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Pensioni, fisco, Tfr: il piano bollente della manovra 2026

- di: Bruno Legni
 
Pensioni, fisco, Tfr: il piano bollente della manovra 2026
Pensioni, fisco, Tfr: il piano bollente della manovra 2026
Soglie congelate, Tfr in prestito, tasse giù: ecco il rebus della legge di bilancio.

(Foto: il ministro dell'Economia, Giovanni Giorgetti, e la premier Giorgia Meloni).

Conti e scenari: la rivalutazione costa, ma c’è margine

Con un’inflazione acquisita per il 2025 all’1,7% e una spesa complessiva per le pensioni intorno a 355 miliardi, una rivalutazione uniforme porterebbe il conto oltre i 6 miliardi. Applicando però il meccanismo a fasce confermato nell’ultima legge di bilancio — 100% fino a quattro volte il minimo, 90% tra quattro e cinque volte, 75% oltre — il fabbisogno scenderebbe a circa 5 miliardi. È il primo numero vero della partita autunnale, ma non l’unico: le coperture andranno incastrate con il resto del cantiere fiscale.

Previdenza al bivio: Tfr come chiave per uscita anticipata?

Resta sul tavolo l’ipotesi di utilizzare il Tfr come rendita per accompagnare l’uscita dal lavoro a 64 anni, affiancando e rafforzando la previdenza complementare. L’idea punta a mobilitare risorse private senza aggravare la spesa corrente dello Stato, riducendo il salto tra lavoro e pensione e rendendo più fluida la gestione del fine carriera nelle imprese.

Parallelamente, il governo guarda al congelamento dell’aumento di tre mesi dell’età pensionabile previsto dal 2027 come adeguamento alla speranza di vita. Il costo stimato a regime è nell’ordine di 3 miliardi, con un impatto iniziale più contenuto. A dare fiato ai conti potrebbe essere la flessione dei rendimenti dei titoli di Stato: una dinamica che, sul fronte interessi, libera un tesoretto biennale stimato in circa 13 miliardi.

Proposte di Forza Italia: tasse più leggere e salari più forti

Nel capitolo fiscale, Forza Italia indica undici priorità con un filo rosso: dare ossigeno ai redditi medio-bassi e spingere gli investimenti. In cima, il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% fino a 60.000 euro. Insieme, la detassazione di premi di produzione, straordinari, festivi e tredicesime, per aumentare il netto in busta nelle fasi di maggiore intensità produttiva e sostenere i consumi.

Sul versante imprese, torna l’Ires premiale legata a investimenti e occupazione qualificata: un incentivo a orientare il capitale verso transizione digitale, filiere strategiche e produttività. La bussola politica è chiara: “meno tasse, più crescita”, ma le compatibilità di bilancio imporranno scelte e gradualità.

Noi moderati: più vantaggi per chi inizia

Il pacchetto di Noi Moderati punta sui nuovi entranti nel mercato del lavoro: esenzione Irpef per i primi quattro anni, maggiori detrazioni per le spese scolastiche, supporto alle scuole paritarie e rimozione del tetto al cinque per mille per il volontariato. La logica è favorire accumulo di competenze e stabilizzazione dei giovani, con un primo impatto sul cuneo fiscale nei percorsi iniziali.

Stare in equilibrio tra sostenibilità dei conti e spinte politiche

Il mosaico della manovra 2026 si compone tra equilibri di sostenibilità dei conti e spinte politiche. Sul fronte previdenziale, si cerca una via d’uscita ordinata dall’inverno demografico: un mix tra rivalutazioni mirate, flessibilità a 64 anni tramite Tfr e stop all’aumento automatico dell’età pensionabile. Sul fisco, l’asse si sposta verso redditi medio-bassi e investimenti, evitando scosse al credito e preservando la fiducia degli operatori.

La variabile cruciale resta la credibilità delle coperture: il risparmio sugli interessi è un vento favorevole, ma per tradurlo in riforme stabili serviranno regole chiare, tempi certi e una regia che metta in fila priorità e impatti. Il test, come sempre, sarà nella Nota di aggiornamento e nella bozza di legge di bilancio: lì si capirà quanto spazio c’è per trasformare gli slogan in provvedimenti misurabili.

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