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Svimez: con il Pnrr il Sud cresce più del resto del Paese

- di: Alberto Vicini
 
Svimez: con il Pnrr il Sud cresce più del resto del Paese

FOTO: nella foto, il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi

Il nuovo rapporto Svimez 2025 fotografa un Mezzogiorno in forte espansione economica negli ultimi tre anni, sostenuto dall’effetto propulsivo del Pnrr e dal dinamismo di alcuni comparti chiave. Tra il 2021 e il 2024 il Pil meridionale è cresciuto dell’8,5%, una performance nettamente superiore al +5,8% del Centro-Nord. L’impatto del Piano europeo è particolarmente visibile: nel biennio 2023-2024 il contributo alla crescita vale circa 1,1 punti percentuali di Pil nel Mezzogiorno, contro 0,9 punti nel resto del Paese.

Svimez: con il Pnrr il Sud cresce più del resto del Paese

La spinta maggiore arriva dalle costruzioni, con un valore aggiunto aumentato del 32,1% nel quadriennio, un ritmo decisamente superiore al +24,2% registrato nel Centro-Nord. Anche la manifattura mostra un andamento significativo, con un +13,6% che marca un recupero strutturale della capacità produttiva meridionale.
Un contributo determinante proviene inoltre dagli investimenti pubblici dei Comuni, più che raddoppiati tra il 2022 e il 2025: da 4,2 miliardi a 8 miliardi. La Svimez rileva che in diversi casi l’attuazione dei progetti Pnrr a livello comunale risulta più efficiente rispetto a quella delle stesse Regioni, consolidando l’idea di un Sud capace di assorbire gli investimenti quando dispone di risorse e procedure chiare.

Le prospettive: crescita più alta fino al 2026, poi rallentamento
Le previsioni indicano che il Mezzogiorno continuerà a crescere più del Centro-Nord anche nei prossimi due anni: +0,7% nel 2025 contro +0,5%, e un andamento ancora superiore nel 2026. Dal 2027, però, è atteso un rallentamento con il venir meno dell’impulso Pnrr: il Pil meridionale dovrebbe aumentare dello 0,6%, rimanendo sotto il +0,9% previsto per il Centro-Nord.

L’ombra lunga dell’emigrazione giovanile
A fronte della dinamica economica positiva, il quadro del capitale umano rimane il principale punto critico. L’occupazione tra il 2021 e il 2024 è cresciuta dell’8%, ma nello stesso periodo si è intensificato l’esodo dei giovani: 175 mila tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato il Mezzogiorno tra il 2022 e il 2024.
Il fenomeno è altamente selettivo: tra i laureati che migrano, il 50% degli uomini e il 70% delle donne sceglie il Centro-Nord o l’estero. Ogni anno circa 40 mila giovani con titolo universitario abbandonano il Sud, impoverendo il bacino di competenze delle regioni meridionali.

Un costo economico elevato per l’intero Paese

La Svimez quantifica in 6,7 miliardi l’anno il costo sostenuto dal resto del Paese per la formazione dei laureati che si trasferiscono al Centro-Nord, cui si aggiungono altri 1,2 miliardi per chi emigra all’estero. Una perdita rilevante che, secondo il rapporto, rischia di compromettere la capacità di crescita futura del Mezzogiorno nonostante l’attuale fase espansiva.

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