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Manovra, via libera all’emendamento sull’oro di Bankitalia: riaffermata la titolarità pubblica

- di: Redazione
 
Manovra, via libera all’emendamento sull’oro di Bankitalia: riaffermata la titolarità pubblica

Arriva il via libera della commissione Bilancio del Senato all’emendamento alla manovra che riguarda l’oro della Banca d’Italia. Un passaggio politicamente rilevante, che riaccende un tema ciclico del dibattito economico-istituzionale: la titolarità delle riserve auree e il rapporto tra banca centrale e Stato.

Manovra, via libera all’emendamento sull’oro di Bankitalia: riaffermata la titolarità pubblica

A darne notizia è il senatore della Lega Claudio Borghi, relatore del provvedimento, che rivendica l’approvazione come un punto qualificante della legge di bilancio. «È un momento molto importante, una mia battaglia da undici anni – ha dichiarato – riaffermare il principio che l’oro appartiene al popolo italiano ci riporta nella normalità».

Il contenuto dell’emendamento
L’emendamento interviene sul quadro normativo che disciplina la proprietà delle riserve auree detenute da Bankitalia, riaffermandone la natura pubblica. L’Italia possiede una delle maggiori dotazioni di oro al mondo, con circa 2.450 tonnellate, concentrate in larga parte nei caveau della banca centrale e in parte custodite all’estero. Un patrimonio che, a valori di mercato correnti, supera ampiamente i 200 miliardi di euro.

Dal punto di vista strettamente contabile, la modifica non comporta effetti immediati sui saldi di finanza pubblica né implica l’utilizzo delle riserve a copertura della manovra. Il valore dell’intervento è soprattutto giuridico e simbolico, volto a chiarire e rafforzare il principio della titolarità pubblica delle riserve.

Banca centrale e autonomia
Il tema dell’oro di Bankitalia è storicamente sensibile perché si intreccia con il principio di autonomia delle banche centrali, sancito anche a livello europeo. Le riserve auree rientrano infatti tra gli attivi di una banca centrale e contribuiscono alla credibilità finanziaria del Paese e del sistema monetario. Qualsiasi intervento normativo su questo fronte viene quindi osservato con attenzione anche sotto il profilo dell’equilibrio istituzionale tra Tesoro e banca centrale.

In questo caso, l’emendamento non introduce vincoli operativi né apre alla possibilità di monetizzare le riserve, ma si limita a ribadire un principio di proprietà. Una distinzione che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe evitare frizioni con il quadro europeo.

Il peso economico e politico della riserva aurea
Sul piano economico, l’oro rappresenta un asset strategico più per la stabilità finanziaria che per la gestione corrente dei conti pubblici. Le riserve contribuiscono alla solidità patrimoniale della banca centrale e fungono da elemento di fiducia nei confronti dei mercati internazionali. Non a caso, nei principali Paesi avanzati l’oro viene considerato un presidio di lungo periodo, difficilmente mobilizzabile per esigenze di bilancio.

La scelta di inserire il tema nella manovra ha quindi una valenza prevalentemente politica: riaffermare la sovranità pubblica su un bene simbolo, senza tradurla in un utilizzo diretto ai fini di spesa o riduzione del debito.

Le letture contrapposte
Per la maggioranza, l’approvazione dell’emendamento rappresenta un atto di chiarezza e di “normalizzazione” di un principio che, secondo Borghi, non avrebbe mai dovuto essere messo in discussione. Le opposizioni e parte degli osservatori economici restano invece caute, sottolineando la necessità di evitare qualsiasi ambiguità che possa essere interpretata come un indebolimento dell’autonomia di Bankitalia o come il primo passo verso un utilizzo improprio delle riserve.

Il percorso parlamentare
Dopo il via libera in commissione Bilancio, l’emendamento confluirà nel testo della manovra che prosegue il suo iter parlamentare. Resta da capire se il tema tornerà al centro del confronto politico nelle prossime fasi o se l’intervento resterà confinato al piano dei principi.

In ogni caso, l’oro di Bankitalia torna a essere protagonista di una discussione che va oltre la contabilità pubblica, toccando nodi profondi di sovranità economica, assetti istituzionali e rapporto tra politica monetaria e politica fiscale.

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