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Patto di stabilità: l'Italia firma, sullo sfondo dell'asse politico Parigi-Berlino

- di: Redazione
 
Patto di stabilità: l'Italia firma, sullo sfondo dell'asse politico Parigi-Berlino
Che fosse una trattativa difficile lo sapevano tutti, a cominciare da Giancarlo Giorgetti, impegnato in prima persona nell'arduo tentativo di ottenere il massimo possibile nella redazione del nuovo Patto di Stabilità. Le ha tentate tutte ed ha portato a casa risultati importanti, ma forse non tali da giustificare alcuni commenti interessati che attribuiscono all'Italia qualcosa di vicino ad un trionfo.
Così non è stato per il semplicissimo motivo che non poteva essere, nel momento in cui - in barba a occhi dolci, parole suadenti e promesse lasciate cadere - Berlino e Parigi hanno trovato un terreno comunque nel quale la linea dura tedesca ha trovato sponda nell'accondiscendenza francese, che doveva capitalizzare l'intesa per portare sollievo alla sua difficile situazione del debito.

Patto di stabilità: l'Italia firma, sullo sfondo dell'asse politico Parigi-Berlino

Alla fine, deludendo forse le speranze di Giorgetti, l'Italia si è ritrovata quasi sola, tra Parigi che ammiccava esageratamente alla Germania, nuovamente amica, e la Spagna che, da presidente di turno, aveva degli obblighi di immagine da rispettare. E davanti alla prospettiva di fare ricorso ad un diritto di veto che avrebbe allargato la distanza con il resto dell'Ue, l'Italia ha accettato di apporre la sua firma in calce al nuovo Patto di Stabilità, che non era nella versione riveduta e corretta che Roma sperava, ma almeno ha allentato il peso delle prescrizioni alle quali gli Stati devono sottostare, in special modo quelli che devono fronteggiare una situazione debitoria enorme.

Ma, oltre ai contenuti finanziari del Patto, Roma dovrà tenere bene a mente, per il futuro, quel che è accaduto e ricordarsene magari quando Parigi cercherà alleanze per le sue politiche, fidando su una amicizia che le scelte di Macron spesso e volentieri dimenticano quando si tratta di cose che interessano all'inquilino dell'Eliseo.
La partita con Bruxelles non è comunque conclusa perché in ballo resta il Mes e la relativa approvazione, che tutti ora reclamano dal governo italiano. Tutto lascia pensare che dovrebbe arrivare a breve, se, come pensano in molti, l'allentamento del rigore sulle clausole del debito, fortemente volute dai Paesi frugali a discapito di quelli indebitati, sarebbe quasi una moneta di scambio per dare luce verde al Meccanismo europeo di stabilità. Si vedrà nelle prossime ore, sempre che la Lega, molto critica sul Mes, non si metta per traverso, interpretando il ruolo del poliziotto cattivo nei confronti dell'Europa.

Comunque, tra i risultati che Francia, Italia e Spagna portano a casa c'è la possibilità, nella considerazione del non positivo ciclo economico, di non tenere conto del maggiore peso della spesa per gli interessi maturati e anche di sottrarre dal deficit gli impegni assunti per clima e sostenibilità e per la difesa.
Quindi, secondo le previsioni, una correzione del deficit che avrebbe dovuto essere dello 0,5% del Pil è destinata a essere nei fatti dello 0,3%, con la prospettiva che si attesti sullo 0,2%, quando sarà redatta la prossima legge di bilancio.
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