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La fiducia che vacilla: tramonta l’egemonia americana

- di: Vittorio Massi
 
La fiducia che vacilla: tramonta l’egemonia americana
L’America perde autorevolezza: tra scelte instabili e un’Europa spettatrice, il sistema globale cerca nuovi garanti.

Il crollo dell’America affidabile

Per decenni, gli Stati Uniti hanno incarnato affidabilità e ordine internazionale, fungendo da pilastro su cui si reggevano fiducia, economia e istituzioni multilaterali. Oggi, tuttavia, quell’immagine di solidità sembra evaporare.

Trump e la destabilizzazione delle regole

Molti analisti avvertono che l’America è percepita come sempre più imprevedibile. Una scelta che, invece di rafforzare l’Occidente, rischia di spingere imprese e governi a guardare a Pechino, considerata ormai da alcuni “un’opzione più sicura”.

Autonomia della Fed in pericolo

Christine Lagarde ha denunciato i rischi di una crescente ingerenza politica sulla Federal Reserve, avvertendo che “se la politica monetaria diventerà dipendente da questo o quel singolo, le conseguenze sarebbero molto preoccupanti”. Per molti economisti, l’indipendenza della banca centrale americana è già compromessa.

E l’Europa? spettatrice o riscatto?

In un intervento pubblico, Mario Draghi ha sottolineato che “l’illusione di una potenza globale dell’Unione Europea si è dissolta”. Secondo l’ex premier, la semplice forza demografica ed economica dei 450 milioni di consumatori europei non basta più a garantire peso internazionale.

I critici sostengono che l’UE non stia cogliendo il momento storico, incapace di tradurre le proprie risorse in influenza geopolitica. Nel frattempo, la frammentazione normativa e la lentezza decisionale continuano a frenare la sua capacità di azione.

Stati Uniti sul banco degli imputati

L’elemento più grave è il crollo della credibilità americana. Paul Krugman ha osservato che “l’essere imprevedibili è un problema ben più grave che in passato”. L’idea che la Cina possa sembrare più affidabile degli Stati Uniti fa rabbrividire, ma fotografa l’attuale clima internazionale.

Verso quale ordine mondiale?

Con Washington che perde autorevolezza e Bruxelles incapace di colmare il vuoto, il sistema globale appare privo di un nuovo garante solido. Si moltiplicano così gli accordi regionali frammentati e cresce il peso dei governi nazionalisti, pronti a sostituire i valori liberali con la logica della sicurezza economica e politica.

Il futuro dipenderà dalla capacità dell’Europa di reagire. Se saprà superare i propri limiti, potrà emergere come nuovo punto di riferimento. In caso contrario, resterà spettatrice di un mondo sempre più in disordine: il monito che Draghi ha lanciato con forza, invitando a “fare o morire lentamente”.

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