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La resa europea? Nardella sfida von der Leyen

- di: Bruno Coletta
 
La resa europea? Nardella sfida von der Leyen
Nardella sfida von der Leyen: dazi, difesa e Ucraina

Dazi, difesa e Ucraina, la leadership di Bruxelles sotto accusa da un dem che vuole discontinuità.

L’eurodeputato Pd Dario Nardella (foto) non nasconde il suo scetticismo: dire sì a von der Leyen “non è scontato”, afferma; si tratta di una scelta condizionata e guadagnata, non di fede cieca. Nardella richiama l’attenzione sulle sfide che attendono l’Ue nell’immediato futuro: il voto sui dazi, l’assunzione di iniziativa sul dossier Ucraina dopo il flop di Anchorage e la crisi umanitaria a Gaza, temi principali su cui dovrà misurarsi la Commissione.

La resa verso Trump?

Sull’accordo sui dazi, Nardella non nasconde la delusione: si rischia una resa a Washington. Si tratta di sospendere l’atto di fede, verificare le risposte concrete della Commissione, pena il rifiuto del suo “sì”. I dubbi non mancano: i dazi Usa al 15% e la mancanza di una ritorsione europea suscita malumori.

La Commissione si difende

Da parte sua, von der Leyen ha difeso l’intesa come “decisione consapevole” per evitare una guerra commerciale, puntando sulla stabilità e sull’“Europa forte e indipendente”. L’accordo fissa al 15% i dazi su auto, farmaci, semiconduttori — un risultato presentato come accettabile, benché “imperfetto”.

Difesa e bilancio: i conti non tornano

Nardella si unisce ad altri protagonisti europei (verdi, laSinistra, S&D) nel chiedere un cambio di passo: non basta scongiurare lo scontro, l’Europa deve tornare a far valere la sua polivalenza, dal bilancio alla difesa comune. Il piano ReArm Europe, da 800 miliardi destinati alla sicurezza, è una risposta tardiva e insufficiente se rimane solo una dichiarazione di intenti.

Ucraina e Gaza: nuove priorità

Il vertice di Anchorage ha segnato un “flop”. Nardella invita a riprendere l’iniziativa, affiancandosi ora alla crisi di Gaza con lo stesso spirito usato per l’Ucraina: evitare l’approccio militare e puntare su misure economico-politiche. Se non si può sospendere l’accordo Ue-Israele per i veti nazionali, allora si crei un “gruppo di Stati volenterosi” che possa agire concretamente.


L’Europa non può più essere “una comparsa”

Nardella cala la mano con forza: l’Europa non può più essere “una comparsa”, ma deve tornare a guidare. E se von der Leyen non cambia rotta, la sua leadership resterà sotto esame — a partire dal voto sui dazi, fino alla strategicità della sua politica estera.

Il suo No non è un riflesso ideologico ma una sfida politica. E come diceva Decaro, “serve discontinuità”: perché ricominciare non sia solo un riflesso di responsabilità, ma un salto di qualità per l’Unione.

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