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Roma e il ritorno dell'acqua: il restauro della fontana di Santa Maria Maggiore

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Roma e il ritorno dell'acqua: il restauro della fontana di Santa Maria Maggiore
A Roma, tutto parla di eternità: le pietre, i vicoli, l’acqua che scorre. Ma per mantenere viva questa eternità, c’è bisogno di gesti concreti, di una manutenzione paziente, quasi umile, che restituisca dignità alla bellezza. È in questa logica che va interpretata l’inaugurazione della fontana di piazza Santa Maria Maggiore, restaurata dopo sette mesi di lavori, con uno sguardo rivolto al Giubileo e alla sua capacità di rimettere in moto la città.

Roma e il ritorno dell'acqua: il restauro della fontana di Santa Maria Maggiore

Il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio hanno presieduto la cerimonia, ma è proprio quest’ultimo a incarnare, con le sue parole, la narrazione di una Roma che si rialza con orgoglio. “Questa fontana non è solo un monumento. È un simbolo della città che ritrova se stessa, che si prende cura dei suoi spazi e della sua anima. Stiamo chiudendo cantieri importanti: piazza del Pantheon, Navona, Farnese, ora Santa Maria Maggiore, e presto Fontana di Trevi. Non è solo restauro, è un segnale ai cittadini: Roma è ancora capace di tornare splendida”.

Un discorso che non indulge nella retorica, ma che insiste sul legame tra passato e presente, tra la memoria storica e l’urgenza del fare. Perché se Roma è unica, è anche fragile, ed è proprio questa fragilità che richiede interventi come quelli del progetto Caput Mundi, finanziato con il Pnrr. Il restauro della fontana, per 170mila euro, ha coinvolto tecniche di pulitura, consolidamento e impermeabilizzazione. Operazioni essenziali per riportare alla luce i dettagli di un’opera voluta da Paolo V Borghese e alimentata dall’Acquedotto Felice, una delle vene d’acqua che hanno reso grande la città.

“Le fontane sono il respiro di Roma”, ha aggiunto Smeriglio, con un’evidente consapevolezza del loro valore non solo estetico, ma sociale. “Questa città vive di simboli, e ogni volta che uno di essi torna al suo splendore, Roma riacquista fiducia in se stessa. Non lavoriamo solo per i pellegrini o per i turisti, ma per i romani che attraversano queste piazze ogni giorno. Ogni intervento è un atto di rispetto verso la nostra storia e verso chi vive qui”.

E in queste parole c’è tutta la visione di una città che non vuole arrendersi alla sua stessa mitologia, ma che lotta, cantiere dopo cantiere, per riconquistare una bellezza autentica. Roma non è un museo a cielo aperto, ma una città viva, che respira, che soffre e che si rialza. La fontana di Santa Maria Maggiore, con il suo restauro, non è un semplice ornamento, ma un pezzo del cuore di Roma che torna a pulsare.

In fondo, come scriveva Italo Calvino, “le città sono come sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato, ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio”. Il desiderio di Roma, oggi, è quello di tornare a essere amata e curata. E il lavoro di chi ha restituito questa fontana alla città è un passo deciso in quella direzione.
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