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Violenza donne, Lasorella: “Prosegue cooperazione con Ue e autorità”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Violenza donne, Lasorella: “Prosegue cooperazione con Ue e autorità”

La vigilanza sui siti che diffondono contenuti abusivi e dannosi per le donne “prosegue in modo costante e coordinato” e si muove su un doppio binario, nazionale ed europeo. Lo ha spiegato il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Giacomo Lasorella, durante l’audizione davanti alla Commissione Femminicidio del Parlamento, ricostruendo il quadro attuale dei casi relativi ai siti Phiga.eu e Phiga.net.

Violenza donne, Lasorella: “Prosegue cooperazione con Ue e autorità”

“Abbiamo attivato meccanismi di cooperazione, stiamo continuando i controlli anche recependo le segnalazioni e mantenendo il rapporto con la Commissione europea e con le altre autorità competenti”, ha dichiarato.

Casi distinti ma riconducibili allo stesso fenomeno
Lasorella ha ricordato che le due piattaforme “sono state ampiamente affrontate da stampa e cronaca” e presentano caratteristiche differenti “sia dal punto di vista formale che sostanziale”. Una distinzione utile a spiegare perché il percorso sanzionatorio e istruttorio non è identico: ogni piattaforma risponde a un regime giuridico legato al proprio Paese di sede, oltre che al quadro europeo introdotto dal Digital Services Act.

Il ruolo della Commissione europea e le sanzioni
Nel merito, Bruxelles sta raccogliendo i dossier necessari per un’eventuale contestazione formale “che potrebbe portare a sanzioni fino al 6% del fatturato europeo”. È il massimo previsto dal DSA per i casi più gravi e viene considerato un deterrente non solo economico ma reputazionale, perché incide direttamente sul mercato europeo della piattaforma coinvolta. Lasorella ha spiegato però che la Commissione procede con cautela: “sanzioni di questo tipo hanno un impatto che va oltre la mera questione amministrativa”, dunque lo scenario richiede un approccio prudente per evitare errori di procedura che potrebbero rallentare l’intero meccanismo.

Il nodo delle competenze
Il presidente Agcom ha ricordato che “la Commissione europea è competente per le piattaforme molto grandi (Meta, Google, Booking)”, ma il principio del Paese d’origine resta determinante: “è competente l’autorità del Paese nel quale il soggetto risiede”. Questo spiega perché, nei casi come Phiga, Agcom non può agire da sola ma si coordina con la Commissione e con l’autorità regolatoria del Paese di stabilimento del sito. È questa combinazione a dare forza alle istruttorie, ma anche a rendere il percorso più lungo.

Il contesto: DSA e violenza digitale
L’intervento arriva in un momento in cui la violenza online contro le donne è considerata uno dei test più concreti per la credibilità del Digital Services Act: se le piattaforme non rimuovono contenuti illegali o facilitano la circolazione di materiale abusivo, l’Ue può intervenire direttamente. In questo senso, i casi Phiga sono osservati come banco di prova per l’intero nuovo regime regolatorio europeo. Le procedure aperte su queste piattaforme non riguardano soltanto la possibile violazione del diritto d’autore o della privacy, ma il profilo più grave: l’uso sistematico di contenuti lesivi della dignità e della sicurezza delle persone coinvolte, in particolare donne e ragazze.

Impatto oltre la sanzione
Secondo Lasorella, l’eventuale misura economica non è che l’ultima tappa: “Sanzioni di questo genere hanno un impatto che va oltre la mera questione amministrativa”. Significa che il cuore del problema non è la multa in sé, ma l’obbligo che ne deriverebbe: adeguare il funzionamento delle piattaforme agli standard europei, con conseguenze dirette su governi societari, algoritmi e modalità di moderazione. In altre parole, non soltanto pagare, ma cambiare comportamento.

Perché Roma sta lavorando in coordinamento

In questo quadro l’Italia – attraverso Agcom – resta parte attiva ma non isolata. La vigilanza, ha spiegato Lasorella, si basa su cooperazione continua, scambio di documenti e interlocuzione istituzionale costante. È un modello che non mira alla chiusura formale del singolo sito, ma alla ridefinizione delle regole che consentono a qualunque piattaforma di operare nello spazio digitale europeo. Difendere le donne online, in questo schema, non è un intervento emergenziale ma la condizione per rendere effettivi i diritti dentro l’ecosistema delle piattaforme.

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