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Cori fascisti nella sede di Fratelli d’Italia a Parma: esplode la polemica politica

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Cori fascisti nella sede di Fratelli d’Italia a Parma: esplode la polemica politica

Un video girato la sera del 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, ha scatenato una bufera politica a Parma. Nelle immagini, diventate virali sui social, si vedono alcuni giovani intenti a cantare cori fascisti e inni al Duce all’interno della sede cittadina di Fratelli d’Italia, in Borgo del Parmigianino, nel cuore del centro storico.

Cori fascisti nella sede di Fratelli d’Italia a Parma: esplode la polemica politica

I locali — utilizzati anche dal movimento giovanile Gioventù Nazionale, collegato al partito — ospitavano, secondo quanto ricostruito, una riunione o un momento conviviale. In sottofondo si sente chiaramente la canzone “Me ne frego”, uno dei canti più noti del Ventennio, con versi che inneggiano al fascismo e alla violenza:“Se il sol dell’avvenire è rosso di colore, me ne frego di morire sventolando il tricolore! Ce ne freghiamo della galera, camicia nera trionferà. Se non trionfa sarà un macello col manganello e le bombe a man!”.

Il video si chiude con il coro “Duce, Duce”, intonato da alcuni dei presenti, che ridono e applaudono.

Indignazione e reazioni politiche

L’episodio ha scatenato reazioni indignate da parte delle istituzioni e del mondo politico locale e nazionale. A prendere posizione è stato innanzitutto il sindaco di Parma, Michele Guerra, che ha condannato duramente l’accaduto: “I valori che rappresenta questa città sono del tutto alternativi e contrapposti a quelli che senza alcun pudore propagandano nella sede di Fratelli d’Italia, dove si inneggia al Duce, si cantano cori per le camicie nere e gli squadristi. Parma non accetterà né ora né mai la squallida propaganda di un tempo passato e orrendo. Non lo ha fatto da 80 anni a questa parte, non lo farà nemmeno adesso”.

Il primo cittadino ha ricordato come Parma sia città Medaglia d’Oro della Resistenza, sottolineando la tradizione antifascista del territorio e la ferma volontà di preservare i valori democratici e costituzionali.

Il contesto e le prime verifiche

Secondo le prime informazioni, il video sarebbe stato registrato nella sera di martedì 28 ottobre, esattamente 102 anni dopo la marcia su Roma del 1922. Una data simbolica, spesso celebrata da gruppi neofascisti con eventi o raduni privati.

La sede di Fratelli d’Italia a Parma, dove si sono svolti i fatti, ospita anche Gioventù Nazionale, il movimento giovanile del partito. Non è ancora chiaro se all’interno dei locali fossero presenti dirigenti o rappresentanti ufficiali, ma il caso è già finito all’attenzione delle autorità e potrebbe essere oggetto di verifiche da parte della Digos.

Nessuna dichiarazione ufficiale, al momento, da parte della dirigenza locale di Fratelli d’Italia, che potrebbe prendere le distanze nelle prossime ore.

Un episodio che riapre la ferita della memoria

L’episodio di Parma arriva in un momento di particolare tensione sul tema della memoria storica e del linguaggio politico. Non è la prima volta che in ambienti giovanili vicini alla destra emergono comportamenti nostalgici del Ventennio. Tuttavia, la circostanza che tutto sia avvenuto all’interno della sede di un partito di governo ha amplificato l’impatto mediatico e politico del caso.

Da più parti, anche nel centrosinistra e nel mondo associativo, si chiede una presa di posizione chiara e immediata da parte dei vertici nazionali di Fratelli d’Italia.

“Non si tratta di folclore o di goliardia – commentano alcuni esponenti locali dell’Anpi – ma di un gesto grave che offende la storia della città e i valori costituzionali”.

Parma ribadisce la sua identità

“Parma ha sempre difeso la libertà e la democrazia – ha ribadito ancora il sindaco Guerra – e continuerà a farlo. Questi episodi non rappresentano la nostra comunità, ma una minoranza che vive fuori dalla storia”.

Nel frattempo, il video continua a circolare online, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e centinaia di commenti, tra indignazione e richieste di chiarimento. Un episodio che riporta al centro del dibattito pubblico il tema del neofascismo giovanile e della responsabilità politica nel condannare ogni rigurgito nostalgico.

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