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Mps, assalto a Mediobanca e poi Banco Bpm: nasce il super terzo polo

- di: Jole Rosati
 
Mps, assalto a Mediobanca e poi Banco Bpm: nasce il super terzo polo
Lovaglio lancia la sfida ai big del credito: “Un’operazione più grande verrà dopo”. Si muovono anche Delfin e Caltagirone, riflettori sull’assemblea del 16 giugno.
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Un piano ambizioso, un messaggio chiaro
Monte dei Paschi non si accontenta di un rilancio: vuole scrivere la nuova mappa del potere bancario italiano. E Luigi Lovaglio (foto), l’amministratore delegato che ha guidato la più antica banca del mondo fuori dal baratro, lo dice senza giri di parole: “La nostra operazione può essere la premessa per qualcosa di più grande”. Lo ha affermato con determinazione durante un incontro a Milano, commentando l’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata su Mediobanca. Il messaggio è netto. Dopo Mediobanca, il nome che rimbalza con insistenza è Banco Bpm. Obiettivo? Creare un autentico terzo polo bancario nazionale, capace di fronteggiare i colossi Intesa Sanpaolo e UniCredit.
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Alleati forti e una visione di lungo periodo
A sostenere la partita ci sono alleati potenti. Il primo è Banco Bpm, che detiene il 5% del capitale di Mps e potrebbe essere protagonista del secondo tempo dell’operazione. Poi c’è Anima Holding (4%), ma soprattutto Delfin – la cassaforte della famiglia Del Vecchio – salita al 9,8% e Francesco Gaetano Caltagirone con il suo 9,9%. Due azionisti che non investono mai a caso.
Fonti vicine a Delfin hanno definito la strategia di Mps “coerente con l’esigenza di consolidare il settore bancario italiano su basi industriali”. In altre parole, i grandi soci ci credono. E ci credono davvero. In più, non è un mistero che la regia del tutto è del governo, che nei fatti appoggia con forza la creazione del terzo polo bancario tutto di marca tricolore.
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Non una fusione per tagliare: “Creare valore, non chiudere filiali”
A chi paventa una fusione fondata su tagli e licenziamenti, Lovaglio risponde con uno scarto culturale: “Fare operazioni pensando di chiudere filiali e licenziare credo sia una cosa superata. Se vogliamo dare benefici a clienti, dipendenti e territori, allora ne beneficeranno anche gli azionisti”. È un nuovo modello di banca quello che ha in mente: più grande, sì, ma anche più utile alla collettività.
La visione è chiara: crescere non per ridurre, ma per rafforzare. E usare la massa critica per competere nei servizi, nella digitalizzazione, nel credito alle imprese. In questo senso, il messaggio lanciato da Mps è anche politico, nel senso alto del termine: rivendica un ruolo attivo delle banche nella coesione territoriale.
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L’assemblea di Mediobanca sarà uno spartiacque
L’Ops su Mediobanca è “fair”, ripete Lovaglio, malgrado il mercato stia registrando uno sconto tra il valore offerto e il prezzo di Borsa. “Io spero che decida il mercato, perché se decide il mercato l’operazione la portiamo a casa”.
Ma prima serve un passaggio fondamentale: il 16 giugno 2025, l’assemblea degli azionisti di Mediobanca dovrà approvare l’operazione su Banca Generali. E proprio quell’appuntamento – che molti osservatori definiscono “un referendum non sull’Ops, ma sul futuro di Piazza Meda” – sarà il primo vero test di forza per la scalata targata Rocca Salimbeni.
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Una scacchiera in movimento: le mosse di UniCredit e Mediobanca
Non si muove solo Mps. Il risiko bancario è entrato nella sua fase più intensa. UniCredit ha messo sul piatto 14,4 miliardi per tentare l’acquisizione di Banco Bpm, in un’offensiva che punta a blindare il secondo polo nazionale e impedire l’avanzata di altri pretendenti. Nel frattempo, Mediobanca ha rilanciato con un’offerta da 6,3 miliardi su Banca Generali, nel tentativo di rafforzarsi nel wealth management e alzare le difese.
In questo contesto, l’operazione di Lovaglio si colloca come una manovra audace, ma razionale: se Mediobanca e Banco Bpm finiscono nel perimetro Mps, nasce un gruppo con dimensioni da campionato maggiore. Non solo in Italia.
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Dividendi pieni, capitale in crescita
A rendere più appetibile la proposta Mps è anche la prospettiva di dividendi generosi.Dopo l’aggregazione potremo pagare il 100% degli utili in dividendi, rafforzando al tempo stesso il capitale”, ha affermato Lovaglio. E se il piano dovesse andare in porto, ci sarebbe spazio – dice – “per ulteriori operazioni industriali o a beneficio degli azionisti”.
Insomma, non una fusione fine a sé stessa, ma l’inizio di una nuova stagione di crescita.
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Un test cruciale per l’Italia bancaria
L’Italia bancaria sta vivendo una fase di ristrutturazione profonda. Il fallimento delle aggregazioni forzate del decennio scorso ha lasciato un vuoto di leadership e di strategia. Ora le carte vengono rimescolate. E Mps, da eterna malata del sistema, potrebbe diventare la regista del nuovo corso.
La fase di consolidamento continuerà”, ha ribadito Lovaglio, e nessuno, oggi, si azzarda a smentirlo.
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La verità dei fatti nel giro di poche settimane 
Nel giro di poche settimane si deciderà se l’assalto di Mps a Mediobanca sarà l’inizio di una rivoluzione o solo un’illusione ben costruita. Ma una cosa è certa: Luigi Lovaglio ha sparigliato il tavolo, ridato un’identità a una banca che molti davano per spacciata, e aperto una sfida che nessuno potrà più ignorare.
Il terzo polo non è più solo una suggestione. È un progetto. E ora, sotto i riflettori, c’è una sola domanda: chi guiderà davvero la banca del futuro in Italia?

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