Vino sotto attacco, buonsenso cercasi. Federvini: fare chiarezza senza demonizzare le bevande alcoliche

- di: Barbara Leone
 
La parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi. Lo scrisse Catone secoli e secoli addietro. Le cose non sono migliorate granché. Anzi. Mai come oggi si blatera troppo e si riflette zero. Mai un dubbio. Col risultato che ci ritroviamo un mondo pieno di sapientoni che difendono a spada tratta le proprie granitiche ed inconfutabili ragioni… Senza sentire ragione! Prendete la recente, e abbastanza grottesca, polemica sul vino. Demonizzato come non mai da politici, Ue, scienziati e opinionisti tuttologi. L’ultima a dire la sua sul tema è stata l’immunologa Antonella Viola che, dati alla mano, ha intrapreso una vera e propria crociata contro il nettare degli dei  decantato e dipinto in odi, opere e poemi da artisti d’ogni epoca. La Viola, sicuramente bravissima e preparatissima ricercatrice, ci ricorda che: il vino ci fa venire il cancro, il vino ci danneggia fegato, pancreas e tutti gli organi interni possibili e immaginabili, il vino ci fa venire la gastrite e ci rimpicciolisce pure il cervello. Solo quello, almeno finora, perché se rimpicciolisse altro la popolazione maschile sarebbe senz’altro astemia. Praticamente è veleno. Altro che nettare degli dei! E no. Non è questione di qualità o quantità. Perché, dice lei, il consumo giusto di vino è zero. Nada de nada, bicchiere vuoto. Ma come, e il nostro amato spritz? Fatevi un succo di pomodoro, consiglia ella. Succo de che? Solo a pensarci mi ritornano su i peperoni imbottiti del Ferragosto anno Duemila. La bella immunologa, divenuta celebre in tempo di covid, non ha alcun dubbio. Lei, che è astemia, sogna un mondo di astemi per campare (male) cent’anni. Diversamente, moriremo tutti.

Peccato che, come ricorda Federvini, nemmeno un anno fa il Parlamento Europeo abbia approvato il piano di lotta contro il cancro, distinguendo nettamente tra consumo moderato e consumo dannoso di alcol. E che le linee guida sulla sana alimentazione definite dal Crea, ovvero il principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari con personalità giuridica di diritto pubblico, prevedano una netta distinzione tra consumo responsabile e abuso. “È necessaria chiarezza e grande precisione – dichiara a tal proposito Micaela Pallini, Presidente di Federvini -. Non accettiamo informazioni superficiali, ambigue e basate su dati non sorretti da metodologie accettate da tutta la comunità scientifica.  Il tema degli effetti dell’abuso di alcol è un argomento estremamente serio, che non può essere lasciato ad estemporanee dichiarazioni stampa di chi si improvvisa esperto del tema”. E difatti nessuna persona dotata di un minimo di buonsenso dirà mai che l’abuso di alcool non faccia male. Anzi, malissimo. Alla salute propria, e a quella degli altri in tutti quegli sciagurati casi in cui ci si mette al volante dopo aver bevuto. Su questo non esistono diritti, ma solo un dovere: se bevi non guidi. Stop. Tra questo e l’auspicio di una umanità di astemi, però, ci passa un mondo. Che è quello del buonsenso. Sempre lui. Ed il buonsenso ci dice che è sempre e comunque d’obbligo distinguere tra uso e abuso. E vale per tutto: dall’alcool al cibo, dai social al lavoro. Proprio una settimana fa, nel corso del simposio Assoenologi di Napoli dedicato al rapporto tra vino e salute, decine di scienziati hanno presentato relazioni che sottolineavano la distinzione tra consumo e abuso di alcol.

Eppure, sottolinea ancora Federvini, ogni giorno interventi estemporanei, spesso male informati e svolti usando parole superficiali, creano confusione e allarme. E puntano, nei fatti, a demonizzare le bevande alcoliche, accostandole alle sigarette e raccomandando misure di stampo proibizionistico nei confronti dei consumatori. Il tutto senza indicare alcuna distinzione tra l’abuso e il tradizionale consumo consapevole, basato sulla convivialità e lo stile mediterraneo che contraddistingue il nostro Paese. Perché, cara dottoressa Viola et similia, il punto è che una umanità di astemi non solo vorrebbe dire una umanità molto più triste di oggi. Perché immaginate una sera d’estate, magari al tramonto sulla terrazza di un bel ristorante, a brindare con la vostra morosa con un calice di centrifugato di finocchio. Mi vengono i brividi. Ma non c’è solo il lato prettamente emotivo e conviviale. Quando si parla di vino, si parla anche di cultura enologica. Si parla di promozione del territorio, di ritualità antiche, di rispetto dell’ambiente, di tradizioni e di molto altro ancora. Di fronte ad attacchi ormai quasi quotidiani frutto di un approccio proibizionista di matrice nord europea, Federvini ritiene necessaria rafforzare la compattezza dell’intera filiera (agricoltori, produttori, distributori, esercenti e consumatori) anche per individuare specifiche azioni a sostegno della reputazione di settori che hanno un peso fondamentale nel tessuto socio-economico del Paese e una presenza indispensabile nel vissuto dei cittadini, detentori di quella tradizione di convivialità e socialità che ci contraddistingue nel mondo, tra l’altro facendoci conquistare la vetta tra i Paesi più longevi al mondo. “Chiediamo un intervento del Governo su questo - continua la Presidente Pallini - e proponiamo che il Crea, l’organo tecnico del Ministero delle Politiche Agricole, possa contribuire a fare chiarezza, insieme ad organismi internazionali come Oiv, in modo da avviare una fase di ricerca che consenta di poter contare su studi aggiornati e raccomandazioni ragionevoli ed equilibrate nei confronti del corretto consumo di bevande alcoliche.

Nell’ambito del dibattito sul rapporto tra alcol e salute Federvini sottolinea con fermezza la necessità di riconoscere tale distinzione, indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica. Altrimenti si rischia una deriva priva di fondamenti scientifici che potrebbe portare all’introduzione di health warning persino su farmaci contenenti alcol o sui babà napoletani”. Che effettivamente sono, secondo la visione salutista di certi professoroni, il peggio del peggio. Visto che coniugano zuccheri e alcool. Bingo! Vuoi vedere che al prossimo giro il nemico giurato di chi ci vuol far vivere costantemente col freno a mano tirato saranno i bignè?  In tutta onestà mi pare che sia persa la misura. E non quella del bicchiere, ma del famoso buonsenso di catoniana memoria. Tra un po’ ci diranno che fa male pure respirare. Pardon, quello ce l’hanno già detto sotto pandemia. Praticamente, per dirla col buon Jannacci (che oltre ad esser un sublime cantautore era anche un bravo medico), ci vogliono a tutti costi far viver da malati per morire sani. La questione poi del vino che fa rimpicciolire il cervello mi fa sorridere. Perché potrei fare un lunghissimo elenco di geni mezzi alcolizzati: da Baudelaire a Van Gogh, passando per Hemingway, Winston Churchill, Bukowski fino al nostro De Andrè. Che, fu lui a dirlo, scrisse quel capolavoro che è “Amico fragile” in una notte sola. E da ubriaco. Sia chiaro, anche se dovrebbe esser superfluo specificarlo ma di questi non si sa mai: non voglio assolutamente far passare il messaggio, sbagliassimo, che sia giusto eccedere col vino, o con l’alcool in generale. Non si fa. Mai, e per nessun motivo. Ogni eccesso è difetto, e se si parla di alcool può costare la vita. E su questo non ci piove. Ma che si dica che un bicchiere di buon vino al giorno ci fa schiattare e diventare scemi, grazie no. Rimando al mittente, e prosit.

 
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