Il sottile confine tra giornalismo d'inchiesta e scoop: indagato Fabrizio Corona

- di: Bianca Balvani
 
Le ''importanti fragilità personali', evidentemente riconosciute dopo accurati esami del suo profilo psicologico, oltre a essere un problema, sono state per Fabrizio Corona una manna poiché gli hanno concesso di evitare una permanenza in carcere che sarebbe stata deleteria.
Oggi Corona comunque riconquista il palcoscenico della cronaca dopo la notizia che avrebbe fatto da sponda a due improvvisati hacker che, avendo evidentemente Julian Assange come stella polare, ma con una forte componente di lucro, gli avevano proposto di acquistare un dossier composto da file telematici sottratti all'Arma dei carabinieri e riguardanti presunti segreti inconfessabili intorno alla cattura di Matteo Messina Denaro.
Ora i due - un maresciallo dei carabinieri, Luigi Pirollo, e un consigliere comunale di Mazara del Vallo, Giorgio Randazzo - sono finiti agli arresti domiciliari, mentre nei confronti di Corona potrebbero essere mosse delle contestazioni relative al possesso di documenti conseguenza di un furto. Come quella di ricettazione.

Il sottile confine tra giornalismo d'inchiesta e scoop: indagato Fabrizio Corona

Quindi una nuova grana per il ''cattivo ragazzo'' del giornalismo che non è più tale, essendosi tramutato - il giornalismo - nella ricerca spasmodica dello scoop, che rende economicamente certo molto di più delle normali notizie.
Ma, in questo caso, semmai esiste un limite tra giornalismo buono e cattivo, è stato abbondantemente superato perché, se l'inghippo fosse andato in porto, la più grande operazione contro la mafia, dopo la cattura dei vecchi boss di Cosa Nostra, sarebbe stata coperta dal dubbio che Messina Denaro aveva molti più segreti di quelli scoperti, perché uno dei suoi covi principali non sarebbe stato perquisito dopo l'arresto, consentendo ai complici del padrino di svuotarlo dei suoi compromettenti contenuti.

Ma si tratterebbe di una non notizia, fatta diventare un possibile scoop rilevando l'assenza dell'indirizzo di un covo tra l'elenco di quelli perquisiti (ma si tratterebbe di una dimenticanza) e quindi costruendo, su questo, un complotto.
Lasciamo da parte le considerazioni per questi due scalcagnati hacker da dopolavoro, in attesa che sulla loro sorte decida la magistratura giudicante. Anche se auspichiamo che il carabiniere, dopo una condanna che traduca la gravità di quanto avrebbe fatto, capisca l'enormità del suo gesto che poteva gettare discredito sul lavoro che, da anni, stavano conducendo i suoi colleghi per catturare il boss latitante.

L'avvocato di Fabrizio Corona, Ivano Chiesa, ha così commentato: "Trovo la vicenda assolutamente incredibile. Fabrizio Corona era assolutamente d'accordo con Moreno Pisto nel fare denuncia. E, inoltre, non ha pubblicato niente, nemmeno di essere stato contattato, che era comunque una notizia. La ricettazione? Ma che reato è? Quando c'è di mezzo Corona sembra di stare nel film Matrix in cui diritto e realtà vengono storpiati".

Bisogna, però, parlare di come Fabrizio Corona forse pensava di capitalizzare la fortuna d'essere stato contattato dai due novelli Butch Cassidy e Billy the Kid telematici (ma forse è più corretto chiamarli Gianni e Pinotto) , ben sapendo che il materiale che gli si stava proponendo era conseguenza di un reato. Cosa che dovrebbe essere apparsa chiara, vista la natura dei file e la loro origine.

Eppure ha cercato di trarne beneficio. Ora qui non si discute il Corona spregiudicato imprenditore di sé stesso, ma del Corona che doveva pur sapere che quanto si stava preparando a cedere al migliore offerente, essendo evidente la delicatezza della materia e la evidente montatura che su di essa si stava creando, sarebbe stato un colpo durissimo all'Arma dei carabinieri e alla credibilità dello Stato. E non si sarebbe trattato solo di fango sull'operato di uomini che rischiano, quotidianamente, la vita, ma, vista la gravità delle cose che si stava preparando a propalare, avrebbe spazzato carriere ed esistenze. Qui non è il cantante che pomicia con qualcuno/qualcuna che non il/la partner ufficiale. Qui ci sono vite in gioco per mero calcolo economico. La domanda è la solita: quanto denaro si dovrebbe incassare pensando a chi poteva essere travolto da accuse manifestamente non fondate?
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