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Manovra, Fornero: «Il governo ha preso atto che la riforma delle pensioni non si può cambiare»

- di: Alberto Venturi
 
Manovra, Fornero: «Il governo ha preso atto che la riforma delle pensioni non si può cambiare»

La riforma delle pensioni non è modificabile senza mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici. È il messaggio che Elsa Fornero affida alle sue dichiarazioni alla stampa commentando la manovra di bilancio. Secondo l’ex ministra del Lavoro, l’attuale esecutivo avrebbe ormai preso atto dell’impossibilità di una controriforma del sistema previdenziale introdotto nel 2011, non per una scelta ideologica ma per la rigidità dei numeri che caratterizzano il quadro demografico ed economico del Paese.

Manovra, Fornero: «Il governo ha preso atto che la riforma delle pensioni non si può cambiare»

Alla base dell’analisi di Fornero c’è innanzitutto il fattore demografico. L’Italia si avvia verso una struttura della popolazione in cui il numero dei pensionati tenderà progressivamente a superare quello dei lavoratori attivi. Un trend che rende strutturalmente fragile qualsiasi tentativo di allentare i requisiti di accesso alla pensione. «Le pensioni si finanziano con il lavoro», sottolinea l’ex ministra, richiamando un principio di sostenibilità che, a suo giudizio, non può essere aggirato senza produrre squilibri difficilmente recuperabili nel medio-lungo periodo.

Occupazione e salari: i nodi irrisolti
Accanto alla demografia, pesa il quadro del mercato del lavoro. L’Italia registra un tasso di occupazione intorno al 63%, tra i più bassi in Europa, mentre i salari reali risultano stagnanti da circa un quarto di secolo. Una combinazione che riduce la base contributiva su cui poggia il sistema previdenziale. In questo contesto, osserva Fornero, diventa «difficile capire come possa reggere un sistema nel quale i lavoratori sono pochi e per di più poco pagati», soprattutto se si ipotizzano nuove uscite anticipate dal lavoro.

Realismo nei conti pubblici
Per l’ex ministra, la linea seguita dal governo nella manovra riflette un «bagno di realismo». Le ipotesi di interventi più incisivi sul fronte previdenziale sarebbero state ridimensionate proprio per la consapevolezza dei vincoli di finanza pubblica. Fornero esclude l’idea di correzioni inserite all’ultimo momento senza un avallo politico: misure di quella portata, sostiene, non potrebbero passare inosservate all’interno dell’esecutivo. La scelta finale sarebbe quindi il frutto di una valutazione condivisa, maturata alla luce della sostenibilità complessiva del sistema.

Le critiche al riscatto della laurea
Tra i punti più contestati, Fornero cita l’ipotesi di interventi sul riscatto degli anni di laurea. Una misura che, secondo l’ex ministra, rischierebbe di produrre effetti distorsivi. Incentivare il ricorso a strumenti di questo tipo, afferma, sarebbe «un’assurdità» in una fase in cui il Paese avrebbe invece bisogno di spingere i lavoratori ad accumulare risparmio previdenziale. Agevolazioni eccessive sul riscatto finirebbero per disincentivare la costruzione di una pensione futura solida, aggravando i problemi strutturali del sistema.

Il messaggio al legislatore
Il giudizio complessivo è netto: la riforma del 2011 resta un pilastro difficilmente aggirabile. Qualsiasi intervento sulle pensioni, conclude Fornero, dovrebbe partire dal rafforzamento dell’occupazione e dalla crescita dei salari, piuttosto che da scorciatoie previdenziali. In assenza di un miglioramento strutturale dell’economia reale, la sostenibilità del sistema resta il vincolo dominante, destinato a orientare anche le scelte future di politica economica.

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