La favola di un centrodestra unito si infrange su un paio di poltrone

- di: Redazione
 
Centrodestra è una definizione che ha attecchito solo in Italia perché altrove o si è di centro o si è di destra, senza colori intermedi, senza sfumature di grigio o di altri colori che rimandano a bestseller a forte componente emozionale. Quindi, quando si parla in Italia di centrodestra, bisogna partire dal presupposto che, essendo una soluzione ''mediana'', ci si arriva partendo dalla destra tradizionale (Fratelli d'Italia) o dal centro (Forza Italia) o chissà da dove (la Lega, agli albori, era dichiaratamente di sinistra o antifascista che dir si voglia: oggi lo è decisamente meno). Comunque, se si cerca di mettere insieme partiti dalla storia diversa e divergente, si corre il rischio che qualcosa non vada per il verso sperato, che la centrifuga della politica perda il controllo di qualche pezzo per effetto della forza centrifuga, che, mettendo da parte le leggi della dinamica, in questo caso è solo la traduzione del potere, raggiunto o al quale si ambisce.

Per questo fa quasi tenerezza pensare che c'è chi ha pensato al centrodestra come una unione organica di partiti con gli stessi obiettivi, sebbene dal diverso dna. Quindi, quando s'è trattato di sedersi alla tavola rotonda della Rai, la poltrona che doveva essere assegnata a Fratelli d'Italia è sparita. Non fisicamente, ma in senso figurato perché quella che, nella mente di Giorgia Meloni e del suo entourage, doveva finire a Fratelli d'Italia (confermando il consigliere uscente Giampaolo Rossi), ha cambiato destinazione, andando a finire a Forza Italia (con Simona Agnes), in virtù di un gioco di sponda con la Lega. E allora, si sarà detta Meloni, di cosa stiamo a parlare quando sosteniamo l'unità del centrodestra?

Il bello della nostra politica è che, a guardare bene le cose, nulla accade per caso e quindi, dopo che il leghista Volpi ha dovuto lasciare la presidenza del Copasir per cederlo al 'fratello italiano' Adolfo Urso, era nell'ordine delle cose che Salvini se lo ricordasse. Come che, alla prima occasione, avrebbe ricambiato con la stessa moneta chi, con le dimissioni forzate di Volpi, lo ha costretto a una ritirata politicamente umiliante. Seguendo la prassi, consolidata in passato, a Fratelli d'Italia sarebbe dovuto essere riservato un posto nel board della Rai in quanto maggiore forza d'opposizione. Che poi Giorgia Meloni abbia tirato per la giacchetta Sergio Mattarella è stata una mossa politica forte, ma, allo stesso modo, forse poco rispettosa del ruolo del presidente della Repubblica, di cui ci si ricorda solo quando le cose non vanno per come si spera. Quanto accaduto per la Rai è un fatto interno al centrodestra, che non può essere contestualmente dentro e fuori dal governo, a seconda delle convenienze.

E pensare che si stia parlando di un'alleanza che vede i due maggiori partiti formalmente antagonisti è errato perché, in questo momento, nel centrodestra è un tutti contro tutti, in cui, per dirla con frasi fatte, non si fanno prigionieri e si avvelenano i pozzi. E siamo talmente in una situazione surreale che, a Milano, in occasione della presentazione del candidato del centrodestra, Luca Bernardo, sul fatto che la poltrona riservata a Giorgia Meloni (assente polemica dopo il caso Rai) fosse stata occupata per qualche istante da una forzista (l'influente Licia Renzulli), Ignazio La Russa ha sottolineato il suo ''dissenso'' con una frase che su sei parole ne vedeva due volgari. 

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Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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