Tra geopolitica, trimestrali e nuove scintille istituzionali attorno alla Fed, i listini del Vecchio Continente chiudono sparsi: Piazza Affari regge il colpo, Londra aggiorna i record, mentre Parigi e Francoforte arretrano. Sullo sfondo, oro ancora tonico e energia in ripresa.
La seduta europea si è mossa come un pendolo: da un lato la voglia di non perdere il treno dei massimi toccati a inizio anno, dall’altro la prudenza tipica delle giornate in cui da New York arrivano in sequenza trimestrali bancarie e nuovi dati macro. Il risultato è una fotografia “a macchia di leopardo” dei mercati: il FTSE MIB chiude in lieve rialzo a 45.647 punti (+0,27%), mentre il FTSE Italia All-Share avanza a 48.489 punti (+0,31%). Nel resto d’Europa, Londra mette a segno un progresso dello 0,46% (a 10.184 punti) e resta il faro acceso del Continente, mentre Parigi cede lo 0,19% e Francoforte scivola di circa 0,53%. A livello paneuropeo, lo Stoxx 600 chiude comunque in piccolo vantaggio (+0,18%), segnale che la partita si è giocata più su rotazioni settoriali che su un “risk off” generalizzato.
A increspare il sentiment, come spesso accade quando i listini sembrano voler correre e qualcuno “tira il freno a mano”, sono tornate in primo piano due variabili ad alta tensione: la crisi tra Iran e Stati Uniti (con il mercato dell’energia pronto a reagire a ogni indiscrezione su rotte e forniture) e lo scontro politico-istituzionale attorno alla Federal Reserve, che ha riaperto il tema dell’indipendenza della banca centrale. In trading room il concetto si traduce in una frase semplice: meno visibilità sul futuro dei tassi, più volatilità sui multipli.
Sul fronte valute, l’euro resta sostanzialmente stabile contro il biglietto verde in area 1,166, un livello che racconta più equilibrio che entusiasmo: la moneta unica non affonda, ma nemmeno strappa. È uno di quei giorni in cui i mercati sembrano dire: “prima i conti, poi i giudizi”.
Sul fronte materie prime, invece, la colonna sonora è decisamente più vivace. L’oro tiene il passo e consolida il rialzo di giornata (circa +0,7%), con un prezzo che si muove attorno a 4.618 dollari l’oncia dopo aver aggiornato in mattinata nuovi picchi storici sopra 4.640-4.647 dollari sugli scambi internazionali: un segnale di domanda difensiva che non molla la presa, alimentata dall’incertezza geopolitica e dal dibattito sui tassi. Il petrolio WTI risale e si riporta in area 61,78 dollari al barile (circa +1,0%), mentre il Brent oscilla intorno a 66 dollari, sostenuto dal premio al rischio legato al Medio Oriente anche se il mercato continua a monitorare i flussi globali e le scorte. E il gas europeo (TTF) si conferma tonico: il contratto di riferimento viaggia attorno a 32 euro/MWh, con rialzi nell’ordine del 3-4% nella seduta.
Sul mercato dei titoli di Stato, lo spread BTP-Bund resta in area 70 punti base, con il rendimento del BTP decennale attorno al 3,41%. In pratica: premio per il rischio sotto controllo, ma non abbastanza basso da far scattare euforia. È quel tipo di equilibrio che rende più “selettivo” il listino azionario, soprattutto nei comparti più sensibili ai tassi.
A Piazza Affari, la giornata ha avuto un protagonista chiaro e un copione altrettanto chiaro: TIM ha acceso i riflettori con un balzo di +4,65%, portandosi in testa al paniere principale e facendo da locomotiva a un listino che, altrimenti, avrebbe rischiato di restare impantanato nella parità. Subito dietro, spinta decisa per Prysmian (+3,45%), mentre il blocco delle utility si è mostrato compatto: A2A (+2,37%) e Hera (+2,32%) in evidenza, con un mercato che continua a premiare difensivi e dividendi quando l’orizzonte macro è “nuvoloso ma non tempestoso”.
Sul lato opposto del tabellone, le vendite colpiscono Brunello Cucinelli (-3,32%), mentre tra i finanziari arretra Banco BPM (-2,53%). Seduta complicata anche per STMicroelectronics (-2,35%) e Inwit (-2,28%). In altre parole: nella giornata in cui il mondo guarda le banche USA e i segnali macro, una parte del listino italiano si muove per “copertura” e rotazioni, più che per notizie societarie domestiche.
Nei segmenti oltre il listino principale, il tono resta costruttivo: FTSE Italia Mid Cap a +0,87% e FTSE Italia Small Cap in progresso di circa +0,9%. Qui, però, la storia si fa ancora più “da mercato”, fatta di accelerazioni improvvise e prese di beneficio chirurgiche.
Sul FTSE MIB, i titoli più brillanti della seduta sono stati TIM, Prysmian, A2A, Hera e Azimut (tutti tra i migliori rialzi giornalieri). In coda, invece, i cali più pesanti si concentrano su Brunello Cucinelli, Banco BPM, STMicroelectronics, Inwit e Moncler, con un quadro che mescola consumo di fascia alta, tecnologia e banche: esattamente i comparti che risentono di più quando il mercato si interroga su crescita e tassi.
Nel Mid Cap spiccano Banca Ifis (+5,22%), Sesa (+4,16%), Safilo (+3,96%) e Moltiply Group (+3,88%), seguiti da Luve (oltre +3%). Sul versante ribassi, giornata amara per Ferretti (-4,30%), Philogen (-3,14%) e Juventus (-2,47%): tre storie diverse, un unico risultato sul tabellone.
Sul fronte Small Cap, tra i maggiori rialzi si mettono in luce Ops Ecom (+14,10%), Fidia (+5,66%), Altea Green Power (+5,66%), PLC (+4,41%) e Revo Insurance (+4,26%). Tra i peggiori, invece, scivolano E.P.H. (-7,43%), Aeffe (circa -5,7%), Enervit (-5,47%), Elica (-3,25%) e CSP International (-3,16%). È il segmento dove il mercato “fa mercato” in modo più puro: meno inerzia, più scatti.
Wall Street (metà seduta). Se l’Europa chiude sparsa, gli Stati Uniti scelgono un colore più netto: il rosso. A metà seduta Wall Street si muove in calo, con Dow Jones attorno a -0,6%, S&P 500 vicino a -1,0% e Nasdaq intorno a -1,5%. Il mercato sta digerendo un mix impegnativo: trimestrali bancarie non sempre convincenti, dati macro contrastati e un contesto politico che aggiunge rumore di fondo.
Nel racconto della giornata, il punto non è solo “chi ha battuto le stime”, ma cosa succede dopo: la reazione dei titoli segnala che gli investitori chiedono più visibilità su margini, costi e qualità degli utili. E quando la finanza americana zoppica, l’Europa tende a ricalibrare il passo, specie nei comparti ciclici.
In questo quadro, l’energia fa da contrappeso: petrolio e gas restano sorvegliati speciali e, con loro, tutte le società esposte a flussi e prezzi. È una coperta corta: se l’energia sale troppo, riaccende il dibattito sull’inflazione; se scende, segnala timori sulla domanda globale. Per ora, il mercato sembra accontentarsi di un rialzo “gestibile”, alimentato più dal rischio geopolitico che da segnali di surriscaldamento dell’economia.
E a proposito di politica monetaria: la discussione sull’autonomia della Federal Reserve resta la variabile che non entra mai nei modelli, ma finisce sempre nei prezzi. In gergo, è il classico fattore che può cambiare l’umore in un pomeriggio. Come sintetizza un operatore interpellato a Milano:
"In giornate così il mercato fa due cose: compra le storie solide e mette in pausa il resto. Il problema non è il dato di oggi, è la fiducia su chi decide domani".
Il bilancio, dunque, è quello di una seduta europea vivace ma selettiva: Milano strappa il segno più grazie a TIM e a un fronte utility compatto; Londra continua a macinare record; Parigi e Francoforte frenano. Con euro stabile, oro tonico e petrolio in recupero, la sensazione è che il mercato stia entrando in modalità “controllo qualità”: meno corsa a occhi chiusi, più attenzione ai dettagli. E i dettagli, da qui in avanti, arrivano soprattutto dalle trimestrali e dalla traiettoria dei tassi.