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Il ceto medio sotto pressione fiscale: il caso Italia

- di: Bruno Legni
 
Il ceto medio sotto pressione fiscale: il caso Italia
Il ceto medio italiano paga più tasse dei partner europei?
Un’analisi dell’Osservatorio CPI smonta, numeri alla mano, luoghi comuni.

È davvero vero che la classe media italiana è tra le più tassate d’Europa? La risposta, fondata sui dati, arriva da un lavoro dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani (Osservatorio CPI), diretto da Carlo Cottarelli, elaborato da Gianmaria Olmastroni, junior economist dell’Osservatorio. L’analisi è netta: il sistema italiano colpisce il reddito medio più duramente di Francia e Spagna, e lo fa con una progressività molto più accentuata rispetto ai principali partner europei.

Il punto di partenza è noto. In Italia l’aliquota marginale massima IRPEF del 43% scatta già a 50.000 euro lordi annui. Una soglia che appare sorprendentemente bassa nel confronto europeo. “È su questo aspetto che si concentra gran parte del dibattito politico”, afferma Olmastroni, chiarendo però che il confronto va fatto con metodo.

Aliquote marginali: l’Italia parte prima, e più forte

I numeri parlano chiaro. A 50.000 euro di reddito, l’aliquota marginale è: 36% in Spagna e Germania e appena 30% in Francia. Livelli simili a quelli italiani vengono raggiunti solo a redditi ben più elevati: 58.000 euro in Spagna, 68.000 in Germania e 81.000 in Francia. “L’Italia ha l’aliquota massima più bassa in valore assoluto, ma la applica prima di tutti”, puntualizza l’Osservatorio CPI.

Tuttavia, evidenzia l’indagine di Olmastroni, il confronto cambia se si tiene conto del diverso reddito medio nazionale. In Italia 50.000 euro rappresentano circa il 140% del reddito medio. Applicando lo stesso criterio agli altri Paesi, l’aliquota marginale risulta simile a quella tedesca (42%), ma resta nettamente più alta di Francia (30%) e Spagna (36%).

Aliquote medie effettive: quanto resta davvero in tasca

Le aliquote marginali non bastano. “Per capire il peso reale del fisco bisogna guardare all’aliquota media effettiva”, sottolinea Olmastroni, includendo IRPEF, addizionali, contributi, detrazioni, deduzioni e sussidi.

Per un lavoratore single senza figli con un reddito pari al 140% della media, l’aliquota media effettiva è: 37% in Italia, contro il 32% in Francia e il 26% in Spagna. Solo la Germania fa peggio, al 40%. “Il ceto medio italiano è penalizzato nel confronto con i Paesi latini”, rimarca l’Osservatorio CPI.

La vera anomalia: una progressività senza eguali

Il tratto distintivo del sistema italiano non è solo il livello di tassazione, ma la sua estrema ripidità. Dal 12% per i redditi bassi al 44% per quelli alti: un salto che non ha eguali. In Francia si passa dal 14% al 37%, in Spagna dal 6% al 32%. “Nessun altro Paese mostra una curva di prelievo così accentuata”, evidenzia l’analisi di Olmastroni.

Anche per una coppia con due figli e un solo percettore di reddito, il risultato non cambia. L’Italia parte avvantaggiata sui redditi medio-bassi, ma diventa rapidamente il Paese più oneroso. Il motivo è strutturale: manca la tassazione su base familiare, presente invece in Francia e Germania.

Un verdetto inequivocabile

Il verdetto dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani è inequivocabile. Il sistema italiano tutela i redditi bassi, ma scarica un peso fiscale sproporzionato sul ceto medio. “È qui che si concentra la vera anomalia italiana”, conclude Olmastroni: una progressività che accelera troppo e troppo presto, rendendo il reddito medio il vero punto di frizione del sistema fiscale. 

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