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Solid Light festival

- di: Francesco d'Alfonso

Anche quest’anno il Centro storico di Roma si riveste di luce: torna nuovamente, dal 25 al 27 ottobre, Solid Light, il festival che, per la seconda edizione di Videocittà, trasformerà la capitale in un museo di arte digitale a cielo aperto, attraverso un percorso che sonda le nuove frontiere del mapping coinvolgendo alcuni tra i più importanti artisti della scena internazionale.
Nato dall’esperienza di ROmap, il primo Light Interactive Festival di Roma, che dal 2015 ha coinvolto oltre 100.000 spettatori, Solid light è un format di Lazy film, una società di produzione cinematografica e di grandi eventi che produce film per la sala, documentari e serie tv per alcuni tra i più importanti broadcaster nazionali ed internazionali, oltre ad essere una realtà multidisciplinare in grado di esplorare le ultime frontiere delle arti digitali.
«La scienza sta facendo esperimenti sullo stato solido della luceafferma Valerio Ciampicacigli, direttore artistico di Solid Light insieme a Michele Cinque – così come da tempo li sta facendo anche l’arte. Il mapping costruisce e decostruisce le architetture attraverso la luce: tecnicamente è il risultato di una potentissima proiezione su una superficie architettonica che si trasforma grazie alla luce. Anche la luce, però, nel momento in cui incontra l’architettura si trasforma diventando solida. La luce non serve più solamente per illuminare, ma acquista una dimensione nuova, molto più potente».
La formula vincente dei videomapping stereoscopici (3D) si conferma, anche quest’anno, per le facciate delle basiliche di Sant’Agostino e di Santa Maria sopra Minerva: ne saranno protagonisti il pluripremiato collettivo DarkLight Studio, che nel tempo ha fatto delle sfide in campo tecnologico e digitale il suo marchio di fabbrica, e il collettivo ceco Visionfactory, realtà all’avanguardia fin dalla nascita di questa complessa forma d’arte.
Al Pantheon – la basilica di Santa Maria ad Martyres – un’installazione luminosa site specific, curata da Solid Light, dialogherà con la complessa architettura dell’antico edificio di culto: un intenso e scenografico fascio di luce uscirà direttamente dall’oculus della cupola, sfumando all’infinito nel cielo di Roma e ricongiungendo metaforicamente la terra e il cielo.
Il programma è completato da due installazioni immersive, dedicate al tema dell’acqua e del cambiamento climatico. Il collettivo catalano Onionlab presenterà, per la prima volta in Europa dopo la prima mondiale a New York, l’opera Phasing Rain, mentre gli artisti romani Quiet Ensemble lavoreranno sulla facciata di Palazzo Braschi con una creazione dal titolo Ephemeral dusking sparks
«Il festival nasce anche dalla necessità di riconciliarci con la città e con la sua bellezzaspiega Valerio Ciampicacigli – di riscoprirla, di valorizzarla. Il mapping è una forma d’arte che interviene su un tessuto preesistente, è un linguaggio che non parte da una pagina bianca. In questo senso, dal punto di vista architettonico e storico-artistico, Roma offre uno dei panorami urbani più interessanti al mondo. Portare alcuni dei più importanti artisti del settore a lavorare su edifici che fanno parte della nostra storia è per noi un qualcosa di unico, che ci permette di riabitare Roma e il suo centro storico».
Ma Solid Light non si ferma nel centro storico: la monumentale facciata del Palazzo dell’Eni ospiterà in prima mondiale Paradox, opera degli Onionlab, che trasporterà gli spettatori in un viaggio nella dimensione paradossale del tempo, mediante una videoproiezione tra le più grandi mai realizzate in Italia: ventisei proiettori da 32K lumen renderanno indimenticabile lo skyline dell’iconico edificio che si affaccia sul laghetto dell’Eur.
«Certamente di mapping a Roma ce n’è stato anche prima – continua il direttore artistico – ma non era stato mai portato nel centro storico in modo organico, se non per qualche evento commerciale che puntava alla promozione di un brand. Per noi era e rimane oggi molto importante l’aspetto culturale del progetto, la ricerca artistica, la gratuità degli eventi. Simbolicamente – conclude – è sempre stato decisivo lavorare su architetture di rilevanza storica e artistica perché troppo spesso dimentichiamo la bellezza della nostra città e lasciamo che sia appannaggio solo dei turisti».

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