Fazio non era la Rai, ma anche la Rai non era Fazio

- di: Redazione
 
Fabio Fazio va via dalla Rai, e di per sé questa è una notizia, considerato che l'uomo di spettacolo e intrattenimento ligure è stato per quarant'anni uomo della più grande azienda culturale del Paese. Se ne va senza che il suo contratto sia stato stracciato, come qualcuno, poco informato, si è precipitato a dire, ma perché non rinnovato, alla luce della nuova ''governance'' del Paese.
Una cosa che, nel libero mercato (Fazio non era dipendente della Rai) accade sempre, senza che per questo si debba gridare allo scandalo. Ma l'identificazione di Fabio Fazio con una Rai ''di sinistra'' è stata sempre evidente, senza che lui mai smentisse la sua estrazione ideologica, che traspariva, anche se con eleganza, nelle trasmissioni in cui il solo obiettivo era quello di fare divertire, anche magari lanciando frecciate ai padroni del vapore.

Fazio non era la Rai, ma anche la Rai non era Fazio

Un uomo di spettacolo, quindi, che ha per rispetto le regole dello spettacolo, soprattutto le sue, come è sempre stato evidente scorrendo l'elenco di chi invitava a sedersi, negli ultimi anni, davanti alla sua scrivania di ''Che tempo che fa'', diventata una trasmissione che certificava le varie tappe della scalata verso l'Olimpo della sinistra.
Se volevi valere nel tuo campo di riferimento (dalla cultura, all'informazione, al cinema, per assurdo anche allo sport) sedere nel salotto di Fazio era un passaggio obbligato. Con tutto quello che ne conseguiva, mettendo nelle mani del conduttore un potere enorme, che è poi quello di chi, facendo lo stesso mestiere ed avendo la stessa libertà di scelta, può fare le fortune di chi gli è simpatico, limitandosi a ignorare gli altri.
Dalla fine di questo mese, quindi, Fazio e la sua corte lasceranno la Rai per approdare altrove, su altri palcoscenici nei quali il profilo del professionista dovrà emergere, pena la dissolvenza mediatica. Perché un conto è fare trasmissioni in una rete politicamente connotata della Rai, un altro - ben diverso - è andare a conquistare pubblico per un canale che deve rubacchiare audience, non avendo un traino politico o di informazione.
Questo solo per dire che, andando in controtendenza rispetto ad una certa narrazione, Fazio è stato quel che è stato perché aveva alle spalle alla Rai, cui comunque ha dato tanto e ricevuto tantissimo.

Ma per lui non ci sono stati regali perché gli obiettivi che lui e la rete si ponevano sono stati sempre raggiunti, vuoi anche perché il tesoretto economico a sua disposizione per intervistare i grandi della Terra ad altri non era concesso. Se lui voleva il presidente X, il premio Nobel Y o l'Oscar W doveva ''comprarli'' e questo lo ha potuto fare grazie alla Rai, non sicuramente per il suo fascino. Questo nulla toglie al professionista, ma cerca solo di mettere a fuoco il suo personaggio, che è meno iconico di quel che si è sempre percepito. A differenza di altri conduttori, soprattutto di scuola anglosassone, rarissimamente le domande che Fazio pone ai suoi ospiti sono intinte nel curaro della spregiudicatezza, limitandosi a chiedere cose che hanno risposte scontate e che mai mettono in difficoltà l'intervistato. Che, alla fine, se ne va contento, felice e con qualche euro in più in tasca.

''Che tempo che fa'', comunque, come una bella signora (parliamo di ascolti) non più giovanissima, da tempo comincia a mostrare delle rughe, tanto da necessitare di piccoli aggiustamenti, che alla fine hanno portato, intorno al tavolo di Fazio, i ''soliti noti'', con ingressi spot di personaggi considerati utili alla trasmissione della settimana.
Il tutto, in un'area politica di riferimento, che era chiara a tutti e che Fazio non ha mai smentito. Cosa che gli ha scatenato contro quella parte politica che lo ha sempre giudicato un giullare della sinistra. Che poi la notizia dell'esodo di Fazio e della sua compagnia (Luciana Littizzetto in primis) verso altri lidi televisivi abbia fatto stappare bottiglie di italico spumante è nella logica delle cose. E' la ruota della politica che oggi gira in verso contrario rispetto a quello di Fazio, che aveva capito che ormai il suo tempo in Rai era agli sgoccioli e probabilmente stava lavorando da tempo al trasloco.

Ora la destra al governo che brinda alla fuoriuscita di Fazio dalla Rai, con l'azienda che deve però prendere consapevolezza che scelte come queste possono essere affrontate se si ha consapevolezza che hanno un costo. Che in questo caso è la battaglia degli ascolti, perché Fazio doppiava in termini di audience i numeri di Rai3, cosa che, come si può capire, ha riflessi essenzialmente economici, ovvero contratti pubblicitari.
Da settimane si susseguono voci su chi sarà epurato (in tutta la Rai, non solo nella terza rete) e sui possibili sostituti, tutti di area, in un clima di resa dei conti destinato a lasciare parecchi ''cadaveri'' per strada. Ma la vendetta è una cosa difficile da gestire se si fa prevalere la sfera emozionale sulla ragionevolezza. In questo la coalizione di maggioranza deve sapere mostrare per intero la capacità di gestire una delicata stagione di passaggio ed evitare pesanti cadute di stile, come si stanno registrando in queste ore, con Fabio Fazio elevato a ''topos'' dell'occupazione dell'informazione pubblica da parte della sinistra. La strada più veloce per fargli assumere il rango di martire e icona, che poco gli appartiene.
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