Meloni non vuole il governo dei migliori, ma i migliori al governo

- di: Diego Minuti
 
I rapporti con gli alleati? Molto buoni.
Qual è la base del confronto con loro? Stiamo portando avanti una interlocuzione positiva.
E sul prossimo governo e sulla sua composizione? Rispetto per gli equilibri politici, ma per il futuro esecutivo servono nomi di alto profilo, e poco importa se siano politici o tecnici. E' una semplice questione di competenza.
Questa, parola più, parola meno, la linea che Giorgia Meloni ha ribadito nel corso dei lavori dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia, durante i quali il presidente di FdI ha fatto quello che forse aveva rimandato per troppo tempo: mettere in chiaro come e sostanzialmente con chi mettere in pista un governo che, davanti alle grandissime sfide che si prospettano, sia all'altezza del suo compito.

Meloni progetta il nuovo governo

Giorgia Meloni ha avuto mandato pieno, dal ''governo'' di Fratelli d'Italia, di condurre la delicata fase che comincerà quando, una volta che le Camere si saranno date gli organismi di presidenza, il presidente della Repubblica le chiederà se può andare al Quirinale per un caffè o un the e, tra un biscottino e l'altro, se accetta l'incarico di formare il prossimo governo, il primo della storia repubblicana con alla guida una donna.
Se vivessimo in un mondo perfetto, la coalizione che ha vinto le elezioni dovrebbe avere, già ora, le idee chiare su tutto, ma nei fatti non è così, costringendo Giorgia Meloni a fare, metaforicamente, la voce grossa per evitare che chi tra i suoi alleati fa una poco avveduta fuga in avanti la costringa a ripetere quel che hanno sancito le elezioni: gli italiani, a maggioranza, hanno scelto proprio lei per guidare il governo e sta a lei dettare i tempi e i modi della trattativa.

Può anche sembrare ripetitivo, ma sembra che si voglia costringere il premier in pectore a ripetere ancora una volta che il futuro esecutivo sarà di alto profilo non solo per i partiti che lo esprimono, ma soprattutto per la personalità e la preparazione di coloro che lo comporranno. E poco importa se fanno i politici di professione o altro nella vita di tutti i giorni. Insomma, come quello Draghi, un governo di migliori, senza che per questo si debbano escludere i politici, che sono essenziali per legare il governo alla gente che ha votato e quindi dovranno essere in maggioranza.
In ogni caso è abbastanza paradossale che il prossimo presidente del Consiglio debba ribadire, ad ogni occasione, che il rispetto per il ruolo e le prerogative del presidente della repubblica dovrebbe imporre di non ''imbeccarlo'' o di suggerirgli questo o quel nome. Una pratica che, sebbene vecchissima, resta da stigmatizzare, soprattutto conoscendo come Sergio Mattarella ha sempre interpretato la sua carica e come, da lui, siano venute lezioni quotidiane di galateo istituzionale.

Con questo non si vuol dire che la campagna della Lega per ''Salvini for interior Ministry'' sia vietata, ma solo che, se proprio la si vuole portare avanti, non se ne faccia una cosa di vita o morte (politica) per lui.
Poi, a volerla dire tutta, di Giorgia Meloni si potrebbe dire di tutto, meno che non abbia la furbizia di chi calca i palcoscenici della politica da tempo e ne conosce a menadito le liturgie. Quindi, se c'è una cosa che non farà mai è mettere a rischio la correttezza dei rapporti con il presidente della Repubblica per combattere battaglie politiche e personali che non le appartengono.
Perché lei le sue battaglie le ha combattute e vinte.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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