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Risparmio di paura, spesa di piacere: l’Italia divisa

- di: Bruno Coletta
 
Risparmio di paura, spesa di piacere: l’Italia divisa
Risparmio di paura, spesa di piacere: l’Italia divisa

Gli italiani risparmiano con il freno a mano tirato e spendono quando l’emozione chiama: in mezzo ci sono lacune informative, scelte prudenziali e la tentazione del “qui e ora”. Un ritratto aggiornato che racconta un Paese che tiene i soldi fermi, ma sogna viaggi, tavole e hobby.

Cosa racconta il nuovo termometro del portafoglio

L’ultima rilevazione su comportamenti e percezioni fotografa una spaccatura netta: una maggioranza che accantona per gli imprevisti e, dall’altra parte, un’Italia che premia esperienze e piaceri prima degli investimenti di lungo periodo. I conti correnti restano il parcheggio preferito, mentre fondi pensione, azioni, obbligazioni e fondi comuni entrano nelle scelte di una minoranza. Colpisce anche la quota, tutt’altro che marginale, di chi non riesce a risparmiare nemmeno quando vorrebbe.

Il messaggio che arriva dal mondo dei consumatori è chiaro: “Gli italiani mettono da parte per difendersi, non per costruire”, avverte chi monitora da vicino abitudini e fragilità. È il risparmio difensivo, non quello progettuale, a guidare molte decisioni.

Il paradosso del conto corrente

Con l’inflazione che mangia potere d’acquisto e i tassi oscillanti, lasciare liquidità ferma è diventato un riflesso condizionato. La preferenza per il conto corrente – talvolta persino per il contante in casa – non è solo prudenza: è anche sfiducia negli strumenti e carenza di informazioni semplici, comparabili e indipendenti.

Non stupisce allora che, davanti a un’entrata extra, molti scelgano di coprire bollette e spese correnti prima di tutto: la priorità è la tenuta del bilancio familiare, non l’ottimizzazione del rendimento.

Dove inciampiamo: alfabetizzazione ancora a metà

Solo una minoranza si sente davvero preparata nella gestione dei propri soldi; una buona fetta si dichiara “abbastanza informata”, ma le scelte reali raccontano altro. L’alfabetizzazione finanziaria – specie sulle decisioni digitali, dalla sicurezza dei pagamenti alle truffe online – resta disomogenea. Tradotto: poca dimestichezza con rischio, tempo e obiettivi porta a ritardare o evitare decisioni utili.

La buona notizia è che quasi uno su due vuole imparare. C’è domanda di strumenti chiari, formati rapidi, esempi pratici: una spinta che il sistema Paese può e deve cogliere.

Tra timore e desiderio: come si decide davvero

Quando il budget lo consente, l’Italia si divide: c’è chi accantona per gli imprevisti e chi si concede viaggi, ristorazione, passioni. Gli acquisti “pesanti” – casa, auto, elettrodomestici – scivolano più in basso nelle priorità, mentre gli investimenti finanziari restano minoritari. Una quota non trascurabile pensa ancora ai beni rifugio come scialuppa.

In filigrana emerge un’altra questione: la pianificazione per i figli compare, ma non domina. La previdenza complementare attira l’attenzione di una parte degli intervistati, segnale di un bisogno di stabilità che cresce con l’incertezza del lavoro.

Cosa serve adesso

Primo: spostare il risparmio dal “parcheggio” al “progetto”. Senza formule magiche, ma con obiettivi, orizzonti temporali e regole semplici. Secondo: alzare l’asticella dell’educazione finanziaria, soprattutto digitale, per leggere costi, rischi e opportunità. Terzo: informazioni trasparenti e comparabili su rendimenti netti e rischi effettivi, accessibili a tutti.

Ultimo, ma decisivo: fiducia. Regole stabili, vigilanza efficace e canali di tutela credibili sono l’antidoto all’immobilismo. Come ricordano gli operatori del settore, “non basta risparmiare: bisogna dare un compito a quei soldi”.

La traiettoria dei prossimi mesi

Se redditi e occupazione tengono e l’inflazione si raffredda, la propensione al consumo può respirare; ma senza alfabetizzazione diffusa e strumenti comprensibili, l’eccesso di liquidità resterà bloccato nei conti. In positivo, cresce l’attenzione per previdenza, diversificazione e protezione dai rischi: il cantiere è aperto, serve accelerare.

L’Italia risparmia per difesa e spende per piacere. Per trasformare il risparmio in crescita servono conoscenza, pianificazione e fiducia. Il resto è inerzia.

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