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America armata, la politica e le parole dell’odio in un Paese spaccato

- di: Bruno Coletta
 
America armata, la politica e le parole dell’odio in un Paese spaccato
America armata, parole che spaccano il Paese

Dall’allarme ad Annapolis alla deriva del dibattito pubblico: come la retorica di scontro legittima comportamenti estremi, in un’America divisa e sempre più a rischio di paralisi e violenza diffusa.

Il recente allarme all’Accademia Navale di Annapolis, nato da informazioni confuse e precipitato in feriti pur senza un “active shooter”, ha mostrato quanto sia sottile il confine tra precauzione e panico in un contesto saturo di armi e di messaggi incendiari. Non è un episodio isolato: allarmi veri e falsi, attacchi mirati e incidenti si inseguono alimentando un ecosistema emotivo dove ogni sirena sembra preludere alla catastrofe.

Non era “il solito caso”: è il ritratto di un clima

L’episodio si inserisce in un continuum che va dagli omicidi politici agli allarmi nei campus. La sequenza di minacce, smentite e corse alla notizia compone una spirale in cui la percezione supera la statistica e il rischio reale cresce per accumulo di errori, ansia e disponibilità di armi.

Un Paese diviso a metà

L’America è oggi spaccata in due narrazioni inconciliabili: per una parte il nemico è “dentro”, per l’altra è “sopra”. Questa polarizzazione identitaria erode il terreno comune, trasforma l’avversario politico in antagonista esistenziale e abbassa la soglia di accettabilità di atti aggressivi. Quando le parole diventano etichette che disumanizzano, una minoranza predisposta le interpreta come licenza morale ad agire.

Il ruolo del linguaggio: micce che cercano scintille

Il linguaggio di scontro – fatto di invasioni, tradimenti, “nemici del popolo” – non è neutrale. In un contesto iper-mediato, ogni iperbole si moltiplica, ogni allusione può essere letta come invito. Non serve l’ordine diretto: basta un clima ripetuto in comizi, post e talk per produrre, in modo stocastico, gesti estremi di singoli.

Paralisi istituzionale: lo schianto contro il muro

Una democrazia vive di fiducia e di riconoscimento reciproco. Se il lessico politico sostituisce la competizione con la delegittimazione, il risultato non è solo un peggior dibattito, ma il rischio concreto di blocco delle istituzioni: governi che non governano, parlamenti che non deliberano, Stati che si muovono in ordine sparso. La paralisi è il preludio allo scontro di piazza, perché scarica su tribunali e forze dell’ordine conflitti che la politica non sa più comporre.

Escalation: dall’incidente alla rivolta

In un ambiente carico di armi e di sfiducia, bastano voci incontrollate, immagini virali o slogan aggressivi per far degenerare un equivoco in violenza. Quanto più la retorica alza i toni, tanto più aumenta la probabilità che un individuo fragile o un gruppo militante si senta legittimato a “fare giustizia”. È così che l’eccezione statistica diventa ricorrenza.

Un chiarimento doveroso sulla minaccia eversiva

È categoricamente sbagliato parlare di “colpo di Stato tentato nel 2016”. L’evento che ha rappresentato un attacco eversivo all’ordine costituzionale è avvenuto il 6 gennaio 2021, con l’assalto al Congresso durante la certificazione del voto. Quella data resta la frattura simbolica: prova di come parole incendiarie, delegittimazione del voto e mobilitazione online possano precipitare in un’azione violenta contro le istituzioni.

Cosa fare: spegnere la miccia prima della scintilla

Responsabilità del linguaggio: rinunciare a metafore belliche contro avversari interni, abbandonare la disumanizzazione, condannare senza ambiguità ogni intimidazione. Verifica e tempi dell’informazione: distinguere tra rumore e fatti, fra “si è sentito” e “è accertato”. Prevenzione e coordinamento: protocolli chiari per le emergenze, formazione diffusa in scuole e università, de-escalation come competenza di base per chi comunica e per chi vigila.

La tesi (categorica)

: l’uso sistematico di parole di scontro e di violenza in un Paese già diviso aumenta il rischio di nuovi episodi gravi e spinge gli Stati Uniti verso una paralisi istituzionale. Non è l’unica causa della violenza, ma è un moltiplicatore potentissimo: abbassa le soglie morali, legittima una minoranza predisposta e, in un contesto saturo di armi, trasforma l’eccezione in frequenza. Se non si cambia registro, lo schianto contro il muro non è un’iperbole: è uno scenario probabile.

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