L'Orbán anti LGBT diventa un problema anche per Salvini e Meloni

- di: Diego Minuti
 
La battaglia che si sta combattendo in sede Ue tra 17 Paesi (diciamolo chiaramente, i più importanti) e l'Ungheria in materia di diritti LGBT è solo apparentemente lontana dalle problematiche politiche di casa nostra. Questo perché lo scontro che vede i pesi massimi dell'Unione contro Orbàn rischia di coinvolgere anche alcuni partiti italiani che, nel ''democratico illiberale'' (la definizione è del presidente magiaro), hanno scelto il loro alleato più solido in Europa; quello da prendere come punto di riferimento, ad esempio, nello spinoso problema dell'emigrazione clandestina. Parliamo di Lega e Fratelli d'Italia ai quali, forse, la battaglia che sulle tematiche LGBT Orbàn sta portando avanti di certo non li aiuta in quel lento processo di europeizzazione - in senso di Ue - che Matteo Salvini e Giorgia Meloni conducono da mesi, con l'obiettivo di accreditarsi politicamente con Bruxelles come partiti conservatori, ma non certo reazionari, nel senso più tecnico di questa definizione.

Il cammino di Lega e FdI in Europa non è certo agevole, soprattutto perché devono muoversi in ambiti politici che, essendo transnazionali, non sempre hanno creato per loro le migliori condizioni per proporsi come interlocutori. Ma questo non gli ha certo impedito di avere dei punti di riferimento in altri Paesi, dove le politiche di chi governa sono più in linea con la loro. Ma un conto è ragionare di come contrastare l'immigrazione clandestina (o, come nel caso dell'Ungheria, di transito non avendo il Paese un alto tasso di attrazione), un altro è regolare i rapporti tra lo Stato e le politiche di genere, soprattutto se chi sta al potere ha una visione a dir poco repressiva del dissenso, sia esso politico che legato alle rivendicazioni delle minoranze, comprendendo in questa definizione, ma solo per esemplificare, quelle LGBT.

Il Salvini che vuole diventare primo ministro e la Meloni che ambisce a guidare il centrodestra si riconoscono nelle politiche di Orbàn? I loro due partiti, sempre pronti a cavalcare il senso di insicurezza della gente, hanno alimentato la paura del diverso, inteso come clandestino ''brutto, cattivo, violento, spacciatore'', ma non come gay o lesbica. E' una scelta difficile da fare per i due leader italiani perché oggi si ritrovano, almeno in Europa, alleati o comunque contigui a chi della repressione sta facendo un sistema di governo, comprimendo i margini di libertà dell'opposizione, strangolando la stampa libera, violando ogni regole di giustizia ed equità quando si tratta di affidare lucrosi appalti pubblici, spesso finanziati grazie all'Ue, quella stessa Ue che ora lui dileggia. La furbizia dell'uomo politico ungherese è nota, come conferma la furba lettera inviata oggi a Giorgia Meloni, per ricordarle la loro solida alleanza e, forse, le battaglie passate.
Orbàn ha scritto di essere pronto a ''cooperare'' (un verbo difficile da interpretare oggi) con Fratelli d'Italia perché ''servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo e diano risposte simili alle sfide dei nostri tempi''.

Ma il punto ''politico'' della lettera è questo: "Auspico che la cooperazione tra Fidesz - Alleanza Civica Ungherese e Fratelli d'Italia continuerà anche in futuro e che riusciremo a mantenere le nostre relazioni di amicizia basate sulla politica del buon senso, sui valori cristiani e conservatori. Le auguro molta forza per fronteggiare le sfide che si prospettano e tanto successo e buona salute nell'affrontare i suoi impegni carichi di responsabilità".

Insomma, Orbàn cerca di tornare a tessere la sua rete di collegamenti ed alleanze in un'Europa che comincia a guardarlo con astio e che potrebbe - ipotesi affatto remota, visto che in Ungheria le libertà civili e la tutela dei diritti sono stati praticamente spazzati - anche decidere di bacchettarlo, magari cominciando a chiudere i rubinetti di aiuti comunitari, spesso utilizzati per rafforzare il regime. Una battaglia perché Orbàn i suoi sodali in Europa continua ad averli (come la Polonia), certo non influenti come Germania, Francia ed Italia, ma certo disposti a scatenare una guerriglia regolamentare in sua difesa.
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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