Morto Gorbaciov, mise fine alla Guerra Fredda e al comunismo russo

- di: Redazione
 
Mikhail Gorbaciov, ultimo leader dell'Unione Sovietica prima della sua dissoluzione, è morto ieri, a 91 anni, "dopo una grave e lunga malattia". Aveva guidato l'Urss dal 1985 al 1991, come segretario generale del Partito Comunista, ma anche come unico Presidente del Paese. Secondo la Tass, sarà sepolto nel cimitero Novo-Dyevitchiye di Mosca, accanto a sua moglie, Raisa. La sua ascesa politica, negli anni '80, segnò una nuova primavera per quella che allora era una delle due superpotenze mondiali.

È morto Mikhail Gorbaciov

Gorbaciov era nato nel 1931, nel villaggio di Privolnoye, nella Russia meridionale, da una famiglia di contadini, direttamente colpita dal "Terrore" di Josef Stalin, con due dei nonni del futuro segretario generale arrestati ed esiliati. Dopo avere lavorato, da ragazzo, la terra e poi frequentato l'università a Mosca, Gorbaciov divenne rapidamente un giovane capo del partito regionale. La sua energia attirò l'attenzione di Yury Andropov, il potente capo del KGB, che lo riportò a Mosca. In quegli anni la superpotenza sovietica era alle prese con una devastante crisi: l'economia pianificata centralmente era stagnante e il suo ritardo rispetto ai Paesi occidentali era sempre più evidente. Nel Paese, poi, il potere era concentrato nelle mani di una ''gerontocrazia''. Tanto che, nominato membro del Politburo a 47 anni, Gorbaciov aveva quasi due decenni in meno dei suoi colleghi.
Nel 1985, alla morte di Konstantin Chernenko, Gorbaciov divenne segretario generale.

A lui viene riconosciuto il merito di avere abbattuto la ''cortina di ferro'' tra l'URSS e l'Occidente aprendo le relazioni con gli Stati Uniti e accettando una serie di vertici cruciali subito dopo la presa del potere.
In un incontro con Regan nel 1988, Gorbaciov firmò il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio eliminando lo stock di missili terrestri a corto raggio di entrambi i Paesi che potevano trasportare testate nucleari. Il trattato non solo abolì un'intera classe di sistemi d'arma, ma stabilì protocolli senza precedenti per gli osservatori di entrambe le nazioni per verificare la distruzione dei suoi missili.
Sul fronte interno Gorbaciov portò avanti un programma coraggioso di riforme sintetizzate in due parole: glasnost (ovvero, più trasparenza e libertà) e perestrojka (una serie di misure per migliorare l'economia).
La visione di Gorbaciov era quella di legittimare il comunismo dandogli un volto democratico. Quello di cui non sembrò rendersi conto era che i russi non capivano quale fosse l'obiettivo finale delle sue politiche.
Il malcontento si diffuse a macchia d'olio nei Paesi del blocco orientale e Gorbaciov non si oppose alle ''rivoluzioni pacifiche'', con il momento iconico, nel 1989, dell'abbattimento del muro di Berlino, simbolo concreto della divisione del mondo in due parti ideologicamente contrapposte.

Venerato in Occidente per aver posto fine alla Guerra Fredda, in patria Gorbaciov è stato dileggiato negli anni '90, perché ritenuto il responsabile della dissoluzione del sistema comunista.
Quando la bandiera sovietica fu abbassata per l'ultima volta al Cremlino di Mosca, Gorbaciov non ebbe altra scelta che dimettersi.
"Viviamo in un nuovo mondo", disse nel suo discorso di addio. "La Guerra Fredda è finita, la corsa agli armamenti si è fermata, così come la folle militarizzazione che ha mutilato la nostra economia, la nostra psiche pubblica e la nostra morale. La minaccia di una guerra mondiale è stata rimossa. Ancora una volta, voglio sottolineare che da parte mia tutto è stato fatto durante il periodo di transizione per preservare un controllo affidabile delle armi nucleari".
La Russia, aggiunse, ''è stata liberata politicamente e spiritualmente, e questa è la decisione più importante che dobbiamo ancora affrontare pienamente e non l'abbiamo fatto perché non abbiamo imparato a usare la libertà ancora''.

Il suo impegno gli valse il premio Nobel per la Pace ("per il ruolo di primo piano che ha svolto nei cambiamenti radicali nelle relazioni est-ovest"), confermando la sua statura di statista.
Cinque anni dopo le sue dimissioni, Gorbaciov pubblicò il libro "Memorie" - che raccontava la sua infanzia, l'ascesa politica e la sua caduta come ultimo leader dell'Unione Sovietica.
"Sono il primo testimone e la persona principale che ha la responsabilità di ciò che è accaduto" - disse - e credevo fosse importante per me spiegare la mia posizione sul motivo per cui ho avviato le riforme, perché sono arrivato a l'idea che le riforme fossero necessarie... e quanto fosse difficile il processo".

Per il suo 85° compleanno, nel 2016, Gorbaciov pubblicò una raccolta di 700 pagine di memorie, interviste e altri documenti sulla sua vita. "Più penso alla mia vita, più vedo che gli eventi più grandi e importanti sono avvenuti inaspettatamente. Assolutamente", disse.
Molti i tributi alla notizia della sua morte. Per il presidente americano Joe Biden "Mikhail Gorbaciov era un uomo di straordinaria visione. Quando salì al potere, la Guerra Fredda era andata avanti per quasi 40 anni e il comunismo ancora più a lungo, con conseguenze devastanti. Pochi alti funzionari sovietici di livello superiore hanno avuto il coraggio di ammettere che le cose dovevano cambiare''. ''Ho sempre ammirato" - ha twittato il primo ministro britannico Boris Johnson - "il coraggio e l'integrità che ha mostrato nel portare la Guerra Fredda a una conclusione pacifica. In un periodo di aggressione di Putin in Ucraina, il suo instancabile impegno per l'apertura della società sovietica rimane un esempio per tutti noi".
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