del contesto economico renda meno rischioso varare un condono mascherato da rottamazione.

Le altre anime della maggioranza

Fratelli d’Italia: prudenza. Il viceministro Maurizio Leo ha ricordato che il provvedimento richiede coperture certe e che la Ragioneria Generale dello Stato sta verificando la fattibilità.

Forza Italia: alternative. Antonio Tajani punta invece sull’abbassamento dell’Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 60 mila euro e sulla detassazione di straordinari e premi di produzione. Una misura che costerebbe circa 4 miliardi, in competizione diretta con la pace fiscale.

Prossimi passi

Il disegno di legge è già sul tavolo della Commissione Finanze del Senato, che punta a concludere l’iter preliminare entro settembre. Oltre alla pace fiscale, la manovra includerà con tutta probabilità il taglio dell’Irpef per il ceto medio e nuove misure a sostegno della natalità.

Tra propaganda e conti pubblici

Il rilancio di Salvini non è solo un annuncio estivo: il fatto di legarlo a un dialogo diretto con Giorgetti sposta il baricentro politico della discussione. La pace fiscale diventa così un banco di prova per la coesione del governo Meloni.

Resta però una contraddizione evidente: se da un lato si punta a sostenere famiglie e piccole imprese in difficoltà, dall’altro il rischio di minare la credibilità dei conti pubblici è concreto. È il paradosso di ogni condono fiscale: consenso immediato, ma dubbi sul lungo termine.

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