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Capelli

- di: Domenico Riitano

Negli ultimi anni il disagio causato dalla calvizie è notevolmente diminuito per cui gli autotrapianti di capelli sono meno richiesti. Un tempo quello di Yul Brinner, attore di fascino e successo nonostante la totale calvizie, era un caso isolato; oggi invece sono tanti i personaggi famosi che sfoggiano con disinvoltura una testa calva o rasata e molti giovani li imitano, non vivendo più la mancanza di una folta chioma come un problema. Alcune persone di generazioni meno recenti, invece, oltre a sottoporsi ad autotrapianti, continuano ad usare l’escamotage dei lembi di rotazione del cuoio capelluto ricchi di capelli che, vengono spostati a ricoprire le aree glabre o usare  dei parrucchini. In commercio ce n’è un’ampia gamma, dai più classici, e visibili, ai nuovi che, grazie a colle particolari, costituiscono un rivestimento quasi totale e discreto. Ma le controindicazioni sono parecchie: costi elevati, manutenzione costante, accortezze particolari per poter indossare un oggetto che ha sempre qualcosa di innaturale.

E’ preferibile allora rivolgersi a un bravo chirurgo che, dopo un’attenta analisi della situazione del paziente, lo aiuterà non tanto a rimettere i capelli dove sono stati persi ma soprattutto a ricreare un’immagine naturale nella quale ci si possa riconoscere con soddisfazione negli anni.
L’intervento si svolge in anestesia locale - o in anestesia generale se il paziente lo richiede - unita ad una sedazione, e consiste nell’espiantare i bulbi piliferi da una zona del cuoio capelluto, in genere quella occipitale perchè i bulbi di questa  zona sono inattaccabili dagli ormoni che causano la caduta, per cui una volta attecchiti mantengono la loro stabilità , per impiantarli nella zona dove i capelli sono più radi.
In genere si interviene prelevando una sottile fetta di cuoio capelluto che viene suddivisa in piccoli frammenti da cui si ricavano microinnesti follicolari contenenti uno/tre capelli, in base alle esigenze del singolo caso e delle aree che si desidera trattare. Vengono poi praticate delle microincisioni nelle aree da trapiantare e in queste vengono inseriti i microinnesti. Nella regione frontale si inseriscono due/tre file di impianti monobulbari da cui nasce un solo capello; dietro queste tre file si inseriscono degli innesti che contengono due/tre capelli mentre nella regione posteriore gli impianti possono essere più ricchi di bulbi. In un intervento medio si trasferiscono circa 700-800 capelli, nei casi di calvizie avanzata, invece, si arriva a circa 3500 ed è possibile effettuare più di un’operazione sulla stessa area per infoltirla ulterorimente.
La percentuale di sopravvivenza dei capelli trasferiti è di circa l’80%.

Un’altra modalità d’intervento consiste nel prelevare dei punch, zolle circolari di cuoio capelluto all’interno delle quali si trovano dei bulbi piliferi. I punch si inseriscono in una zona dove viene praticato in precedenza un vuoto, come in un vaso si mette una nuova piantina dopo aver tolto della terra per accoglierla.
Nell’autotrapianto si può usare una tecnica mista: un primo infoltimento si ottiene dall’innesto dei punch per poi creare impianti monobulbari e riempire i vuoti tra i punch.
Il paziente deve sapere che più la superficie da impiantare è ampia più l’inserimento di capelli sarà diradato. Non si può infatti rinfoltire una vasta area con un piccolo prelievo perché la possibilità di prelievi è limitata. Gli esiti migliori si ottengono nelle persone che hanno la cosiddetta chierica, a cui cioè mancano i capelli nella zona occipitale; in questo caso tutta la parte che viene tolta dalla regione posteriore riesce a produrre un infoltimento soddisfacente. Buoni risultati si hanno anche nelle persone che hanno la cosiddetta fronte alta perché con un impianto di piccole dimensioni si crea una nuova linea anteriore formata da tanti innesti monobulbari.
Non conviene mai effettuare infoltimenti eccessivi e creare una prima linea troppo spostata in avanti, verrebbero a mancare i capelli nella zona posteriore, producendo un effetto da “francescano”. E’ innaturale infatti una striscia di due-tre centimetri piena di capelli seguita dal vuoto che non è più riempibile perché mancano le zone donatrici. Quindi è creare un’area mediamente piena ma ben distribuita piuttosto che una folta ma con la chierica. Oggi si parla moltio della tecnia FUE che praticamente è un’evoluzione della tecnica con i punch, infatti si fanno dei microprelievi, praticamente si estraggono singoli follicoli dalle aree donatrici, ricche di capelli per poi innestarli nelle zone glabre o diradate. La tecnica richiede una grande manualità e pazienza nell’esecuzione. Si riescono a trapiantare anche 3500 bulbi e più.
Prima di affrontare un autotrapianto bisogna considerare la fase di intervallo tra l’inizio della perdita dei capelli e la stabilizzazione del fenomeno. Molti infatti iniziano a perdere i capelli in giovane età. In questo caso è corretto aspettare che la situazione si sia più o meno stabilizzata e valutare l’evoluzione futura. Inoltre, poiché l’inserimento dei bulbi può danneggiare i capelli ancora presenti nella zona, impiantandone di nuovi si rischia di danneggiare quelli presenti.

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