Credimi: le PMI ricominciano a investire sul futuro

- di: Barbara Leone
 
Le imprese italiane ricominciano a pensare al futuro e a richiedere finanziamenti per tornare ad investire sulla crescita della propria attività. A dirlo è l’Osservatorio Piccole Imprese Italiane lanciato da Credimi, leader nell’Unione Europea nei finanziamenti digitali a PMI, e realizzato da Nextplora, agenzia di Insight Management, su un campione di 1.000 aziende con fatturato fino a 20 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi. L’80% di queste imprese, che sono state analizzate per forma giuridica, hanno meno di 50 dipendenti, nel 70% dei casi sono nate dopo il 1980 e il 27% di loro è a conduzione femminile. Il 48% delle PMI ha sede nel Nord Italia, il 33% al Sud e nelle isole, e il 18% nel Centro Italia.


La fotografia che vien fuori da questa quarta edizione dell’Osservatorio è incoraggiante e nitida: dopo lo tsunami covid che nel 2020 ha messo in ginocchio la maggior parte delle aziende medio-piccole le PMI si sono rialzate e hanno cercato con tutte le forze di ritornare solide. I numeri targati 2021 parlano chiaro. L’anno scorso, infatti, sono aumentati gli importi ipotizzati per il prossimo finanziamento: se nel 2020 solo il 7% delle imprese richiedeva cifre sopra ai 100.000 euro, nel 2021 ben il 39% delle imprese ha dichiarato che la prossima richiesta supererà quella soglia. Anche le motivazioni cambiano radicalmente: diminuiscono quelle “emergenziali” e aumentano quelle “di prospettiva”. Nel 2020 infatti il 42% delle imprese ha utilizzato i prestiti per coprire esigenze di liquidità e il 34% per pagare i fornitori. Invece nel 2021 alla domanda sulla destinazione del prossimo finanziamento, solo il 30% delle imprese ha dichiarato che lo userà per la liquidità e il 28% per pagare i fornitori. Tra le altre motivazioni che spingono le PMI a richiedere un finanziamento ci sono, appunto, quelle legate alla crescita, come il rinnovo del magazzino (29%), l’implementazione dell’e-commerce (27%), nuove assunzioni (24%) e l’acquisto di macchinari e software (23%).

A cambiare è anche ciò che gli imprenditori cercano in un finanziamento: resta invariata al primo posto l’importanza del tasso d’interesse (per il 64% delle imprese), al secondo posto, ma meno rilevante rispetto al 2020, c’è la “velocità di erogazione” (dal 47% al 40%) e “l’ammontare dell’importo” (dal 42% al 35%), mentre aumentano l’importanza della “durata” del prestito (dal 33% al 38%) e della presenza di un consulente personale (dal 20% al 25%). Ovviamente ci sono state anche delle PMI che non hanno avuto bisogno di alcun tipo di finanziamento nel corso dell’anno: ovvero le società di capitali (56%), quelle con fatturato sopra al milione (46%), ed anche alcune di quelle con fatturato più basso (nella fattispecie, il 29% di quelle nella fascia 50.000 euro – 1 milione di euro).

“La quarta edizione del nostro Osservatorio – ha dichiarato Ignazio Rocco, Founder e CEO di Credimi –  ci racconta di un’Italia imprenditoriale che è stata piegata da due anni di pandemia, ma oggi solleva la testa e comincia a ipotizzare un futuro fatto di investimenti per ripartire e tornare a crescere, anche se in un contesto geopolitico e macroeconomico incerto come quello attuale. Sono infatti diminuite le motivazioni più strettamente emergenziali per richiedere un finanziamento e aumentate quelle che riflettono una prospettiva sul futuro. Credo che le imprenditrici e gli imprenditori italiani abbiano capito che per affrontare i momenti di crisi sia importante investire in tecnologia, risorse umane, magazzino per farsi trovare pronti quando si vivono periodi incerti come quello appena trascorso e, purtroppo, come quello attuale. Un cambio di passo importante - aggiunge Rocco - che va sostenuto e continuamente promosso perché le PMI sono l’ossatura della nostra economia. Come durante il periodo del lockdown Credimi è stata al fianco delle imprese, aiutandole con lo strumento dei finanziamenti, allo stesso modo oggi lavoriamo per aiutarle a navigare, e a crescere, anche durante questo periodo complesso, attraverso l’ascolto continuo delle loro reali esigenze”.

Anche il Direttore di ricerca di Nextplora Bruno Lagomarsino sottolinea che “questa nuova edizione dell’Osservatorio ci restituisce il quadro di un tessuto industriale delle PMI desideroso di ripartire e convinto che ci siano le condizioni per farlo. Il dato appare ancora più promettente tenendo conto che sono proprio le aziende di dimensioni minori, quelle individuali e con un fatturato inferiore al milione, a prevedere un maggiore ricorso al finanziamento. Si tratta pertanto della quota numericamente prevalente, spinta senza dubbio dalla necessità, ma, leggendo le motivazioni, anche dal desiderio di supportare interventi orientati alla crescita. Una fotografia di speranza che, - conclude Lagomarsino - ci auguriamo tutti, possa non essere del tutto vanificata dagli eventi geopolitici e macroeconomici che stiamo vivendo.”

Entrando nel dettaglio dello studio emerge che i settori che hanno fatto maggior ricorso ai finanziamenti sono stati quello dell’industria (il 13% contro il 31% del 2020) seguito dal commercio (9% vs ben 35% l’anno prima), servizi (8% vs 28%) ed edilizia (4% vs 30%). È interessante anche segnalare che nel 2021 ben il 58% delle imprese intervistate nel mondo dell’edilizia non ha mai richiesto un finanziamento. Un altro dato interessante è che vi sono notevoli differenze tra le imprese a conduzione femminile e le altre: nel 2021 solo il 10% delle imprese rosa ha avuto bisogno di un prestito, contro il 26% di quelle non femminili, con il credito usato per creare o migliorare l’e-commerce (31% contro 22% delle imprese non femminili) e per assumere nuove risorse (26% vs 16%). Se si osservano i dati relativi alle intenzioni future di finanziamento, emerge poi chiaramente un bisogno “più urgente” da parte delle imprese femminili: il 10% pensa di richiederlo entro 3 mesi, il 33% entro 6 mesi e il 22% entro l’anno. Mentre il 28% delle imprese non femminili lo richiederà più avanti nel tempo e il 39% dichiara di non averne bisogno. Spicca inoltre una forte attenzione alle risorse umane: infatti il 26% delle aziende femminili utilizzerà il prossimo finanziamento per formare e assumere dipendenti, contro un 18% delle altre PMI.
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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