Meloni al contrattacco, quanti dubbi sull'inchiesta di Fanpage

- di: Redazione
 
Quante possibilità ci sono che la pallina d'avorio della roulette si fermi sulla stessa casella, con lo stesso colore e lo stesso numero per sette volte di fila? Oppure, che un giocatore di dadi veda la stessa combinazione ripetersi per una serie infinita? Esempi banali, ma che l'interrogativo che sarà frullato nella testa di Giorgia Meloni in questi giorni: quante possibilità ci sono che una inchiesta giornalistica sia condotta, sotto copertura, per tre anni e sia pubblicizzata solo per caso a 48 ore da un'importante consultazione elettorale?

Inchiesta di FanPage su Fratelli d'Italia: Meloni al contrattacco

Se ci si pensa, in fondo la storia dell'inchiesta di Fanpage sta tutta qui, tra l'assoluta casualità che viene attribuita dalla testata giornalistica alla pubblicizzazione del suo lavoro e il sospetto che la leader di Fratelli d'Italia nutre sul fatto che la scelta delle date tutto sia meno che fortuita.
Giorgia Meloni ha espresso le sue ragioni in un lungo monologo in video - circa sette minuti, una eternità nei tempi della comunicazione digitale - in cui ha fatto un valutazione sull'accaduto chiedendo, innanzitutto, di avere alcune certezze, che al momento nessuno sembra volerle dare. A cominciare dal fatto che il video, mandato in onda da una trasmissione della 7, sia integro, ovvero sia stato montato nel rispetto della verità e non invece messo insieme con sapienti sforbiciate da cui i principali protagonisti di questa storia - l'europarlamentare di Fratelli d'Italia e peso massimo del partito Carlo Fidanza, Roberto Jonghi Lavarini, il ''barone nero'' - escono come traffichini o ancora profondamente intrisi dei disvalori di fascismo e nazismo.

Dubbi che Fanpage non è disposta a dissipare, dicendosi solo disponibile, ovviamente dopo richiesta ufficiale, a consegnare le riprese originali alla Procura di Milano, che pare si stia già muovendo sull'ipotesi di reato di finanziamento illecito dei partiti.
Ma non è su questo che Giorgia Meloni, nel suo filmato, ha puntato il dito, quanto su una tempistica e sulle reali motivazioni che ci sarebbe dietro l'inchiesta e la sua pubblicizzazione. Di certo viene quasi naturale chiedersi dove stavano l'urgenza o le esigenze giornalistiche che ne hanno imposto la messa in onda nei giorni che precedono il voto della amministrative in molte importanti città e non molto prima o semplicemente dopo. Due giorni prima di un voto e non dopo sanno tanto di scelta precisa e, quindi, di strategia, che può essere giornalistica (e questo attiene alla professionalità), ma anche politica e qui il discorso si fa molto delicato.

Perché Meloni ha fatto un discorso generale sui motivi che hanno spinto ad indagare sul partito, seguendo un preciso percorso giornalistico (finanziamenti illeciti, apologia del fascismo, antisemitismo), ma non mettendo etichette. Qui il ragionamento si fa veramente delicato e verte tutto su una domanda, su chi, oggi, ha interesse a screditare Fratelli d'Italia, su chi, da una ''condanna morale'' del partito di Meloni, avrebbe tutto da guadagnare. Lasciamo le considerazioni a chi ci legge, a chi sa di schieramenti, aggregazioni ed alleanze e capisce che alcuni attacchi strumentali potrebbero essere generate da ricerca di primazia che non sempre è cristallina. La sola domanda che ci si potrebbe porre è apparentemente banale: posto che l'inchiesta è partita tre anni fa - dicono da Fanpage -, chi, all'epoca, aveva interesse ad indagare su un partito che era numericamente molto meno importante di oggi? Oppure, chi, tre anni fa, aveva già capito che, oggi, nel 2021, Fratelli d'Italia starebbe battagliando per conquistare la qualifica di primo partito del Paese? Quesiti ai quali certo non dà risposta la crescita impetuosa di FdI in questi ultimissimi anni.

Giorgia Meloni calca i palcoscenici della politica da tempi ormai antichi e quando parla lo sa fare (al di là degli argomenti), rivolgendosi non solo all'uditorio ufficiale, ma anche a chi apparentemente non presta attenzione alle cose che dice. La leader di Fdi non ha fatto nomi, ma quando parla di un interesse ad indebolire l'immagine di Fratelli d'Italia fa un discorso che potrebbe essere diretto ad avversari, ma anche ad amici. Nel suo video, però, Meloni - che pure è giornalista - scivola su una buccia di banana, forse piccolissima, quando accusa Fanpage di scorrettezza, parlando del cronista ''infiltrato'' che avrebbe fatto da agente provocatore e additando questo come un comportamento indecente. Vorremmo rassicurarla ricordandole che di ''agenti provocatori'' il giornalismo d'inchiesta è pieno. Forse, per riportare la querelle entro i giusti paletti, Giorgia Meloni dovrebbe continuare a parlare di tempi dell'inchiesta e della sua pubblicizzazione e delle motivazioni. Argomenti che, paradossalmente, potrebbero esserle politicamente più redditizi.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
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