Il conto alla rovescia può davvero iniziare: con un provvedimento ministeriale che certifica l’ok al progetto esecutivo, il Tunnel Subportuale di Genova entra nella fase decisiva, quella che porta alla pubblicazione del bando di gara e, di conseguenza, ai cantieri. Dopo oltre vent’anni di rinvii, revisioni e carteggi, l’opera viene “tradotta” in un atto operativo: non più soltanto un’idea strategica, ma un’infrastruttura pronta a diventare realtà.
Il tracciato, nella sua configurazione attuale, misura circa 4,2 chilometri, con una parte prevalente in sotterraneo sotto l’area portuale. Il collegamento è pensato per unire il nodo di San Benigno a ponente con l’area di viale Brigate Partigiane alla Foce a levante, intercettando e “spostando sotto terra” una quota importante del traffico che oggi grava sulla sopraelevata. È qui che sta la scommessa: liberare superficie e ridare respiro a una zona cruciale della città.
L’opera è progettata con due canne separate, una per senso di marcia, realizzate con scavo meccanizzato tramite TBM (talpe) di tipo Hydroshield, adatte a lavorare in condizioni complesse, tra terreni eterogenei e presenza d’acqua. Il diametro di scavo indicato per le frese è molto elevato, elemento che colloca l’intervento tra i più impegnativi nel panorama europeo per questo tipo di tunnel urbano.
Il quadro economico ruota attorno a un investimento di circa 1 miliardo di euro. I punti più delicati, anche per impatti e logistica, saranno le aree di imbocco e uscita: ponente a San Benigno, la zona centrale in ambito portuale e l’emersione a levante verso la Foce, con un disegno che punta a garantire continuità di collegamenti verso l’A10 e l’A7 e a ridurre le interferenze con la città durante le fasi di lavoro.
La partita non è soltanto viabilistica. Nel progetto è integrata una componente di rigenerazione urbana che promette di ridisegnare pezzi di waterfront e ricucire fratture storiche: sono previsti tre nuovi parchi urbani per una superficie complessiva nell’ordine di 10 ettari, tra verde, percorsi pedonali e spazi pubblici. A ponente prende forma il Parco della Lanterna; al centro viene indicato un recupero dell’area storica di via Madre di Dio; a levante, l’ampliamento del Parco della Foce punta a diventare uno dei poli verdi più importanti della città.
“È un passaggio che consente di entrare nella fase operativa e rendere l’opera cantierabile”: è questo, in sintesi, il messaggio politico-istituzionale che accompagna l’approvazione dell’esecutivo, letta come il cambio di passo che mancava da anni.
Sui tempi, la prudenza è d’obbligo: tra gara, aggiudicazioni, progettazione di dettaglio e avvio dei cantieri, la finestra realistica per vedere il tunnel aperto al traffico tende a spostarsi più avanti rispetto alle ipotesi iniziali. La durata dei lavori viene indicata nell’ordine di sei anni e mezzo e, nella migliore delle traiettorie, l’orizzonte operativo potrebbe collocarsi tra 2033 e 2034, salvo accelerazioni o imprevisti.
Le ricadute attese vengono descritte su più piani: riduzione dei tempi di percorrenza, alleggerimento della pressione sulla viabilità di superficie, miglioramento della qualità dell’aria grazie a una circolazione più fluida e, soprattutto, un nuovo assetto urbano con spazi pubblici restituiti alla città. Il tunnel, insomma, non viene raccontato come una “semplice galleria”, ma come un intervento capace di spostare equilibri e scenari nella Genova del prossimo decennio.