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Gaza: prima fase del piano, ostaggi verso casa e tregua

- di: Matteo Borrelli
 
Gaza: prima fase del piano, ostaggi verso casa e tregua
Gaza, primo via libera: ostaggi verso casa e tregua in vista
Trump annuncia l’intesa sulla “prima fase” del piano: scambio di prigionieri, ritiro parziale delle truppe e aiuti. Guterres sollecita il rispetto integrale, Netanyahu apre la Knesset al presidente Usa. Familiari in festa, ma le partite dure restano su disarmo e governance.

(Foto: fotomontaggio dei festeggiamenti a Gaza dopo l'annuncio della tregua).

Israele e Hamas accettano la “prima fase” del piano per Gaza: stop ai combattimenti, scambio di ostaggi e prigionieri, ritiro parziale su una linea concordata e più aiuti umanitari. L’annuncio è arrivato da Washington e ha acceso le speranze di un cambio di stagione dopo due anni di guerra.

Il quadro che cambia (ma non è la fine della storia)

Il messaggio presidenziale ha fissato l’obiettivo: far uscire gli ostaggi e mettere a terra i primi passi di una tregua. Nelle parole del presidente, “tutti gli ostaggi saranno rilasciati molto presto”. Ma il percorso è solo all’inizio: la “prima fase” definisce giorni e settimane, non l’assetto finale.

Le voci e le reazioni

Dal Palazzo di Vetro è arrivato il sostegno alla svolta: “Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati con dignità. Il cessate il fuoco dev’essere permanente. Gli aiuti devono entrare immediatamente e senza ostacoli”, ha scandito il segretario generale. Da Gerusalemme, il presidente israeliano ha parlato di “giornata storica”, mentre il premier ha invitato Trump a parlare alla Knesset; risposta del presidente: “Lo farò sicuramente, se lo vorranno”.

Cosa prevede la “prima fase”

I punti essenziali oggi condivisi: pausa delle ostilità; rilascio degli ostaggi e restituzione dei corpi con scambio di prigionieri; ripiegamento parziale delle forze israeliane; ingresso rafforzato di aiuti e ripristino di servizi essenziali. Per gli scambi, è attesa una finestra operativa rapida.

La regia politica: dal telefono alla squadra negoziale

Tra Casa Bianca e il tavolo egiziano, la regia ha coinvolto inviati speciali e mediatori regionali. Nelle prossime ore si valuta anche una visita del presidente in Israele con un possibile intervento alla Knesset, segnale politico verso la fase due della trattativa.

I nodi che restano

Governance di Gaza, sicurezza interna e disarmo di Hamas sono i capitoli ancora aperti. Si ragiona su una tutela internazionale a guida statunitense e araba e su meccanismi di verifica. Il presidente ha chiarito: “Saremo coinvolti nell’aiutarli a far funzionare l’accordo e a mantenere la pace”.

Famiglie, opinione pubblica e la prova dei fatti

Le famiglie degli ostaggi hanno salutato la notizia: “Il presidente ce l’ha fatta… i nostri cari stanno tornando a casa”. Ma fra annuncio e implementazione si gioca la partita più difficile: logistica degli scambi, eventuali spoiler, tenuta politica dei leader coinvolti.

Cosa guardare nelle prossime 72 ore

  • Firma formale dell’intesa e calendario operativo degli scambi.
  • Mosse sul terreno: riposizionamento delle truppe e accesso umanitario effettivo.
  • Roadmap politica per governance transitoria e sicurezza multilaterale. 
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