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Lega, Veneto in bilico: Stefani in pole, Vannacci agita i giochi

- di: Vittorio Massi
 
Lega, Veneto in bilico: Stefani in pole, Vannacci agita i giochi
Veneto in bilico: Stefani in pole, Vannacci agita la Lega
Mentre le Marche si preparano al voto e Giorgia Meloni vola a New York per l’Assemblea Onu, nel centrodestra italiano si gioca una partita che va ben oltre il semplice rinnovo di una Regione: il Veneto. È qui che la Lega, divisa fra eredità di Luca Zaia e spinte interne al rinnovamento, dovrà scegliere il suo volto futuro.

(Foto: Alberto Stefani, indicato dalla Lega come candidato presidente della Regione Veneto).

Il tempo che scorre: perché la decisione slitta

La designazione del candidato per Palazzo Balbi è diventata la questione centrale per la Lega, anche perché Luca Zaia non può ricandidarsi. Matteo Salvini ha già spinto perché Alberto Stefani – giovane, radicato nelle strutture del partito e vicesegretario federale – diventi il successore. Ma la decisione viene rimandata, anche per attendere l’esito delle Marche, considerate cartina tornasole degli equilibri di coalizione, e per agende istituzionali che complicano la sintesi.

Stefani in pole, Fratelli d’Italia vigile

Stefani resta il favorito della Lega per solidità interna e allineamento alla strategia salviniana. Ma Fratelli d’Italia osserva e misura: il nodo non è solo chi guiderà il Veneto, ma come si ridisegnerà il peso dei partiti nella coalizione, soprattutto in vista di possibili modifiche alla legge elettorale che potrebbero ridurre gli uninominali, terreno su cui la Lega ha costruito molte posizioni.

Vannacci tra visibilità e frizioni

Da settimane Roberto Vannacci, eurodeputato e vicesegretario della Lega, catalizza l’attenzione. Le sue sortite, spesso divisive, irritano la dirigenza tradizionale. Luca Zaia ha scandito a Pontida: “Vannacci può essere un valore se diventa leghista”, avvertendo sulla necessità di rispettare regole e liturgie del partito. Attilio Fontana e altri esponenti hanno espresso perplessità, mentre lo stesso Vannacci ha rivendicato la sua linea, assicurando: “Con Zaia nessun problema, la Lega è forte e unita”.

La lista Zaia tra valore e rischio

Il tema della Lista Zaia torna centrale. Per Salvini può essere un “valore aggiunto” capace di attrarre elettori non perfettamente allineati. Ma Fratelli d’Italia e Forza Italia temono che possa drenare voti dalle liste di partito, alterando equilibri interni e la distribuzione dei seggi.

L’elezione regionale e la legge elettorale

Oltre al chi, conta il come: se una riforma elettorale riducesse il peso degli uninominali a favore del proporzionale, la Lega rischierebbe di perdere rappresentanza se non consolidasse i propri territori forti. In parallelo, si affaccia lo scenario di rinegoziazioni tra gli alleati: se il Veneto sfuggisse alla Lega, c’è chi ipotizza richieste alternative su Lombardia o su assetti nazionali.

Le dichiarazioni che contano

  • Luca Zaia: “Vannacci può essere un valore se diventa leghista”.
  • Roberto Vannacci: “Con Zaia nessun problema, la Lega è forte e unita”.
  • Matteo Salvini: “In Veneto la Lega è modello da tanti anni: la scelta si farà con il centrodestra unito”.

Quali scenari possibili

Primo: Stefani candidato ufficiale, Lega compatta, Lista Zaia in versione controllata per massimizzare l’area di consenso. Secondo: Lista Zaia autonoma o semi-autonoma, con vantaggio di attrazione extra ma rischio di cannibalizzazione delle liste alleate. Terzo: rinegoziazione degli equilibri con Fratelli d’Italia più assertiva al Nord. Quarto: un esito nelle Marche che cambi la leva negoziale di tutti gli attori.

Un banco di prova 

Il Veneto non è solo una Regione che cambia presidente: è il banco di prova dell’indirizzo della Lega e dell’intero centrodestra. Stefani è avanti, ma la partita non è chiusa. Vannacci spinge e divide, Zaia resta perno politico e simbolico. La decisione dopo le Marche dirà come si ridisegneranno identità, legge elettorale e gerarchie della coalizione.

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