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Censis, le economie occidentali nella stretta del debito

- di: Alberto Venturi
 
Censis, le economie occidentali nella stretta del debito

Le economie avanzate stanno entrando in una nuova fase di vulnerabilità finanziaria, segnata da un livello di indebitamento che non ha precedenti in condizioni ordinarie. È quanto emerge dal 59° Rapporto Censis, nel capitolo dedicato a “Il grande debito e il secolo delle società post-welfare”. Secondo l’analisi, la crescita del debito non è più un fenomeno circoscritto a pochi Paesi: entro il 2030 il rapporto debito pubblico/Pil dei membri del G7 supererà il 137%, riportandosi sui livelli raggiunti nel 2020 durante la pandemia, ma questa volta senza shock sanitari o calamità esterne a giustificarne l’esplosione. Ne deriva una fragilità strutturale, destinata a incidere sul modello di welfare degli Stati avanzati, sempre più sottoposto a pressioni finanziarie.

Censis, le economie occidentali nella stretta del debito

L’arco temporale compreso tra il 2001 e il 2024 mostra una crescita disallineata tra andamento economico e indebitamento pubblico. Nei Paesi del G7 il debito è passato dal 75,1% al 124% del Pil, mentre la crescita economica ha mantenuto ritmi modesti. Il fenomeno ha interessato tutte le principali economie: in Italia il rapporto debito/Pil è salito dal 108,5% al 134,9%, in Francia dal 59,3% al 113,1%, nel Regno Unito dal 35% al 101,2%, negli Stati Uniti dal 53,5% al 122,3%. Il risultato è che l’Italia, spesso individuata come l’“anello debole” dell’Europa, non rappresenta più un unicum, ma si colloca in un contesto in cui le tensioni sui conti pubblici sono diffuse e in crescita.

Un welfare destinato a ridimensionarsi
La combinazione tra un ingente debito accumulato e una dinamica demografica sfavorevole contribuisce, secondo il Censis, a configurare un “inevitabile ridimensionamento del welfare”. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione della forza lavoro attiva e la necessità di sostenere nuove forme di protezione sociale richiederanno risorse crescenti in un momento in cui la spesa pubblica dovrà confrontarsi con vincoli di sostenibilità sempre più stringenti. Lo shock atteso sulle finanze pubbliche viene paragonato a quello sperimentato durante la pandemia, con la differenza che la nuova ondata di indebitamento non sarà legata a un’emergenza eccezionale ma maturata in condizioni ordinarie. Questo pone interrogativi sulla capacità degli Stati di mantenere livelli adeguati di servizi e prestazioni sociali.

Il caso italiano tra record del debito e costi crescenti
L’Italia, pur non essendo più l’unico Paese in forte tensione finanziaria, registra comunque livelli di indebitamento tra i più elevati dell’Unione. A settembre il debito pubblico ha toccato il valore record di 3.081 miliardi, con un aumento del 38,2% rispetto allo stesso mese del 2001. La dinamica dei costi di finanziamento rende il quadro ancora più complesso: nell’ultimo anno la spesa per interessi è stata pari a 85,6 miliardi, pari al 3,9% del Pil. Si tratta del valore più elevato nell’Ue, con la sola eccezione dell’Ungheria, che registra il 4,9%. Anche Paesi storicamente considerati fragili come la Grecia hanno un’incidenza inferiore, ferma al 3,5%, mentre la media europea è lontana, all’1,9%. La pressione degli oneri finanziari sottrae margini di manovra alla politica fiscale e limita la possibilità di intervento per sostenere crescita e investimenti.

Verso una nuova fase delle politiche pubbliche
Il rapporto del Censis sembra indicare che la combinazione tra debito elevato, bassa crescita e trasformazione demografica segnerà il passaggio verso una fase di “post-welfare”, caratterizzata da sistemi pubblici più ridotti e selettivi. La sfida per i governi sarà quella di conciliare equilibrio di bilancio, sostenibilità sociale e competitività economica in un contesto di risorse sempre più limitate. Se il 2030 rappresenterà davvero la soglia critica delineata dall’istituto di ricerca, la capacità di intervenire oggi sulle traiettorie macroeconomiche sarà determinante per evitare che l’attuale accumulo di debito si traduca in un vincolo permanente alla crescita futura.

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