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Regno Unito, stretta di Starmer su diritto d’asilo e rifugiati

- di: Vittorio Massi
 
Regno Unito, stretta di Starmer su diritto d’asilo e rifugiati
Scure di Londra sui rifugiati: Labour insegue la destra
Basta asilo a tempo indeterminato ai rifugiati. Il Regno Unito del dopo Brexit annuncia una stretta senza precedenti rispetto alla storica tradizione di accoglienza dell’isola, e lo fa sotto il traballante governo laburista in salsa moderata di sir Keir Starmer (foto): impegnato a rincorrere la destra per cercare di frenare (finora invano) l’emorragia di consensi certificata da mesi da tutti i sondaggi a beneficio di forze come Reform Uk, rampante partito d’ispirazione trumpiana che fa capo a Nigel Farage.

La stretta del governo Starmer sull’asilo

Il giro di vite, ennesimo tentativo di colpo di freno all’immigrazione “illegale” e alle dimensioni del flusso migratorio in genere, è stato formalizzato in un’intervista alla Bbc dalla ministra dell’Interno, Shabana Mahmood: figlia d’immigrati (pachistani) lei stessa, come vari predecessori Tory prima di lei. I dettagli li illustrerà alla Camera dei Comuni in apertura di settimana.

La sostanza tuttavia, anticipata da giorni dai media, appare chiara. Almeno nelle intenzioni, e al netto di un’efficacia tutta da verificare. “Metterò fine al golden ticket del Regno Unito per i richiedenti asilo”, ha promesso Mahmood, evocando in particolare fra le misure in cantiere la riduzione a 30 mesi del permesso di soggiorno garantito ai rifugiati: con obbligo di revisione periodica e possibilità - nelle more - di rimpatrio d’autorità laddove i Paesi d’origine tornassero a essere dichiarati “sicuri”; mentre il diritto a presentare richiesta per la residenza permanente verrà allungato a 20 anni, il quadruplo rispetto alla situazione attuale.

Permessi ridotti e residenza più lontana

La legge britannica al momento in vigore garantisce un permesso di soggiorno di 5 anni a chiunque si veda riconosciuto lo status di rifugiato e la possibilità di ottenere una residenza sine die (con successivo diritto alla cittadinanza) alla scadenza di questo quinquennio: un automatismo, di fatto, che non prevede revisioni salvo il coinvolgimento in gravi reati.

Secondo i giornali, il governo Starmer - dopo essersi ripetutamente impegnato alla linea dura sull’immigrazione, e aver patito vari fallimenti nonostante le circa 50.000 espulsioni sbandierate nell’ultimo anno, con un aumento del 23% rispetto alla compagine conservatrice precedente - si è ispirato alla scure della Danimarca, dove il livello delle richieste d’asilo è stato portato al minimo storico da 40 anni.

L’obiettivo: fermare gli sbarchi nella Manica

L’obiettivo resta quello di provare a scoraggiare gli sbarchi di “clandestini” attraverso la Manica, a bordo delle cosiddette “small boat” dei trafficanti che salpano dalla Francia: fenomeno che continua a crescere, a dispetto delle promesse, e che da inizio 2025 ha visto approdare sulle coste inglesi almeno 39.000 persone, non poche delle quali originarie di territori in guerra, più dell’intero 2024.

Il responsabile degli Interni di Parigi ha giustificato i propositi restrittivi britannici, sostenendo che le difficoltà a controllare l’immigrazione illegale dal suo Paese verso l’isola siano legate proprio alle norme più “permissive” assicurate finora da Londra in materia d’asilo rispetto ai vicini europei.

Polemiche politiche e accuse di tradimento

Le opposizioni di destra a Westminster, dai conservatori ai seguaci di Farage, hanno invece liquidato i provvedimenti delineati dall’esecutivo laburista come “superficiali” e insufficienti. Quasi un tentativo disperato di sir Keir di sfuggire al tracollo di consensi e di difendersi dai venti di rivolta che soffiano ormai contro la sua leadership pure all’interno del partito di governo.

Mentre dal mondo delle ong, dall’anima più progressista del Labour e da formazioni di sinistra radicali come i Verdi dell’emergente Zack Polanski sale al contrario la denuncia di tradimento dei principi di solidarietà e dei diritti umani.

La difesa di Mahmood: emergenza e missione morale

Accuse che Mahmood respinge, rivendicando “la più grande revisione della politica d’asilo dei tempi moderni” come necessaria in risposta a una presunta “emergenza” reale. “Io nego con forza l’idea che affrontare questo problema - si è difesa - significhi accettare gli argomenti dell’estrema destra”, ha affermato la ministra dell’Interno.

“Questo Paese è fiero della sua tradizione di accoglienza di persone in fuga dal pericolo, ma la nostra generosità attira i migranti illegali” e questo fenomeno va contenuto, ha proseguito: “Per me, si tratta di una missione morale, poiché posso vedere come l’immigrazione irregolare stia spaccando la nazione e dividendo le comunità”.

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