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Transizione 5.0 è legge: sì della Camera, stretta sul golden power

- di: Anna Montanari
 
Transizione 5.0 è legge: sì della Camera, stretta sul golden power

Con il via libera definitivo della Camera, il decreto Transizione 5.0 diventa legge. L’Aula ha approvato il provvedimento con 156 voti favorevoli e 115 contrari, chiudendo l’iter parlamentare di una misura che punta a rafforzare la modernizzazione del sistema produttivo e, allo stesso tempo, aggiorna un capitolo strategico: quello del golden power, cioè i poteri speciali dello Stato sugli asset considerati sensibili.

Transizione 5.0 è legge: sì della Camera, stretta sul golden power

La cornice è chiara: in una fase di transizione tecnologica, energetica e industriale, il governo intende rendere più solida la capacità di intervento pubblico quando sono in gioco interessi nazionali. Ma il punto più significativo del testo riguarda proprio il perimetro del golden power e le regole di attivazione nel comparto finanziario, con un passaggio che mette nero su bianco un principio già emerso in diversi dossier europei: la sicurezza economica non è più un tema “di contorno”, ma una leva centrale nelle decisioni di tutela strategica.

Transizione 5.0 è legge: sì della Camera, stretta sul golden power
La prima novità introdotta dal decreto riguarda i criteri che consentono allo Stato di esercitare i poteri speciali. Tra questi entra ufficialmente la sicurezza economica e finanziaria, un ampliamento che rende più esplicito l’obiettivo di proteggere non solo infrastrutture, tecnologie e filiere critiche, ma anche la stabilità del sistema nel suo complesso.

In pratica, il golden power si evolve da strumento pensato principalmente per bloccare o condizionare operazioni su asset industriali strategici, a meccanismo che può intervenire anche quando un’operazione societaria o finanziaria viene ritenuta potenzialmente rischiosa per la tenuta economica del Paese. Un passaggio che assume un peso specifico ancora maggiore in un contesto di mercati globali, capitali mobili e crescente competizione tra Stati e grandi operatori, dove la vulnerabilità non si misura solo in termini di difesa o tecnologia, ma anche in termini di controllo e governance.
Il concetto di “sicurezza economica e finanziaria” diventa così un criterio formalizzato, destinato a incidere su valutazioni future: dalla protezione delle filiere produttive alle operazioni di acquisizione, fino alla capacità di garantire continuità e resilienza in settori ad alta sensibilità.

Banche e assicurazioni: prima il parere delle Autorità Ue
La seconda novità è ancora più tecnica, ma potenzialmente decisiva. Il decreto stabilisce che, per il settore finanziario, e quindi per banche e assicurazioni, servirà prima il parere delle Autorità europee competenti. Non è un dettaglio: significa che, quando l’operazione riguarda soggetti vigilati o profili concorrenziali, il livello europeo entra nel procedimento in modo più vincolante.
Il testo prevede infatti che l’attivazione dei poteri speciali, in questi casi, sia subordinata al completamento dei procedimenti pendenti davanti alle Autorità europee competenti sugli aspetti prudenziali e concorrenziali, cioè Bce e Commissione Ue. Tradotto: lo Stato può intervenire, ma non prima che si concludano le valutazioni di competenza europea.

Questo punto mira a evitare sovrapposizioni e conflitti tra norme nazionali e procedure comunitarie, soprattutto in un settore come quello finanziario in cui la vigilanza bancaria è ormai strutturalmente integrata a livello europeo. Allo stesso tempo, però, introduce un vincolo temporale che potrebbe incidere sulla rapidità d’azione nei casi considerati sensibili.

Un equilibrio tra tutela nazionale e regole europee
Nel complesso, l’approvazione definitiva del decreto Transizione 5.0 consegna al Paese una legge che intreccia modernizzazione e protezione strategica. Da una parte, l’obiettivo è spingere investimenti e trasformazione industriale; dall’altra, il messaggio politico e operativo è che la tutela degli interessi nazionali passa anche dalla capacità di presidiare le scelte societarie e finanziarie che possono incidere sulla stabilità economica.
Il rafforzamento del golden power, con l’inserimento della sicurezza economica e finanziaria tra i criteri ufficiali, è un segnale di continuità con un trend europeo più ampio: la transizione non è solo un processo tecnologico, ma anche una questione di controllo, governance e resilienza. E in questa partita, il coordinamento con le Autorità Ue diventa parte integrante delle regole del gioco.

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