Finanziamenti record per startup che produce la ragnatela di Spiderman

- di: Redazione
 
Doveva essere una trovata destinata a restare tra le pagine di un fumetto ed invece è una realtà una fibra proteica che ha caratteristiche che la rendono unica. Quando i creatori di Spiderman, Stan Lee e Steve Dikto, si trovarono davanti al dilemma di come rendere l'eroe in tuta praticamente invincibile, pensarono al liquido biancastro, resistente ed appiccicaticcio, ''sparato'' dai suoi polsi. Una illuminazione visionaria dei due autori, ma che oggi sta diventando una realtà, grazie ad una startup giapponese, la Spiber, che produce questa fibra grazie alla pioggia di finanziamenti -  31,6 miliardi di yen (2,77 miliardi di dollari) - raccolta lo scorso anno. Una cifra inimmaginabile per una azienda che muove i primi passi e che, quest'anno, sfiora i 40 miliardi di yen in termini di fondi messi a disposizione da investitori che credono nell'iniziativa. Da quello che si sa, l'azienda sta cercando di avviare sue fabbriche in Thailandia e negli Stati Uniti già nei prossimi mesi. 

Le vendite di Spiber sono finora ammontate a soli 200 milioni di yen circa, ma il suo amministratore delegato, Kazuhiro Yamada, vede un futuro brillante per la startup: "Ha il potenziale per vendere decine di miliardi di yen in diversi anni".

Yamada parla anche nella veste di rappresentante in Giappone della società di investimento The Carlyle Group, che nella startup ha già investito 10 miliardi di yen.

Spiber, collegata alla Keio University, è stata fondata per produrre proteine sintetiche, dopo avere studiato la sequenza genetica dell'aracnide, che hanno qualità simili alla seta di ragno. La proteina di Spiber si chiama Brewed Protein e viene creata dalla fermentazione di microrganismi alimentati con zuccheri di origine vegetale, come la canna da zucchero.

Nel percorso commerciale che si è prefisso, il management di Spiber ha stretto un accordo con il marchio sportivo Goldwin, tenendo conto che la fibra fa sì che i capi che la utilizzano si asciugano rapidamente e sono inodori.

In commercio si trovano già, sia pure in numero limitato, magliette, maglioni e giacche outdoor, anche se il loro prezzo non è concorrenziale (un giaccone da esterno costa 1.315 dollari, cifra che potrebbe spaventare parte dei potenziali clienti).

Un fattore che guida gli investimenti verso Spiber è il crescente slancio globale per la decarbonizzazione, che ha portato a maggiori aspettative per le startup. L'industria globale dell'abbigliamento ha tradizionalmente fatto affidamento sul cotone, la cui coltivazione comporta l'uso di una grande quantità di prodotti chimici agricoli e fibre a base di petrolio. Nel 2018, l'industria mondiale dell'abbigliamento ha emesso 2,1 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, pari al 4% delle emissioni totali, convincendo molti marchi (alcuni a livello globale, come Nike e Gucci) ad imboccare la strada della riduzione delle emissioni.

Ma Spiber non è l'unica in corsa per sviluppare una fibra proteica. La startup statunitense Bolt Threads sta producendo una pelle artificiale a base di micelio, le radici di un fungo (Adidas in aprile ha annunciato che utilizzerà questo prodotto per il suo famoso marchio di scarpe Stan Smith). La giapponese Asics ha iniziato a commercializzare lo scorso anno in Europa una collezione di abbigliamento per lo yoga con un tessuto di origine vegetale, in collaborazione con una bio startup spagnola che ha sviluppato un prodotto sostenibile.
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Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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