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Asia, riforme e chip: la finestra che i mercati ignorano

- di: Jole Rosati
 
Asia, riforme e chip: la finestra che i mercati ignorano
Asia, riforme e chip: la finestra che i mercati ignorano
Valutazioni ai minimi relativi, rivoluzione della governance da Tokyo a Seul, Taiwan snodo dei semiconduttori e dell’IA, India che corre su riforme e domanda interna: il mosaico asiatico si muove più in fretta dei portafogli globali. E il sottopeso cronico sugli emergenti rischia di diventare un costo d’opportunità.

(Foto: Giappone, operai Toyota).

Taiwan e india, due motori diversi che si completano

Taiwan resta il cuore del ciclo dei chip: foundry e packaging avanzato alimentano la nuova ondata di applicazioni IA, dagli acceleratori ai server. Gli afflussi esteri sono tornati a guardare all’isola sospinti da utili in accelerazione e da pipeline d’investimenti che legano manifattura e ricerca. L’India, per contro, non vive di export ciclico ma di domanda interna: la spinta alle catene locali, gli incentivi alla manifattura e il cantiere infrastrutturale riducono la vulnerabilità agli shock commerciali. Ne esce una coppia complementare: chip e capacità produttiva da un lato, scala demografica e servizi digitali dall’altro.

“Vogliamo potenziare la catena globale e trasformare la domanda d’IA in capacità produttiva e tecnologia di packaging di nuova generazione”, ha affermato un top player dei semiconduttori dell’isola, indicando investimenti incrementali nelle fasi avanzate della filiera.

Valutazioni: lo sconto che non dura per sempre

Nonostante fondamentali in miglioramento, gli emergenti restano sottopesati e scambiati con uno sconto strutturale rispetto ai mercati sviluppati. Lo si vede nel price-to-book e nei flussi: la forbice storica si è allargata mentre gli utili in Asia si stabilizzano. Se il contesto macro resta di atterraggio morbido – crescita senza recessione, dollaro meno tonico, tassi reali in discesa – il premio al rischio internazionale tende a comprimersi. Tradotto: lo sconto non è eterno.

Giappone, più capitale al mercato

Tokyo ha imboccato una strada che fino a pochi anni fa sembrava impensabile: aziende più attente al costo del capitale, pressing degli investitori su rendimento e strategie, e una Borsa che chiede piani per migliorare ROE e struttura finanziaria. Il messaggio è semplice: meno “sonnolenza” da conglomerati, più payout, buyback e razionalizzazione degli asset. La spinta è politica, regolatoria e – sempre più – culturale.

“Le riforme di governance stanno accelerando e le società sono chiamate a misurarsi con il proprio valore in Borsa”, ha commentato un banchiere giapponese attivo nell’advisory agli azionisti, sottolineando la crescita dei mandati legati al rapporto con gli investitori.

Corea del sud, dalla “korea discount” alla “value up”

Seul sta provando a scardinare il “Korea discount” con un pacchetto di norme e piani value-up che responsabilizzano i board, spingono dividendi e buyback e puntano a una maggiore tutela dei soci di minoranza. L’obiettivo è ambizioso: riallineare multipli e governance agli standard globali e, nel medio periodo, conquistare una valutazione degna della leadership tecnologica del Paese.

“Alzare il rendimento per gli azionisti è una priorità di sistema: trasparenza e capitale efficiente non sono più negoziabili”, ha detto un decisore politico vicino al dossier riforme.

Cina, meno fondamenta più applicazioni

Sul fronte IA, Pechino sta spostando il baricentro dai modelli alle applicazioni: assistenti multimodali, agenti per l’industria, servizi alle PMI. Il senso è chiaro: monetizzare in fretta, integrando l’IA nei processi produttivi e nella pubblica amministrazione. La domanda interna e l’adozione di massa stanno già alimentando la curva d’apprendimento – e i ricavi – di chi porta prodotti nel mercato.

“L’economia intelligente è il nuovo motore: l’adozione diffusa di agenti e applicazioni sarà la normalità del prossimo decennio”, ha spiegato un analista di politiche tecnologiche, leggendo le linee guida più recenti.

Asset allocation: come si traduce in portafoglio

Con valutazioni ancora contenute e flussi che possono normalizzare, l’Asia offre un carry di riforme che mancava da tempo. Questo si traduce in una preferenza per emergenti sovrappesati, con attenzione a Giappone in valuta locale (copertura naturale se il biglietto verde tornasse forte) e a Corea in fase di rerating. Gli Stati Uniti restano pilastro per stabilità degli utili, ma a multipli più elevati. Sul reddito fisso, la duration neutrale è coerente con un ciclo dei tassi vicino al fair value; resta sensata l’esposizione a metalli preziosi e minerari come assicurazione contro un’inflazione più appiccicosa del previsto.

Rischi da guardare in faccia

Tre i dossier da monitorare: geopolitica (con ricadute sui flussi e sulle catene del valore), regolazione tech (tra restrizioni incrociate e requisiti di sicurezza) e valute (un dollaro troppo forte riduce lo spazio di rerating). Ma è proprio nei rischi che si annida il premio: dove i Paesi stanno riformando davvero, la compressione degli spread di governance crea performance durature. 

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