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Tokyo apre in calo, semiconduttori giù per paura dei dazi Usa

- di: Bruno Coletta
 
Tokyo apre in calo, semiconduttori giù per paura dei dazi Usa
I mercati asiatici scontano l’annuncio di Trump: in arrivo nuove tariffe sui chip. Il Giappone accusa, TSMC rivede i piani e l’hi-tech trema.

La Borsa di Tokyo ha avviato la seduta di oggi 6 agosto 2025 in territorio negativo, con il Nikkei che ha perso lo 0,27% in apertura, scendendo a 40.438,78 punti. La flessione è modesta, ma significativa: a pesare è l’annuncio del presidente Donald Trump di nuove tariffe contro le importazioni di semiconduttori, che colpirebbero in pieno l’industria hi-tech giapponese e sudcoreana. Il comparto tecnologico è finito subito sotto pressione, anticipando quella che molti analisti definiscono una nuova guerra commerciale elettronica.

Sul mercato valutario, lo yen è rimasto stabile sia sul dollaro (147,40) sia sull’euro (170,70). Ma la stabilità della moneta non ha tranquillizzato gli investitori, che vedono avvicinarsi uno scenario di instabilità prolungata.

Trump rilancia la sfida: dazi fino al 41% sui semiconduttori

Il presidente Trump ha approvato un nuovo pacchetto di dazi che porterà l’aliquota media sulle importazioni di chip e farmaci dal 13,3% al 15,2%, con punte fino al 41% su partner ritenuti “ostili”, tra cui Giappone, Corea del Sud e Germania. L’entrata in vigore è prevista dal 7 agosto.

Non è un fulmine a ciel sereno: i mercati avevano già registrato turbolenze lo scorso 2 aprile, quando Trump lanciò il cosiddetto “Liberation Day”, imponendo un dazio universale del 10%, accompagnato da tariffe selettive tra 11% e 50%. Da allora, il clima tra Washington e i partner asiatici è andato deteriorandosi.

Tokyo Electron e TSMC sotto pressione

L’industria giapponese ha reagito male all’ultimo colpo d’ascia. I titoli legati al comparto dei semiconduttori hanno aperto in caduta. Tokyo Electron, leader nella produzione di macchine per la lavorazione dei wafer, ha subito un’immediata flessione. Ma la scossa è arrivata soprattutto dalla Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), che avrebbe deciso di rallentare la costruzione del nuovo impianto in Giappone, dirottando investimenti sugli Stati Uniti per evitare le penalità commerciali.

In parallelo, anche Samsung e SK Hynix rivedono le catene di fornitura, nel timore che le sanzioni americane possano estendersi oltre i chip a logica, coinvolgendo anche memorie DRAM e NAND, cuore della produzione asiatica.

“Una crisi che non ci aspettavamo”

Il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba, in una conferenza stampa convocata d’urgenza a Tokyo il 6 agosto, ha definito le nuove misure “incomprensibili e destabilizzanti”, sottolineando che “le imprese giapponesi hanno investito miliardi negli Stati Uniti negli ultimi tre anni, nel rispetto di tutte le regole”. Lo stesso Ishiba ha annunciato l’attivazione di un “comitato di risposta industriale” con l’obiettivo di coordinare misure di contenimento e chiedere l’intervento dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

Il paradosso Nvidia e la fragilità della bolla IA

Il sell-off asiatico è stato innescato anche dal calo del titolo Nvidia, crollato a Wall Street il 5 agosto, dopo che alcuni analisti – tra cui Charles Gave – hanno segnalato un eccesso di esposizione ai chip AI e la fragilità dell’intera catena. “Se cade Nvidia, cade tutta la scommessa dell’Occidente sull’intelligenza artificiale”, ha scritto Gave in un’analisi ripresa da Barron’s.

In un mercato globale sempre più monopolizzato da pochi attori, ogni tensione tariffaria rischia di tradursi in una reazione a catena. Non a caso, i listini di Hong Kong e Seul hanno seguito Tokyo con ribassi simili, segno che la questione è tutt’altro che isolata.

Una lezione già vista (e mai imparata)

Il confronto con la crisi del 2018–2019 è inevitabile. Allora fu la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina a far tremare i mercati; oggi il bersaglio è più frammentato ma non meno strategico. Il settore dei semiconduttori, cruciale per tutto – dai server AI alle auto elettriche – si conferma l’epicentro delle nuove tensioni. Con una differenza: l’Europa questa volta sembra totalmente assente dal gioco.

Le prossime mosse

Trump ha annunciato di voler estendere il pacchetto tariffario anche ad alcuni componenti per veicoli elettrici e batterie, in particolare quelli prodotti in Corea del Sud e Germania. Se confermate, queste misure potrebbero essere ufficializzate in un nuovo ordine esecutivo entro il 10 agosto.

Nel frattempo, l’amministrazione americana ha fatto sapere che “non saranno previste deroghe o licenze speciali per i fornitori giapponesi”, come dichiarato da un portavoce del Dipartimento del Commercio.

Un campanello d’allarme geopolitico

La reazione negativa della Borsa di Tokyo non è solo un riflesso tecnico, ma un campanello d’allarme geopolitico. La scelta di colpire i semiconduttori mette in discussione l’intera architettura globale dell’innovazione. Il rischio concreto è che, nel tentativo di proteggere la manifattura interna, gli Stati Uniti finiscano per indebolire la resilienza dell’ecosistema tecnologico mondiale.

Una partita che Tokyo non può giocare da sola. Ma a oggi, nessun alleato occidentale sembra pronto a rompere il silenzio.

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