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Budapest, l’orgoglio sfida Orbán e riaccende la voglia di libertà

- di: Marta Giannoni
 
Budapest, l’orgoglio sfida Orbán e riaccende la voglia di libertà
Budapest Pride 2025, la piazza più grande dal Muro
In 200mila in piazza al Pride ungherese: è la più grande manifestazione dai tempi del Muro. Sotto accusa il premier, ma anche l’Europa.

Una marea arcobaleno contro il muro di Orbán

Quando le strade si riempiono di corpi, colori, bandiere e voci, a volte è più di una parata. A volte è un terremoto. Così è stato il Budapest Pride 2025: una manifestazione travolgente, gioiosa e pacifica che ha portato quasi 200.000 persone a sfilare lungo le arterie principali della capitale ungherese.

Non una marcia rituale, ma un’esplosione di libertà contro una democrazia mutilata. “Come nel 1989”, hanno detto in molti. Solo che oggi il muro lo alza Viktor Orbán, un primo ministro che da oltre un decennio accentra potere, reprime le minoranze, modifica le leggi elettorali, zittisce la stampa.

Eppure, stavolta, il popolo ha risposto. “Vogliamo vivere in un Paese libero. È tutto ciò che chiediamo”, ha detto Klára, 26 anni, studentessa di sociologia, mentre sventolava una bandiera arcobaleno dipinta a mano.

La piazza più grande dal 1989

L’immagine simbolo della giornata è stata una bandiera europea lunga oltre cento metri che ha attraversato il Ponte della Libertà. Attorno, slogan ironici e rabbiosi contro Orbán e Bruxelles: “Devi decidere se difendere Orbán o la democrazia”, recitava un cartello.

Il corteo si è snodato tra le proteste dell’ultradestra di Mi Hazank. Alla fine, solo poche decine di militanti, ignorati dalla folla, hanno provato a disturbare la giornata.

La polizia ha mantenuto un profilo basso, ma lungo il tracciato sono state installate telecamere per il riconoscimento facciale, denunciate da ONG locali. Le autorità hanno parlato di “problemi alla viabilità pedonale” e “scarsa collaborazione dei partecipanti”.

Il sindaco Karácsony e il boomerang per Orbán

Tra i protagonisti, il sindaco verde-socialista Gergely Karácsony. Ha dato il via al corteo, scortato da oltre cento parlamentari europei e sindaci. *“Grazie, Viktor Orbán, per aver promosso una società più tollerante”*, ha dichiarato con sarcasmo.

“Il Pride è la cartina di tornasole di una società. Se non sei libero di amare, non sei libero affatto. Oggi Budapest ha dimostrato di non voler accettare più la paura”, ha aggiunto Karácsony. Un messaggio inequivocabile che potrebbe pesare nelle elezioni del 2026.

Dall’Italia un fronte unito, sulle note di “Bella ciao”

La delegazione italiana è stata tra le più visibili. Elly Schlein ha marciato con la vicepremier spagnola Yolanda Díaz, intonando Bella ciao” in ungherese.

“Non puoi vietare l’amore per legge. Non puoi cancellare l’identità delle persone. Siamo corpi, siamo persone, siamo liberi”, ha detto Schlein. “Essere qui non è solo un gesto simbolico, è un dovere democratico”.

Al suo fianco Carlo Calenda, che ha definito il Pride “il luogo naturale dei veri liberali”, e l’eurodeputata Carolina Morace, a simboleggiare una presenza italiana coesa su una battaglia civile.

Il silenzio di Orbán, la minaccia di Magyar

Il premier ungherese ha evitato commenti ufficiali. Ha postato una foto bucolica con i nipoti e la scritta “Orgoglioso di loro”. Una scelta per minimizzare l’evento o evitare escalation.

Intanto, Péter Magyar – ex alleato e ora sfidante – ha dichiarato: “Se oggi ci saranno feriti, sarà colpa di Orbán”. Magyar è cresciuto nei sondaggi, soprattutto tra i giovani urbani. È lui oggi l’unico vero contendente del premier.

“La vera frattura è tra chi vive nel Paese reale e chi si rifugia nei miti del passato”, ha commentato lo scienziato politico Zsolt Enyedi. “Oggi è emersa con forza quella Ungheria che non si riconosce più nella propaganda”.

Lo stato di diritto sotto attacco

Al centro della protesta il tema dei diritti civili, ma è solo la punta dell’iceberg. Le leggi ungheresi degli ultimi anni hanno smantellato il pluralismo, a partire dalla legge anti-Lgbti+ del 2021.

Le modifiche alla Corte costituzionale hanno ridotto la sua indipendenza. Secondo un recente rapporto, si parla apertamente di un’erosione sistematica della democrazia. Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di bloccare i fondi del PNRR ungherese finché non verranno ripristinate le garanzie dello stato di diritto.

L’Ungheria volta pagina?

Resta da capire se quanto accaduto potrà davvero cambiare qualcosa. In un sistema quasi blindato come quello costruito da Orbán, le elezioni non bastano. Ma il messaggio è passato: c’è un’Ungheria che non si piega.

“È stato un giorno straordinario”, ha detto Daniel Toth, attivista ventenne. “Non so se vinceremo, ma da oggi so che non siamo più soli”.

Il Pride 2025 non è stato solo una parata. È stato un risveglio collettivo. Una rivendicazione di cittadinanza. E forse, davvero, l’inizio di qualcosa.

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