UniCredit: è bufera sulla retribuzione per il prossimo Ceo Orcel, dubbi anche sulla candidabilità di Padoan

- di: Redazione
 
Un istituto in buona salute, con ricavi e costi in linea con le previsioni e un bilancio solido ''con posizioni robuste di capitale e liquidità in crescita". A leggere il comunicato con il quale UniCredit ha dato conto dei suoi risultati, per il complicatissimo 2020, ci sarebbe da stappare bottiglie di champagne e aprire le danze. Ma, come diceva Gustave Flaubert, ''le bon Dieu est dans le détail", che è l'equivalente, come senso, del nostro ''il diavolo è nei dettagli'', perché, al di là dei toni trionfalistici adottati per descrivere i risultati del 2020, in UniCredit non è che tutto vada a meraviglia, come si cerca di fare sembrare pur alla luce di buone performance. E per un paio di ragioni che sono economiche, politiche, ma anche di opportunità.

Cominciamo da quest'ultimo aspetto che riguarda la retribuzione che è stata prevista per il prossimo amministratore delegato dell'Istituto, Andrea Orcel, chiamato a ridare smalto all'immagine della banca che negli ultimi anni s'è appannata. In un regime di libero mercato se voglio ingaggiare qualcuno devo potergli offrire le migliori condizioni di lavoro, ma anche una retribuzione in linea con l'importanza annetto alla sua assunzione. Quindi i sette milioni e mezzo di euro annui previsti per Orcel - che è il solo candidato, si precisa a scanso di equivoci - potrebbero anche starci dal momento che è stato strappato alla concorrenza, ma forse il momento storico, considerando il clima generale che il Paese sta attraversando, non era dei migliori per offrirgli tanto. Anche se, ripetiamo, è legittimo pagare tanto e bene chi si ritiene indispensabile. Ma le perplessità dell'uomo della strada, vedendo quanto si vuole pagare il prossimo ad di UniCredit, non sono le sole che si stanno prospettando, perché ci sono anche quelle - certo più importanti - di consulenti dei fondi istituzionali, che, per mestiere, danno dei consigli di voto non sulla scorta di semplici sensazioni, ma dopo valutazioni di merito su numeri e proposte.

E la prossima scadenza per UniCredit è il 15 aprile, giorno in cui si celebrerà l'assemblea in cui i soci dovranno esprimere il loro voto sulle proposte di delibere. Ora, ad avviso dei consulenti la proposta sulla retribuzione del prossimo amministratore delegato è da bocciare apparendo sia eccessiva nei numeri, che poco chiara nella sua articolazione. Cosa che per una banca è quanto meno strana, dal momento che, al netto dei numeri che compongono la proposta (e che potrebbero non essere sindacati, in un mercato libero dove se c'è chi offre, ci può essere anche chi rifiuta non ritenendosi gratificato), la chiarezza è necessaria, anche solo per evitare futuri e spiacevoli contenziosi. Uno dei consulenti (tecnicamente si chiamano "proxy advisor") è Glass Lewis che si è detto, parlando del compenso "pensato" per Orcel, "preoccupato dalla struttura del pacchetto di remunerazione del Ceo, che comprende un premio in azioni non collegato alla performance e non soggetto a clausole di restituzione".



Una formulazione che è una netta bocciatura per quella che potrebbe suonare come una sorta di cambiale in bianco, come un compenso che sarà conferito a prescindere dai risultati. Ma Glass Lewis va oltre stigmatizzando "lo scarso livello di divulgazione fornito sul pacchetto retributivo dell’amministratore delegato" che, in ogni caso, a suo parere è eccessivo. Un altro dei consulenti, Iss, anch'esso per il "no" alla retribuzione promessa a Orcel, sostiene la necessità di un voto contrario "per il problematico pacchetto retributivo del nuovo ad, che potrebbe comportare un aumento rilevante dei compensi, ed è caratterizzato da un bonus 2021 tutto garantito". E poi c'è il problema (che essendo di natura politica potrebbe essere piccolo o insuperabile a seconda della volontà che c'è di risolverlo) della candidatura a presidente di UniCredit formulata dal CdA uscente, di Pier Carlo Padoan perché non terrebbe in alcun conto il fatto che sino a sei mesi fa era deputato (del Partito democratico), mentre le norme in materia di eleggibilità negano questa possibilità a chi, nei due anni precedenti, ha detenuto un mandato parlamentare o a esercitato la funzione di ministro. Sulla candidatura dell'ex ministro ed ex deputato si è espresso, in termini negativi, anche un socio, Bluebell, che ne ha fatto una questione anche di opportunità, sostenendo che il prossimo presidente debba essere "indipendente di nome e di fatto, specie nel caso in cui la nomina di Padoan possa in qualche modo favorire un’aggregazione con Mps, scenario molto preoccupante".
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