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Gaza sull’orlo: fame, ostaggi e visite provocatorie alla Spianata

- di: Marta Giannoni
 
Gaza sull’orlo: fame, ostaggi e visite provocatorie alla Spianata
Gaza sull’orlo: fame, ostaggi e provocazioni alla Spianata
Crisi umanitaria in crescendo, ostaggi affamati, visita controversa di Ben‑Gvir e diplomazia sotto accusa.

Il conflitto tra Israele e Hamas continua a segnare tragedie e tensioni. Il sistema alimentare collassa, ostaggi affamati fanno esplodere rabbia e la politica incita crisi regionale in un vortice senza tregua. Reportage approfondito con commenti e fonti precise.

Una crisi alimentare al culmine

Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), la Striscia di Gaza sta vivendo condizioni di carestia in pieno svolgimento: oltre il 20% delle famiglie è in estrema insicurezza alimentare e circa un terzo dei bambini soffre di malnutrizione acuta.

Solo negli ultimi sette giorni si sono registrate 79 morti legate alla fame, per lo più bambini, portando il totale delle vittime ormai oltre quota 60 000 dall’inizio del conflitto (7 ottobre 2023).

Le donne e le ragazze, circa un milione nella Striscia, affrontano livelli drammatici di malnutrizione e violenza, con oltre 90 000 in condizioni critiche.

Ostaggi e propaganda: un video scioccante

Il 3 agosto 2025 Hamas ha diffuso un nuovo video del prigioniero israeliano Evyatar David, visibilmente emaciato, intento a scavarsi una fossa: le immagini hanno scatenato indignazione. Netanyahu si è detto “choccato” e ha promesso “sforzi per riportare indietro gli ostaggi”.

Il gruppo armato ha ribadito che “non deporrà le armi prima dell’istituzione di uno Stato palestinese con Gerusalemme capitale”, respingendo le affermazioni dell’inviato Usa Witkoff, che aveva ipotizzato una sua disponibilità al disarmo.

La visita esplosiva di ben‑gvir alla Spianata

Il 3 agosto il ministro israeliano Itamar Ben‑Gvir ha pregato pubblicamente alla Spianata delle Moschee, sfidando lo status quo secondo cui agli ebrei era vietata la preghiera pubblica sul sito. Dalla sua posizione ha invitato alla “occupazione totale” di Gaza e alla promozione di una “emigrazione volontaria” dei palestinesi per vincere la guerra e liberare gli ostaggi.

Il ministro Katz ha rilanciato su X l’impegno a “rafforzare la sovranità israeliana su Gerusalemme, il Muro Occidentale e il Monte del Tempio per sempre”.

La mossa ha provocato dure reazioni ufficiali: Giordania e Arabia Saudita hanno definito la visita “violazione del diritto internazionale” e “rischio di escalation nella regione”.

Diplomazia in fibrillazione

Il 2 agosto l’inviato Usa Steve Witkoff ha incontrato famiglie degli ostaggi e il governo israeliano: sta lavorando a un piano con Netanyahu per porre fine alla guerra, compresi accordi su disarmo e ricostruzione. Hamas però ha ribadito di “non essere disponibile al disarmo prima del riconoscimento di uno Stato palestinese sovrano”.

Nel frattempo l’Onu ha confermato che tra il 19 maggio e il 2 agosto solo il 10% dei 40 000 tonnellate di aiuti scaricati ai valichi ha raggiunto i civili: il resto è stato intercettato o saccheggiato.

Attacchi israeliani hanno colpito operatori umanitari, come un membro della Mezzaluna Rossa ucciso e altri tre feriti a Khan Younis. La Croce Rossa Italiana ha definito l’accaduto “un gesto inaccettabile”.

Una spirale disumanitaria senza precedenti

La situazione odierna riflette una spirale disumanitaria senza precedenti: la fame, ormai riconosciuta dall’IPC come carestia in corso, avanza insieme all’uso politico degli ostaggi e a mosse provocatorie nei Luoghi Santi.

Il quadro è tragico: oltre 60 000 morti, centinaia di migliaia di malnutriti, infrastrutture sanitarie collassate, e una popolazione intrappolata in un conflitto dove la diplomazia è sempre più inadeguata.

Le cifre ufficiali disegnano una crisi strutturale che va oltre la contingenza: la fame è diventata arma di guerra e strumento politico, gli ostaggi un grimaldello emotivo, mentre le istituzioni internazionali gridano invano per aiuti e accesso terrestre. Il mondo osserva, ma agisce troppo poco.

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