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Isee 2026, stop alle domande a rischio: cosa cambia davvero

- di: Vittorio Massi
 
Isee 2026, stop alle domande a rischio: cosa cambia davvero
 

Domande “congelate” per evitare bocciature con un indicatore già superato: l’INPS mette in pausa le pratiche che finirebbero ko con l’Isee calcolato al 31 dicembre 2025. E intanto riscrive le regole su casa e figli.

C’è un paradosso burocratico che nel 2026 rischiava di colpire proprio chi ha più bisogno: presentare una domanda oggi, essere respinti domani… e scoprire dopodomani che, con le nuove regole, si sarebbe rientrati. Per evitare questa “trappola”, INPS ha scelto una strada netta: sospendere temporaneamente le richieste di alcune prestazioni quando, sulla base dell’Isee ordinario 2026, risulterebbero negative, in attesa che le procedure informatiche recepiscano a pieno il nuovo calcolo più favorevole.

La misura riguarda in particolare tre fronti sensibili: Assegno di Inclusione (ADI), Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) e bonus nuovi nati. In sostanza: se la domanda “cadrebbe” con l’Isee vecchio, viene messa in stand-by e poi riesaminata automaticamente con il nuovo indicatore specifico, senza che il cittadino debba ripartire da capo con moduli e invii.

Il punto è che dal 1° gennaio 2026 entra in vigore una modalità di calcolo rivista dalla legge di bilancio: stessa fotografia economica, ma lente diversa. E la nuova lente – tra franchigie sulla casa e pesi maggiorati per i figli – può far scendere l’Isee quel tanto che basta per riaprire porte finora chiuse.

Non è un “Isee nuovo” per tutto e per tutti: qui sta la prima svolta. Per alcune misure, infatti, si userà un parametro dedicato, costruito a partire dalla DSU 2026 ma ricalcolato con criteri specifici. Il nome è tecnico, ma l’effetto è concreto: “Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione”. È l’indicatore che INPS applicherà solo a un gruppo definito di prestazioni: ADI, SFL, assegno unico e universale, bonus nido e bonus nuovi nati.

Ed è proprio questa “doppia pista” a spiegare la sospensione: finché i sistemi non sono perfettamente allineati, il rischio era respingere domande che, con il calcolo corretto per quelle specifiche prestazioni, potrebbero invece passare. In altre parole: la pausa serve a evitare un danno immediato, e a guadagnare tempo per un ricalcolo che dovrebbe avvenire in automatico.

Dietro le quinte c’è un lavoro di adeguamento che non è solo informatico. La legge è operativa, ma moduli e regolamento non sono ancora aggiornati in via formale: si attende l’allineamento dei modelli DSU e delle istruzioni, mentre le procedure INPS vengono progressivamente “patchate” per far quadrare il cerchio.

Che cosa cambia nel calcolo? La riforma lavora su tre leve che, sommate, possono abbassare l’indicatore e rendere più facile restare sotto soglia.

Prima leva: la casa di abitazione. La franchigia sale a 91.500 euro per la generalità dei nuclei e arriva a 120.000 euro per chi vive nei Comuni capoluogo delle città metropolitane. In pratica, una quota più ampia del valore dell’abitazione principale “pesa meno” (o non pesa) nel calcolo, soprattutto dove il mercato immobiliare è più teso.

Seconda leva: i figli conviventi. Alla franchigia sulla casa si aggiunge un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. È un meccanismo pensato per intercettare in modo più incisivo i nuclei numerosi, dove la casa spesso è l’asset principale e, con le vecchie regole, diventava un boomerang sull’Isee.

Terza leva: scala di equivalenza, cioè il “moltiplicatore” che considera la composizione familiare. Le maggiorazioni per i figli vengono rafforzate: +0,10 con due figli, +0,25 con tre, +0,40 con quattro e +0,55 con almeno cinque figli. Tradotto: più figli, maggiore correttivo, indicatore potenzialmente più basso.

Il tutto si innesta in un contesto già attraversato da una novità che INPS ha richiamato come “regola di continuità” per molte famiglie: per la DSU precompilata resta l’esclusione automatica dal patrimonio mobiliare di titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti postali fino a 50.000 euro per nucleo; mentre in caso di DSU autodichiarata, l’operazione richiede attenzione perché l’esclusione va gestita dal dichiarante.

E l’assegno unico? Qui la parola d’ordine è “transizione”. Per gennaio e febbraio 2026 gli importi restano agganciati all’Isee valido al 31 dicembre 2025, così da non interrompere i pagamenti. Il ricalcolo con il nuovo indicatore, per molte famiglie, si rifletterà con gli adeguamenti successivi: l’obiettivo dichiarato dalle fonti istituzionali e dai centri di assistenza è arrivare a regime nei mesi immediatamente successivi, con gli eventuali conguagli.

È qui che si capisce perché la sospensione è chirurgica: non blocca l’intera macchina, ma “parcheggia” solo le pratiche che rischiano di finire nel cestino per un problema di tempistica, non di sostanza. Nel frattempo, le domande che risultano positive proseguono nel loro iter ordinario.

Sul fronte sociale, l’operazione viene osservata con attenzione anche dalle organizzazioni che seguono famiglie e beneficiari sul territorio. Una nota di CGIL, INCA e CAAF ha messo l’accento sulle “criticità” tipiche delle fasi di avvio: quando cambiano le regole e i sistemi devono inseguire, il rischio è che gli intoppi ricadano su chi è già in una condizione fragile. E il messaggio implicito, per chi è in attesa di ADI o SFL, è uno solo: evitare passi falsi e non farsi scoraggiare da una sospensione che, in molti casi, è pensata come tutela.

"Non è un no: è un riesame con regole aggiornate" è la sintesi più fedele dello spirito con cui INPS sta raccontando l’operazione: la domanda resta agli atti, viene rivalutata con il parametro più favorevole e, se i requisiti risultano rispettati, la prestazione viene riconosciuta senza far ripartire la trafila da zero.

Cosa fare, quindi, sul piano pratico? Primo: per chi deve presentare la DSU 2026, la regola è sempre la stessa, ma oggi pesa di più: dati corretti e aggiornati, soprattutto su nucleo e figli conviventi. Secondo: se arriva una comunicazione di sospensione su ADI, SFL o bonus nuovi nati, non è automaticamente un rigetto; è spesso un “fermo tecnico” in attesa del ricalcolo. Terzo: chi aspetta l’adeguamento dell’assegno unico deve tenere a mente che i primi due mesi dell’anno fanno da ponte, e gli aggiustamenti arriveranno con i meccanismi di conguaglio previsti.

In definitiva, la mini-riforma dell’Isee non è un dettaglio contabile: è un cambio di prospettiva. Riduce il “peso” della prima casa, riconosce più spazio ai figli, e prova a evitare che la burocrazia faccia inciampare proprio chi sta cercando un sostegno. Il rovescio della medaglia è una fase di rodaggio inevitabile. Ma, almeno questa volta, la sospensione è progettata per essere un paracadute, non un muro.

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