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Mattarella rilancia l’Onu: “Non è un orpello, serve riforma perché sappia affrontare le crisi”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Mattarella rilancia l’Onu: “Non è un orpello, serve riforma perché sappia affrontare le crisi”

Nel giorno dell’ottantesima Giornata delle Nazioni Unite, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rimette al centro il senso stesso dell’istituzione multilaterale. “L’Onu non è un orpello diplomatico né un salotto di dibattito fine a sé stesso”, ha detto, avvertendo che la sua funzione non è simbolica ma strutturale: tenere insieme la Comunità internazionale quando gli interessi divergono.

Mattarella rilancia l’Onu: “Non è un orpello, serve riforma perché sappia affrontare le crisi”

Il capo dello Stato ha ricordato che proprio dal trauma dei due conflitti mondiali nacque l’idea di un foro comune capace di disinnescare escalation e riconoscere dignità sovrana a ciascun Paese senza rinunciare al diritto internazionale.

La sfida: rimanere credibile nell’epoca delle crisi simultanee
Il richiamo arriva mentre il sistema multilaterale è sotto stress come non accadeva da decenni. Guerre ibride, conflitti congelati, shock energetici, climate security, migrazioni e intelligenza artificiale stanno erodendo la capacità degli Stati di reagire da soli. L’Onu, in questo contesto, rischia di essere percepita come spettatore. Mattarella invita invece a riattivarne il ruolo, chiedendo che l’organizzazione “evolva” per rispondere con più prontezza alle crisi, evitando blocchi paralizzanti nei momenti decisivi.

Riforma del Consiglio di Sicurezza, il nodo che condiziona tutto
Il presidente ha sostenuto l’iniziativa UN80 promossa dal segretario generale Guterres e auspica che la riforma del Consiglio di Sicurezza torni al centro del tavolo negoziale. Per l’Italia, il vero banco di prova è lì: se il Consiglio continua a ricalcare la geografia del 1945, difficilmente potrà rappresentare il mondo del 2025. Mattarella chiede un organo più rappresentativo, responsabile ed efficace, non solo più grande. Il messaggio è implicito: senza un riequilibrio tra vecchi e nuovi protagonisti globali, le decisioni restano ostaggio del veto e il multilateralismo si riduce a dichiarazione d’intenti.

Un richiamo che parla anche all’Europa
Nel discorso filtra anche la posizione italiana nel quadro europeo: rilancio del multilateralismo come alternativa al ritorno delle sfere di influenza, ma dentro un quadro in cui l’Unione deve imparare a essere soggetto, non spettatore. Il legame con le Nazioni Unite è visto come infrastruttura diplomatica per l’UE, non come livello concorrente. In filigrana c’è l’idea che l’Europa, divisa tra pressioni americane e assertività asiatiche, non possa permettersi un indebolimento dell’arena multilaterale.

L’Italia come costruttrice di compromessi
Il tono di Mattarella è quello di un Paese che si vede come facilitatore, ponte tra diverse aree del mondo. Il Quirinale torna a difendere l’architettura multilaterale come garanzia per i Paesi di media potenza: se l’Onu arretra, prevale la legge del più forte; se regge, offre strumenti di contenimento diplomatico e soluzioni negoziali. È il cuore del messaggio: senza un’istituzione riconoscibile e legittimata, gli Stati restano soli nel caos geopolitico.

Il richiamo di oggi non è cerimoniale. È l’indicazione che, in un tempo di crisi simultanee, più che un rito serve un’ancora. E Mattarella chiede che l’Onu torni a esserlo, prima che diventi davvero ciò che non dovrebbe mai essere: un ricordo di quando il mondo credeva nella cooperazione.

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