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EY CEO Outlook 2022: "Il 44% dei CEO italiani perseguirà acquisizioni"

- di: Daniele Minuti
 
EY CEO Outlook 2022: 'Il 44% dei CEO italiani perseguirà acquisizioni'
EY ha pubblicato il CEO Outlook Survey per il 2022, andando a registrare le opinioni di più di 2.000 CEO in tutto il mondo riguardanti le prospettive future, le opportunità e le criticità, in modo da tracciare un quadro su tendenze e sviluppi che andranno a influenzare le strategie di aziende italiane ed estere.

Pubblicato l’EY CEO Outlook Survey 2022

Chiaro il peso della pandemia da Covid-19 e quello dovuto alle tensioni a livello geopolitiche dopo l'inizio della guerra in Ucraina, che sta sconvolgendo le strategie delle imprese italiane, costrette ora a dover delineare nuovi percorsi di crescita.

La maggioranza degli Ad nostrani si dice pronto a rivalutare una strategia mettendo la sostenibilità al centro, in modo da creare valore a lungo termine e da fronteggiare rischi futuri (con fusioni e acquisizioni che restano un'opzione valida).

I piani di investimento però potrebbero essere modificati per via dei diversi rischi esterni alle attività aziendali: il 90% degli intervistati è preoccupata dal rincaro dei fattori di produzione e per questo si resta concentrati su tutela e valorizzazione del core business. Il 18% dei CEO italiani (25% globali) ha dichiarato di allocare capitale a nuove iniziative di sviluppo che portino a conseguenze positive per il futuro, con le previsioni che vedono un aumento delle acquisizioni cross-industry per il 63% e un ruolo cardine del private equity per il 62%,

Lo scorso anno ha visto un aumento delle attività di investimento fino a 85,5 miliardi di euro e ora le transazioni resteranno uno strumento fondamentale per riposizionare il business nel 2022 (anche se nei primi mesi c'è stato un rallentamento del 35% sui volumi e del 13% sulle operazioni). Lo stop è dovuto a poche attività di M&A delle aziende e alla ricerca di un nuovo equilibrio dopo le tensioni in Ucraina.

Dopo un 2021 che ha registrato una rilevante crescita dell’attività di investimento per un valore pari a 85,5 miliardi di euro, le transazioni rimarranno uno strumento fondamentale per il riposizionamento del business nel 2022, anche se i primi mesi dell’anno hanno visto un certo rallentamento in termini di volumi e numero di operazioni rispetto allo stesso periodo del 2021 (-35% in quanto ai volumi e -13% per il numero di operazioni). Questo rallentamento, sulla base delle analisi effettuate da EY, è principalmente imputabile a una ridotta attività di M&A da parte delle aziende, alla ricerca di un nuovo equilibrio a seguito dell’acuirsi delle tensioni nell’Est Europa; allo stesso tempo i fondi di Private Equity mantengono una forte operatività.

Massimo Antonelli, CEO di EY in Italia e COO di EY Europe West, ha commentato: "Questa fase trasformativa sta avendo degli impatti significativi sulle aziende, che si trovano a dover riformulare la propria strategia di investimento per la crescita in un nuovo contesto. Infatti, soltanto il 13% degli intervistati dichiara che il Covid-19 non ha determinato impatti sul proprio business mentre l’87% ha ben compreso le implicazioni che la pandemia potrà avere nel medio e lungo termine. Inoltre, l’83% degli intervistati dichiara di aver già avviato piani per riorganizzare la propria supply chain. In tale contesto, la maggior parte degli intervistati vede negli investimenti in tecnologie la chiave per ottimizzare costi, migliorare l’interazione con i clienti e perseguire percorsi di sostenibilità. Questo scenario ci porta a dover essere pragmatici, puntando al miglior uso possibile delle risorse del PNRR, per dare la giusta prospettiva di crescita alle persone, alle aziende e al Paese del futuro".

Marco Daviddi, Strategy & Transactions Markets Leader Europe West (nella foto), EY commenta: "Il 44% degli intervistati si aspettano che le loro aziende perseguano acquisizioni nei prossimi mesi, in aumento rispetto al 35% dell’inizio del 2021, anche se è opportuno evidenziare che circa i tre quarti dei CEO intervistati hanno affermato che preferiscono concentrare gli investimenti sul mercato domestico o sulle regioni immediatamente circostanti. I CEO vedono le fusioni e acquisizioni come un acceleratore critico per le strategie di crescita a lungo termine. Ad esempio, proprio in relazione alle crescenti tensioni internazionali, è interessante notare come le strategie di sostenibilità, nel senso ampio del termine, diventano un elemento chiave per le aziende: solo il 24% degli intervistati, infatti, dichiara di perseguire simili iniziative per rispondere ad esigenze normative o regolatorie, mentre circa il 50% afferma di percepirle non solo come un elemento differenziante nel proprio posizionamento con i clienti, ma anche come un’opportunità per stabilire una nuova relazione con i propri stakeholder. Non è dunque un caso che i CEO italiani mettano al primo posto tra le motivazioni per effettuare acquisizioni, con oltre il 36% delle risposte, la possibilità di accelerare la propria strategia di sostenibilità".

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