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Nasce il Blue Economy Monitor: il mare come nuova frontiera dello sviluppo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Nasce il Blue Economy Monitor: il mare come nuova frontiera dello sviluppo

Il mare, da sempre confine e orizzonte, oggi diventa bussola per la crescita economica. È con questa visione che nasce il Blue Economy Monitor, il nuovo osservatorio realizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con SDA Bocconi School of Management, dedicato allo studio e al monitoraggio dell’economia del mare e delle sue filiere.
L’iniziativa – presentata a Milano – vuole mettere a sistema conoscenze, dati e strategie su un comparto che, nel solo 2022, ha generato 64,6 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, per un impatto complessivo sul PIL di 178,3 miliardi e oltre un milione di occupati.

Nasce il Blue Economy Monitor: il mare come nuova frontiera dello sviluppo

Dietro la nascita dell’osservatorio c’è una consapevolezza crescente: l’economia del mare non è un settore marginale, ma un universo in espansione che intreccia ambiente, innovazione e impresa. A livello globale, il cosiddetto “capitale naturale blu” – che comprende oceani, coste e fondali – è stimato in oltre 24.000 miliardi di dollari, di cui 5.600 miliardi nel Mediterraneo. Ogni anno produce flussi economici compresi tra 1.500 e 2.600 miliardi di dollari.

L’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste, è naturalmente al centro di questo sistema. Ma serve una visione. Ed è proprio per dare forma a questa visione che Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi hanno deciso di collaborare.
«Tra i trend emergenti, la blue economy e i fondali marini offrono straordinarie potenzialità di crescita per il nostro Paese» ha spiegato Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, presentando l’iniziativa.

Le direttrici della ricerca
Il Blue Economy Monitor studierà in particolare due aree chiave: il capitale naturale blu e la mobilità marittima e portuale sostenibile, una delle frontiere più delicate della transizione ecologica.
La navigazione, infatti, pesa per circa il 2,9% delle emissioni globali di gas serra. Eppure, la decarbonizzazione dei trasporti marittimi è ancora frenata da costi elevati, iter autorizzativi complessi e tecnologie non pienamente scalabili.

Le raccomandazioni dell’osservatorio puntano a rafforzare gli incentivi pubblici e il green public procurement, a creare “green corridors” marittimi – rotte sostenibili come Napoli-Palermo o Livorno-Olbia – e a sviluppare nei porti infrastrutture per carburanti alternativi.
Una delle leve cruciali sarà l’utilizzo dei fondi derivanti dal sistema europeo ETS, che per l’Italia valgono tra 333 e 419 milioni di euro a partire dal 2026.

L’Italia e il mare: un’eredità da innovare

Il progetto ha anche un valore simbolico: riportare il mare al centro dell’immaginario economico e culturale del Paese.
«L’economia blu amplia il concetto di economia del mare, integrando sostenibilità ambientale e sociale» ha sottolineato Stefano Caselli, Dean di SDA Bocconi.
Parole che suonano come un manifesto: non più solo porti, pesca o turismo, ma un ecosistema di innovazione, ricerca e collaborazione pubblico-privata che può ridefinire il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo.

Una piattaforma permanente di analisi
L’osservatorio, spiegano i promotori, non sarà un progetto isolato ma un’infrastruttura conoscitiva permanente, capace di produrre benchmark e linee guida per imprese, istituzioni e investitori.
Intesa Sanpaolo, che già da anni lavora su iniziative per la sostenibilità e la rigenerazione dei territori, vuole ora fare del mare un nuovo pilastro della sua strategia ambientale e industriale.
La banca metterà a disposizione il proprio network di ricerca, le partnership con il mondo accademico e la capacità di investimento per sostenere filiere produttive “blu”, dalla cantieristica alla logistica portuale, dall’eolico offshore alla digitalizzazione della gestione costiera.

Il mare come metafora del futuro
Dietro i numeri, c’è anche un’idea: quella di un Paese che può tornare a crescere senza consumare, innovando e rigenerando.
Il Blue Economy Monitor nasce, dunque, come bussola per la modernità italiana. Perché nel mare – come nella nuova economia – non basta navigare, bisogna saper leggere le correnti.
E, come ha ricordato uno dei relatori, «la sostenibilità non è più un dovere morale: è un fattore di competitività».

In questo scenario, la collaborazione tra Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi segna un passo concreto verso un’economia che guarda all’orizzonte e al futuro insieme: più blu, più sostenibile, più italiana.

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