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Covid-19: essere Vip non autorizza a dire stupidaggini

- di: Diego Minuti
 
Covid-19: essere Vip non autorizza a dire stupidaggini
Se un uomo qualunque (senza nessun riferimento a Guglielmo Giannini) dice la sua sul Covid-19, basandosi su informazioni raccattate qui o là, lo fa esprimendo una personale elaborazione delle cose che ha appreso, lasciando alla ristretta cerchia dei suoi conoscenti o amici la possibilità di valutare la portata o la fondatezza delle sue affermazioni. So che può apparire sociologia da quattro soldi, ma forse è il momento di avviare una analisi seria di come le parole, nei periodi in cui la Paura (quella vera) regna, debbano essere verificate, pesate una per una, centellinate perché toccano un argomento sensibile come è la salute di tutti.

Ed invece accade che questa attenzione non viene riservata alle cose che si dicono, alle idee che si sostengono, che sono tutte da rispettare, ma che assumono un valore ed un peso diverso a seconda del soggetto che le promuove. Fatti i necessari distinguo, le sortite in materia di Covid-19 da parte di alcuni personaggi pubblici lasciano a dir poco perplessi non perché non si riconosce loro la possibilità di elaborare concetti e teorie che non rientrano nello schema generale, quanto perché, proprio perché vengono da loro, potrebbero avere un effetto dilatato nei loro fans o sostenitori.

Il caso che più da vicino ci ha toccato è stato quello di Andrea Bocelli che, parole sue (affermate in pubblico ed inequivocabili, anche se il cantante ha detto, una volta avuta la percezione della stupidaggine uscita dalla sua bocca, d'essere stato frainteso), s'è sentito ''umiliato ed offeso'' - rendendo doloroso il riposo eterno a Fedor Dostoevskij - dalle limitazioni adottate durante la fase più drammatica della pandemia. Ed aggiungendo di avere violato, scientemente e come forma di ribellione, le prescrizioni anti-contagio e che per lui l'emergenza non era tale non conoscendo alcuna persona finita in terapia intensiva.

La dabbenaggine di queste affermazioni è incommentabile per superficialità, ignoranza, disprezzo per la sofferenza altrui e forse anche altre brutte cose che al momento non mi vengono in mente. Poi Bocelli si è scusato, forse più per motivi di tutela della sua immagine che per altro. Anche perché per le sue sparate ha scelto una location inequivocabile: una sala del Senato ed un convegno (targato dal centrodestra) organizzato da chi all'emergenza da Covid-19 non crede proprio. Quindi parole pesate per una occasione inequivocabilmente mirata.
Poi la marcia indietro che però non ha certo cancellato l'immagine di un personaggio pubblico che ha approfittato della sua fama per fare giungere all'esterno un messaggio a dir poco sconcertante.

La stessa cosa è accaduta per Madonna (che, confesso, se non fosse stato per la didascalia, non avrei riconosciuto nelle foto più recenti, tali e tanti sono gli interventi di chirurgia estetica cui si è sottoposta) che ha sparato sui social - costretti a rimuovere il video in quanto propalatore di notizie false - che il vaccino anti-Covid 19 esiste già, ma che è tenuto nascosto per rendere i ricchi più ricchi ed i poveri più poveri e malati.

Notizie del genere si basano sulle strampalate teorie di una dottoressa, dal controverso curriculum professionale (laurea compresa, ottenuta in una misconosciuta università africana), che comunque ha tra i suoi seguaci anche Donald Trump, e chissà perché questo non sorprende.
Madonna ci ha abituato a queste sortite, ma questa volta ha toccato un nervo scoperto nel mondo dei social, quello che si può intervenire su un video solo a pubblicazione avvenuta, quindi con la certezza che prima della rimozione in tantissimi hanno avuto modo di vederlo.

A tale proposito, è interessante uno studio condotto da ricercatori dell'Università McGill, di Montreal, secondo il quale le persone che ottengono le loro informazioni dai social media hanno maggiori probabilità di avere una percezione errata della situazione che circonda il Covid-19 rispetto a coloro che consultano media più tradizionali.
Quindi chi si abbevera solo dai social per saziare la sete di notizie di suo interesse è meno protetto dal cadere in errore rispetto a chi consulta altri strumenti dell'informazione. Anche se la ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo, ma limitato al solo Canada, le sue risultanze sono interessanti.

A coordinare lo studio è stato Aengus Bridgman, secondo il quale, per gli utenti in Canada e in altre parti del mondo, piattaforme come Twitter e Facebook stanno diventando le principali fonti di informazioni e notizie false. Si dirà, niente di nuovo, ma attenzione alle altre conclusioni dei ricercatori, per i quali ''ci sono grandi differenze nel comportamento e nell'atteggiamento tra le persone che imparano dai social media e quelle che consultano i media tradizionali, anche dopo aver preso in considerazione fattori come l'alfabetizzazione scientifica e le differenze socio-economiche''.
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