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Confindustria chiede un piano da 8 miliardi l’anno per rilanciare il PIL. Meloni: “Su ex Ilva servono responsabilità condivise”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Confindustria chiede un piano da 8 miliardi l’anno per rilanciare il PIL. Meloni: “Su ex Ilva servono responsabilità condivise”

Durante l'assemblea generale di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha avanzato una proposta forte e articolata: un piano straordinario da 8 miliardi di euro l’anno per sostenere gli investimenti pubblici e rilanciare la crescita. L’obiettivo, dichiarato con chiarezza, è ottenere un incremento del PIL pari al 2% nel triennio, invertendo una tendenza di stagnazione e frammentazione produttiva che da anni penalizza il sistema economico italiano. Orsini ha parlato di “visione di sistema” e della necessità di risposte coordinate e strutturali da parte di tutte le componenti del tessuto sociale e istituzionale.

Confindustria chiede un piano da 8 miliardi l’anno per rilanciare il PIL

Imprese, sindacati, governo e Parlamento, secondo Confindustria, devono operare come una sola squadra per non perdere l’occasione offerta dalla finestra geopolitica e industriale attuale. Il piano non si limita agli incentivi: prevede anche semplificazioni normative, stimolo all’innovazione e interventi mirati sulle filiere strategiche.

Una nuova stagione per il patto sociale
Il presidente di Confindustria ha messo al centro del suo intervento la parola “corresponsabilità”, invocando un patto tra le parti sociali che non si limiti alla distribuzione delle risorse ma che diventi piattaforma di rilancio condiviso. Orsini ha criticato le lentezze burocratiche, il disallineamento tra le politiche pubbliche e la realtà produttiva, e la mancanza di un disegno chiaro di politica industriale. “Serve un’azione straordinaria”, ha ribadito, sottolineando che senza investimenti anticiclici e un piano di lungo termine, l’Italia rischia di restare indietro rispetto ai competitor europei. Il punto chiave è la produttività, da rafforzare con innovazione, capitale umano e tecnologie avanzate. Orsini ha chiesto anche che si torni a parlare seriamente di energia, sostenendo la necessità di sganciare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili e riprendere il dibattito sul nucleare.

Meloni sull’ex Ilva: “Aiutino tutti”
All’assemblea è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha centrato il suo messaggio sulla necessità di un impegno condiviso, citando il caso dell’ex Ilva come esempio emblematico. “C’è bisogno che tutti gli attori diano una mano e che nessuno metta i bastoni tra le ruote. Credo che tutti comprendano cosa c’è in ballo”, ha dichiarato Meloni con tono deciso, sollecitando una responsabilità collettiva per affrontare una vertenza che si trascina da anni. La premier ha difeso l’operato del suo governo, affermando che l’esecutivo sta facendo la propria parte e continuerà a farla, ma ha anche chiesto che lo stesso avvenga da parte delle istituzioni europee, delle amministrazioni locali e dei soggetti industriali coinvolti. Il riferimento è diretto all’atteggiamento finora ambiguo di alcuni stakeholder e al rischio che la mancata cooperazione possa compromettere la tenuta del polo siderurgico di Taranto.

Il quadro economico generale e il ruolo delle imprese
Meloni ha ribadito alcuni segnali positivi che, a suo avviso, dimostrano la ritrovata centralità dell’Italia sui mercati. Tra questi, la riduzione dello spread, la tenuta della domanda interna e la crescente attrattività del sistema industriale per gli investitori esteri. Tuttavia, ha riconosciuto che molto resta da fare, soprattutto sul fronte delle semplificazioni normative e della giustizia amministrativa. Ha quindi rilanciato la necessità di una sinergia stabile tra governo e imprese, senza contrapposizioni ideologiche. Il ruolo di Confindustria, ha detto, è essenziale per costruire “un’Italia che produce, che esporta, che compete”. Le sue parole hanno raccolto l’approvazione della platea, ma anche la consapevolezza che la sfida è ancora tutta da giocare. Il tema dell’ex Ilva resta il banco di prova principale per capire se davvero il Paese sia in grado di affrontare una grande transizione industriale senza lasciare indietro interi territori e settori.

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