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Gaza, cresce il fronte internazionale contro il piano di Israele

- di: Marta Giannoni
 
Gaza, cresce il fronte internazionale contro il piano di Israele

Germania stoppa le esportazioni: diplomazia in affanno e pressioni in salita

Un coro di no diplomatici e la Germania che sorprende: stop alle esportazioni, pressioni in salita e diplomazia in affanno.

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Un coro internazionale di concentrazione e critica

L’8 agosto 2025, il governo israeliano – attraverso il gabinetto di sicurezza – ha approvato una nuova offensiva su Gaza City, scatenando una condanna trasversale. I titoli delle world capitals si sono uniti: i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia e Austria, insieme all’Alto Rappresentante UE, hanno definito la mossa un grave rischio per l’umanità, per la sorte degli ostaggi e per la stabilità della regione.

Allo stesso tempo, la Russia ha definito l’iniziativa un pericoloso incremento delle tensioni e un aggravamento della crisi umanitaria.

La svolta tedesca: stop alle armi verso Israele

In una mossa epocale, la Germania ha comunicato lo stop immediato alle esportazioni di armamenti utilizzabili a Gaza, una decisione senza precedenti nei rapporti bilaterali. Il cancelliere, ieri, ha motivato la scelta richiamandosi all’insostenibilità della situazione umanitaria e alla difficoltà di conciliare la difesa dai terroristi con l’escalation militare.

Famiglie, opinione pubblica, pressioni interne

Sul fronte interno israeliano, cresce la tensione: le famiglie degli ostaggi, rimaste con poche speranze, chiedono con forza un cambio di rotta. In parallelo, l’opinione pubblica è scossa dai numeri: oltre 60.000 vittime palestinesi, crescenti casi di fame e una situazione che rischia di detonare sul piano civico e morale.

Diplomazia in pista frenata, ma non ferma

Sul piano diplomatico, l’inviato americano Steve Witkoff ha incontrato il premier del Qatar in Spagna, cercando un compromesso che chiuda il conflitto in cambio della liberazione degli ostaggi. Una diplomazia attiva, ma contrastata dalle tensioni geopolitiche e dalle crisi.

Oceania compatta: “Quando, non se” sul riconoscimento

Da Queenstown, i premier di Australia e Nuova Zelanda hanno dato un segnale forte: nessuna escalation, sì a una via negoziata e – a loro avviso – realistica e ormai inevitabile, la strada del riconoscimento palestinese. “Quando, non se”, hanno sottolineato i due leader.

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Una svolta globale o un’illusione diplomatica?

Il panorama è chiaro: l’offensiva israeliana ha acceso un fronte globale, dove la diplomazia pare veleggiare tra condanne, blocchi armati e aperture strategiche. La Germania ha tracciato una linea politica netta, ma la sfida resta: trasformare la retorica in meccanismi di pace. Tra crisi umanitaria e ostaggi, il tempo per agire non è più un lusso.

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