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Manovra, taglio da 300 milioni ai fondi per la decarbonizzazione dell’ex Ilva

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Manovra, taglio da 300 milioni ai fondi per la decarbonizzazione dell’ex Ilva

Nel quadro della prossima legge di bilancio, i tagli ai ministeri – stimati in 2,3 miliardi nel 2026 e 8 miliardi nel triennio – colpiscono anche il progetto di decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto. Il ministero dell’Economia ha deciso di ridurre di circa 300 milioni le risorse destinate alla produzione in forni elettrici attraverso il preridotto (DRI). Il taglio incide sulle risorse assegnate a Dri Italia, la società controllata da Invitalia e progettata per guidare il passaggio dalla siderurgia a carbone a quella elettrica.

Manovra, taglio da 300 milioni ai fondi per la decarbonizzazione dell’ex Ilva

Il piano originario prevedeva 1 miliardo di euro destinato dal Pnrr al nuovo impianto di preridotto. Per evitare il rischio di definanziamento – legato alle scadenze Pnrr fissate a giugno 2026 – nel maggio 2024 lo stanziamento era stato trasferito sul Fondo Sviluppo e Coesione. Nonostante la copertura contabile, i lavori non sono ancora partiti. La nuova sforbiciata riduce lo stanziamento a poco più di 630 milioni, rendendo di fatto insufficiente la dote finanziaria a sostenere l’opera.

Il nodo finanziario: numeri e fattibilità
Un impianto di DRI da 2,5 milioni di tonnellate annue richiede circa 1,1 miliardi di euro di investimento. Con il nuovo ammontare disponibile, il finanziamento coprirebbe poco più della metà del valore necessario. È questo il punto industrialmente critico: se il cofinanziamento non arriva, l’impianto non è bancabile. E senza il DRI, anche la transizione ai forni elettrici resta impossibile.

Gli effetti sul piano Urso
Il taglio interviene sul principale progetto di decarbonizzazione dell’ex siderurgico tarantino. Nei piani del ministro delle Imprese era prevista la realizzazione di tre impianti. La riduzione di risorse mette in discussione la scala dell’intervento e i tempi stessi della riconversione. Il DRI era il perno dell’intero passaggio energetico del sito: senza il preridotto, i forni elettrici non possono garantire continuità produttiva né qualità dell’acciaio.

La cornice istituzionale
Palazzo Chigi ha convocato i sindacati per martedì 28 ottobre, segno che il governo intende affrontare anche la ricaduta occupazionale del rallentamento. Il taglio, formalmente coperto sotto la voce generale dei risparmi ministeriali, produce un effetto diretto sulla capacità dello Stato di completare la riconversione industriale nei tempi previsti. Per ora non emergono stanziamenti compensativi né nuovi strumenti finanziari per chiudere il fabbisogno residuo.

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