Le ferrovie non hanno soltanto attraversato l’Italia: l’hanno costruita. È questa la tesi forte, vibrante e affascinante che anima la mostra “Le ferrovie d’Italia (1861–2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro)”, allestita nella Sala Zanardelli del Vittoriano e nel Giardino grande di Palazzo Venezia, e aperta al pubblico dal 7 novembre 2025 all’11 gennaio 2026. Un progetto potente e visionario, curato da VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia insieme al Gruppo FS Italiane, che propone al visitatore un percorso in cui binari, locomotive, opere d’arte, immagini d’epoca e tecnologie immersive si intrecciano restituendo una storia che coincide, letteralmente, con quella del Paese.
In apertura campeggia un pensiero di Camillo Benso di Cavour, che nel pieno dell’Ottocento aveva già capito tutto: “Ma più di ogni altra riforma amministrativa, la realizzazione delle ferrovie contribuirà a consolidare la conquista dell’indipendenza nazionale”. Un’intuizione capitale che risuona lungo l’intero percorso espositivo: i binari non come semplice infrastruttura, ma come architettura civile, sociale e simbolica, capace di connettere territori, far circolare idee, creare lavoro, trasformare costumi e immaginari.
Un progetto interdisciplinare che racconta l’Italia attraverso il treno
Il carattere della mostra è dichiaratamente interdisciplinare. Documenti, apparati grafici, reperti tecnici, fotografie, dipinti, video d’artista, estratti cinematografici e testi letterari costruiscono un racconto polifonico, dove la storia dei trasporti si fonde con quella del design, della politica, dell’economia, dei paesaggi sociali e dell’arte italiana. Non c’è distanza gerarchica: ogni linguaggio contribuisce ad accendere una nuova prospettiva.
Un percorso in quattro tempi (più due)
La mostra si sviluppa in quattro sezioni cronologiche, costruite come capitoli di un romanzo nazionale: dalle prime linee preunitarie agli scenari contemporanei dell’Alta Velocità e della digitalizzazione. La narrazione attraversa la fase eroica del Risorgimento, la nazionalizzazione del 1905, il ruolo delle ferrovie nella Prima guerra mondiale, l’uso simbolico e propagandistico del treno durante il Ventennio, la rinascita del dopoguerra, le migrazioni interne, il boom economico e l’età dei grandi elettrotreni come Settebello e Arlecchino, fino alle sfide della sostenibilità e dell’intermodalità.
Accanto alle sezioni storiche, due ambienti aggiungono una dimensione esperienziale: la sala immersiva “Viaggio nel tempo”, che trasforma il visitatore in passeggero di un treno che attraversa epoche diverse, e la sezione didattico–dimostrativa del Giardino grande, dove le monumentali riproduzioni dei celebri elettrotreni italiani diventano oggetti estetici prima ancora che tecnologici.
120 anni di FS: una storia che continua a muovere l’Italia
La mostra si inserisce nel contesto delle celebrazioni per i 120 anni dalla fondazione delle Ferrovie dello Stato, un traguardo che amplifica il valore simbolico dell’esposizione. Il Presidente del Gruppo FS, Tommaso Tanzilli, lo rimarca con chiarezza: “Questa mostra non celebra soltanto un anniversario, ma una comunità di donne e uomini che, da oltre un secolo, mettono in movimento l’Italia con passione, competenza e senso di responsabilità”.
Sulla stessa scia si muove la visione dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale FS, Stefano Antonio Donnarumma, che sposta lo sguardo in avanti: “Con il nuovo Piano Strategico 2025–2029 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione profonda: 100 miliardi di euro di investimenti per disegnare le infrastrutture del futuro, rendere la rete più resiliente e digitale, rafforzare l’intermodalità e accelerare la transizione energetica”. Una prospettiva che restituisce la continuità tra eredità storica e visione del domani.
Arte, tecnica e immaginazione: un racconto che affascina
Una delle forze della mostra è la sua capacità di intrecciare la storia delle tecnologie ferroviarie con le interpretazioni di artisti, fotografi e registi. Dai paesaggi di De Nittis, Morbelli e de Chirico alle immagini di Berengo Gardin, Battaglia, Abate, passando per i film di Visconti e Fellini, fino alle installazioni di Kounellis, Paolini e alle evocazioni poetiche di Carducci, Pirandello e Starnone, il treno diventa filtro simbolico della modernità: promessa di velocità e progresso, ma anche specchio di contraddizioni, migrazioni, memorie, sogni e inquietudini.
Il catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Edith Gabrielli, Direttrice Generale del VIVE e curatrice della mostra, e dei membri del Comitato scientifico, amplia ulteriormente l’orizzonte del racconto, mentre il programma di attività didattiche del VIVE apre la mostra a pubblici di tutte le età.
Un viaggio che continua
“Le ferrovie d’Italia (1861–2025)” non è soltanto un’esposizione: è un invito a ripensare l’Italia attraverso un oggetto - il treno - che nel tempo ha ridefinito la percezione del movimento, della distanza, del lavoro e persino dell’identità nazionale. Un percorso da attraversare come si fa nei viaggi migliori: con curiosità, attenzione e un pizzico di emozione.
Informazioni, orari e biglietti sono disponibili sul sito di VIVE.