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La pioggia di lodi europee su Draghi complica il toto-Quirinale

- di: Redazione
 
La pioggia di lodi europee su Draghi complica il toto-Quirinale
Prima o poi Mario Draghi dovrà pure rispondere alla più scontata delle domande che gli si potrebbero porre in questi giorni, ma che ancora non gli è stata formulata ufficialmente: presidente, cosa vuole fare da grande?
Il bello è che, nel silenzio ufficiale totale di Draghi, in tanti sembrano volersi sostituire a lui, davanti all'interrogativo sull'immediato futuro, con molti consigli più o meno interessati.
L'ultimo arrivato è il britannico The Economist che ha letteralmente tessuto le lodi di Draghi, ma anche dell'Italia, dipinta come il Paese che ha raggiunto le migliori performance davanti alla pandemia, sia in campo economico che in quello della lotta al virus.

La pioggia di lodi europee su Draghi complica il toto-Quirinale

Tanto da meritarsi l'etichetta di ''Paese dell'anno'', anche grazie alla guida di ''un premier competente e rispettato a livello internazionale''. Una vera e propria incoronazione che, se non parlassimo dell'Italia, dovrebbe essere presa con soddisfazione. Ma, invece, l'entusiastica presa di posizione di The Economisti complica ancora di più il nostro quadro politico e, quindi, rende inestricabile il nodo delle ipotesi sul prossimo futuro del Paese.

Il settimanale britannico ha detto quello che tutti pensano di Mario Draghi (fatta qualche eccezione giornalistica, addebitabile a irriducibili nostalgici di Giuseppe Conte, nonostante le molte falle dell'esperienza da presidente del consiglio dell'autonominato 'avvocato del popolo'), quasi spingendolo a restare dove è oggi perché, in caso contrario, l'Italia potrebbe fallire nell'impresa di fare recuperare al 'sistema-Paese' le posizioni ante-pandemia.
Ma questo endorsement non scioglie alcuni dubbi, che sono sostanziali, perché, nel caso di una conferma di Draghi a palazzo Chigi, i partiti che più spingono verso elezioni anticipate dovrebbero aspettare un altro anno.
E in dodici mesi possono accadere molte cose, tali anche da stravolgere l'attuale quadro politico.

Ma, se, invece, il futuro di Draghi lo portasse al Quirinale, c'è il rischio reale che l'Italia perda l'attuale appeal - almeno in Europa - che gli viene riconosciuto anche (o soprattutto) per il prestigio personale di chi lavora al primo piano di palazzo Chigi. Con tutte le conseguenze del caso.
Perché se oggi Mario Draghi riesce ad imporre le sue idee e la sua linea anche in sede comunitaria - facendo gli interessi italiani - non è detto che il suo successore (chi esso sia, a quale schieramento appartenga) sappia fare lo stesso, ovvero riesca a raggiungere gli stessi obiettivi.

Mentre si resta in attesa che il volto di Draghi abbandoni la modalità ''sfinge'', è interessante notare che l'Europa (non solo quella targata Ue) , in modo poco usuale, prenda posizione sulle vicende italiane e lo faccia in modo costruttivo. Nel senso che in passato alcune importanti testate giornalistiche europee hanno fatto entrate a gamba tesa sulla politica italiana, ma raramente i loro commenti sono stati improntati a lodi sperticate, come appunto del caso di The Economist.

Quindi, per dirla senza perdere tempo, l'Europa (e anche la Gran Bretagna) ci sta dicendo di non disperdere il patrimonio di consenso che Mario Draghi a saputo crearsi, accrescendo quello che si portava dietro dai tempi della Bce. O, usando un giro di parole, l'Europa si sta chiedendo, seriamente, se ci sia in giro in Italia qualcuno che possa prendere il posto di Draghi per proseguirne l'opera. Ad essere sinceri, di potenziali candidati non è che ce ne siano molti in giro, quando invece di aspiranti ce ne sono tanti, ma con un carico di aspettative sovradimensionato rispetto alla loro qualità, umana e politica.
Infine, un'ultima considerazione: se Draghi restasse a palazzo Chigi, c'è già chi ha prenotato uno dei posti ai blocchi di partenza nella corsa verso il Quirinale. Tra i quali un anziano signore, benestante e con un fidanzata giovanissima, il cui solo pronunciare il cognome provoca attacchi di orticaria in molti.
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